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Il coraggio di dire le cose con franchezza

La franchezza è lealtà e schiettezza nel parlare e nell’operare. Si manifesta con una evidente sicurezza nell’affrontare persone o situazioni. Gesù è un esempio di franchezza. Egli parlava a chiunque senza giri di parole. Il contrario di franchezza è ambiguità, doppiezza, falsità, ipocrisia, simulazione. Ma anche paura. Quella paura che rende inerti, rinunciatari e incapaci di qualsiasi iniziativa.

Chi è franco non si sottrae alle responsabilità di rinnovamento dettato dalle esigenze bibliche, né alla trasparenza e alla lealtà nei rapporti fraterni. Il parlare di chi dice e non dice proviene spesso da un animo ondeggiante, ma anche dalla paura di essere giudicato. La franchezza è uno dei comportamenti a cui ogni cristiano è chiamato ad assumere. Non sempre il facile consenso è segno di unità e neppure l’unanimità, purché essa non passi attraverso il confronto schietto e libero.

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Testimoni di Geova che spariscono senza dare spiegazioni

A causa di ferite vere o presunte, tagliano i ponti con tutti, familiari, amici e congregazione.

 Di questo argomento ci eravamo occupati in passato con l’articolo: Ghosting, il fratello che scompare. Riprendiamo di nuovo quello che ci sembra un tema abbastanza controverso in congregazione: sparire letteralmente senza dover dare spiegazioni a nessuno, nemmeno agli amici più cari.

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L’illusione di credersi speciali

Siamo molto più normali o più esagerati di quanto pensiamo. Perché in ambito religioso è così difficile accettarlo?

La normalità è una norma, un’abitudine, una prassi di ciò che si ritiene regolare nella vita. Molte nostre convinzioni sono più estreme di quanto crediamo, soprattutto quando ognuno di noi ha forti motivi per credere il contrario. Il punto è: chi stabilisce ciò che è normale?

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Commenti ostili

La deriva dell’insulto digitale

E’ molto difficile fronteggiare gli odiatori che sui social vomitano insulti e volgarità su persone o fatti. Le parole ostili hanno conseguenze penose quanto le aggressioni fisiche, se non di più. Una volta si associava l’insulto e l’aggressione all’ignoranza, agli ambienti subculturali o a contesti di degrado. L’insulto è sempre stato considerato una caratteristica degli incolti, un patrimonio dei barbari. Oggi è un segno distintivo delle comunità on line, uno sdoganamento identitario, un lessico autentico della moderna contemporaneità.

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Chi legge è felice

«Felice è l’uomo . . . il [cui] diletto è nella legge di Geova e lègge sottovoce nella sua legge giorno e notte». (Salmo 1:1,2)

Se non ti piace leggere, questo articolo è per te. Se invece ti piace la lettura, allora non c’è bisogno di esortarti a farlo: è nella tua natura leggere, perché sai che chi ama leggere, di solito, è una persona felice. È scientificamente provato che chi legge libri è più ottimista e meno aggressivo di chi non legge. Anche il Salmo riportato sopra esprime bene tale concetto.

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Un mito da sfatare: il tdG “inattivo” è un debole e ha bisogno di aiuto

Molti testimoni di Geova attivi sono convinti che un loro conservo “inattivo” sia un cristiano debole in senso spirituale e bisognoso delle cure dei responsabili delle congregazioni. Nell’immaginario collettivo viene visto come un fratello dalla coscienza debole, che ha inciampato per colpa di qualcuno, che si è allontanato per divergenze dottrinali o in disaccordo con modi di fare di altri cristiani ritenuti non scritturali.

In genere viene rappresentato come una pecorella indifesa, in mezzo ai lupi rapaci pronti a sbranarla. Mentre, loro, i responsabili della congregazione, sono raffigurati come pastori forti e coraggiosi che affrontano pericoli e sfidano le intemperie per cercare la pecora smarrita e quando la trovano le curano le ferite, se la coccolano, se la mettono sulle spalle fino a ricongiungerla col resto del gregge. Un quadro commovente, che perlopiù non ha sviluppi nella realtà. Sembra la scena di un film della Disney. Nulla di irriguardoso verso l’insegnamento di Cristo, me ne guarderei bene. Ciò che mi dà fastidio è che alcuni anziani di congregazione hanno fatto diventare questa parabola di Cristo una mezza barzelletta.

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La ricerca di Dio nell’organizzazione dei Testimoni di Geova

Questo argomento è particolarmente delicato a motivo delle tensioni che suscita. La ricerca di Dio deve essere soltanto responsabilità del corpo direttivo? Qualsiasi membro religioso ha la facoltà per interpretare la volontà di Dio? Mi riferisco non al dissenso teologico, ma alla libertà che ciascuno ha di conoscere Dio in una prospettiva diversa dal comune credere.  

Non è lecito a nessuno presentare semplici ipotesi come