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«Ho ascoltato il tuo grido di aiuto!»

Gridare il proprio dolore davanti a Dio non è un peccato, è una preghiera del cuore. Gridare il proprio dolore per avere giustizia davanti agli anziani e all’organizzazione non è “del tutto fuori luogo”.

Continuano ad arrivarci pessime notizie che riguardano la classe degli anziani. Alcuni di questi proclamatori non sanno più a che “santo” votarsi. Noi non possiamo fare altro che dare spazio e denunciare certi fatti. Non siamo contenti quando veniamo a conoscenza di certi episodi imbarazzanti che violano i principi del buon senso e fanno soffrire i fratelli. Anche se si tratta di una minoranza, essa non va giustificata o tenuta nascosta, perché si tratta di anziani autodistruttivi e mortalmente infettivi.  

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Indicare il cammino a chi vaga senza direzione

L’amore verso il fratello esausto e ferito comporta un “andargli” incontro, un “soccorso” benigno, “un farsi carico”. Non importa se è per colpa sua che si trova così.

 Il fratello lontano e bisognoso viaggia in un mare di nebbia, in una notte senza stelle, come un naufrago tra i flutti, in balia delle onde. Perso in uno stato di malessere, errante nel suo smarrimento. Come possiamo prenderci cura di chi è ferito e indicargli la via del ritorno? Senza Dio è impossibile trovare la strada. Geova ama gli afflitti, gli oppressi, ama i peccatori, anche chi non è degno del suo amore. Dio ama chi non lo ama. Chi non ha questo spirito non troverà mai il suo fratello lontano.

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Perché accettiamo come vera una notizia falsa?

 

Fake news: notizie false inventate ad arte per confondere, orientare, distorcere i fatti, falsificare la verità e per fare volutamente del male.

“L’ingenuo crede a tutto ciò che gli viene detto, ma l’accorto valuta ogni suo passo”. – Proverbi 14:15

Il cristiano ha l’obbligo di accertarsi di quella verità di cui parlò Gesù e che libera l’uomo dalla menzogna (Giovanni 8:32). Inoltre, “rispondere a una questione prima di aver ascoltato i fatti è stolto e umiliante” (Proverbi 18:13). Perciò dobbiamo imparare a soppesare le informazioni e trarre le conclusioni giuste (Proverbi 3:21-23).

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Quelle adunanze sempre meno frequentate

Un segnale preoccupante quello delle assenze, che molti non vogliono vedere o non sanno cogliere.

Non si conoscono le statistiche ufficiali della frequenza dei tdG alle adunanze. Ma da quello che si vede nei giorni di adunanze si capisce che qualcosa non funziona nella regolarità delle frequenze. Si tratta di un’abitudine che cresce sempre di più e che comunque sembra rimanere bassa rispetto alle altre chiese. Mancano i nominati per curare il gregge e soddisfare i bisogni delle pecore? O c’è una mancanza di apprezzamento per questa disposizione? E se invece si trattasse di scarsa qualità nell’insegnamento da parte dei responsabili?

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Che palla al piede!

I negativi in congregazione e nei social.

Sono le persone che più rallentano la crescita emotiva e spirituale. Quando aprono bocca, nella migliore delle ipotesi ti senti la testa ruotare e la prostata scoppiare. Sono prevenuti su qualsiasi argomento si parli. E lo fanno pure con tanta energia che ti chiedi dove possano prenderla. Non aiutano i fratelli a fare progresso. Distruggono la voglia di fare in congregazione. Li chiamano “falsi positivi”.

Un falso positivo potrebbe essere ritenuto una “persona buona che ha incontrato persone sbagliate nella sua vita”. In questo caso potreste provare compassione per tale persona. Un falso positivo potrebbe insistere nel parlare con voi e offendersi se rifiutate di farlo. A volte può essere uno dei nostri cari. In questi casi si fa molta fatica ad ammettere che una persona negativa sia uno della nostra famiglia. Non per questo il loro affetto viene meno. Il problema è che incasinano tutto quando cercano di manifestarlo. Perciò mettete da parte i sensi di colpa e non fatevi trascinare in una trappola emotiva difficile da liberarsene.

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Una barra di metallo gli trapassò il cranio e Phineas Gage diventò un altro

Gli scienziati che studiano il cervello sostengono che il carattere, la capacità e il comportamento siano “alloggiate” nella nostra testa. Per dare forza a questa tesi citano il caso di Phineas Gage, un impiegato ferroviario, che nel 1848, a seguito di un’esplosione, una barra metallica gli trapassò una parte del cranio. Inizialmente Gage si riprese dall’incidente come se nulla fosse successo, mostrando inalterate le sue facoltà. In seguito, l’educato e gentile Phineas, iniziò a comportarsi in modo sgarbato, aggressivo e irrispettoso, come se in poco tempo fosse diventato un’altra persona.

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Randy Wall vs il comitato giudiziario dei testimoni di Geova

Oggi, 5 giugno 2018, è apparsa una nota stampa sul sito JW.org, dove si esprime la propria felicità per la decisione presa dalla più alta corte del Canada, la quale riconosce che i tribunali secolari non hanno giurisdizione per rivedere le decisioni delle organizzazioni religiose se queste hanno mostrato una procedura giusta ed equa. Perciò ha deciso che non possono essere intraprese azioni legali contro i casi di disassociazione da parte dei comitati giudiziari dei testimoni di Geova.  

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La forza germogliante che è in noi

«Perciò non ci arrendiamo, ma anche se l’uomo che siamo esteriormente si consuma, l’uomo che siamo interiormente si rinnova [o riceve ulteriore forza] di giorno in giorno». – 2 Corinti 4:16.

Le parole di Paolo indicano che l’uomo di Dio subisce un duplice processo: uno esteriore che tende a consumare la carne e uno interiore che rigenera lo spirito.

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Vivere la congregazione

Si appartiene alla congregazione di Dio quando la si riconosce come la fonte della spiritualità cristiana da cui dipende la vita e il proprio futuro.

Si vive l’appartenenza alla congregazione di Geova quando si prova per essa un senso di gratitudine, ci si lascia coinvolgere liberamente nelle sue attività, sforzandosi di farlo con piena responsabilità, secondo i doni che ciascun membro riceve dallo Spirito Santo per l’edificazione dei fratelli.

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Depressi perché slegati da Dio

C’è correlazione fra umore e tumore e la depressione come sintomo del distacco dell’uomo da Dio?

Sono 6 milioni gli italiani con patologie psichiatriche. L’allarme è stato lanciato dalla Società italiana di Psichiatria. Il dato preoccupante che riguarda la depressione è il legame tra umore e tumore. Alessandra Lancellotti, psicoterapeuta, evidenzia “lo slegamento dell’uomo moderno da Dio, dall’Entità superiore, un essere umano separatosi dalla sua natura stessa. Una società liquida, quella attuale, dove non ci sono riferimenti valoriali definiti, ma una melassa di falsi idoli e un terreno fertile per il male oscuro e la malattia insita dell’uomo con la distanza dalla sua Origine”. Ci si può ammalare di nostalgia per Dio.

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La disassociazione altera la psiche?


Una ricerca californiana sostiene che l’isolamento protratto sui mammiferi, esseri umani compresi, altera il comportamento e induce alla depressione.

I ricercatori, attraverso una serie di esperimenti sui topi, hanno osservato che l’isolamento sociale protratto per almeno due settimane induce cambiamenti duraturi nel comportamento – maggiore aggressività nei confronti di topi sconosciuti, paura persistente e ipersensibilità alle minacce – rispetto agli esemplari che avevano avuto solo un isolamento breve o nessun isolamento.

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Le parole hanno un peso, i 10 passi della comunicazione non ostile

Virtuale è reale, associazione no profit diventa comunità best practice in rete.

UN’AGENZIA ANSA DI OGGI CHE CONDIVIDIAMO APPIENO:

Le parole hanno un peso e un valore. Nelle relazioni interpersonali non ce lo ricordiamo mai abbastanza. Sia in quelle della vita reale che in quella social. L’associazione no profit Parole O Stili, nata a Trieste nel luglio 2017, con l’idea di sensibilizzare, responsabilizzare ed educare gli utenti della Rete a praticare forme di comunicazione non ostile, rivolgendosi a tutti i cittadini consapevoli del fatto che “virtuale è reale” e che l’ostilità espressa in Rete può avere conseguenze concrete e permanenti nella vita delle persone, ha ideato un manifesto.

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Cosa succede a chi non è più un sorvegliante, un pioniere speciale o un anziano?

In questa fase di cambiamenti all’interno dell’organizzazione dei tdG, si conosce poco dello stato d’animo di chi dopo anni di servizio a Dio si ritrova (per dimissioni o per rimozione) a non essere più un nominato come un tempo.

 Un mondo di certezze, di abitudini, di stili di vita, di conoscenze, scompaiono e lasciano il posto a inquietudini, preoccupazioni e in alcuni casi anche disperazione. Non si dissolve solo un incarico consolidato nel tempo, una serie di responsabilità dovute al nostro impegno o sforzi dedicati a un’opera e a un’organizzazione. Per molti c’è di mezzo una decisione personale fatta tanto tempo fa di dedicarsi a Geova volontariamente e a tempo pieno. Molti hanno rinunciato a una casa, a un lavoro, a una famiglia. Diversi di questi fratelli, ora si ritrovano a vivere una vita molto diversa da quella per la quale si erano dedicati a Dio.

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Perché alcune cose le ricordiamo e altre le dimentichiamo?

A volte siamo senza memoria e altre volte ci ricordiamo fin troppo bene dei fatti che caratterizzano la nostra vita cristiana. Senza la memoria non potremmo muoverci, pensare e parlare. Non potremmo nemmeno pianificare il nostro futuro. La memoria è determinante in tutto, persino per la nostra identità.

Per rispondere alla domanda iniziale è necessario fare chiarezza su cosa sia la memoria. Non è una memoria da computer, cioè un hard disk, capace di immagazzinare una quantità di informazioni così come vengono inserite e poi riprese nello stesso modo. Il cervello umano non solo ha la capacità di contenere infinite informazioni, ma è in grado di elaborarle e di farle ritornare alla mente in maniera diversa da quando furono registrate la prima volta.

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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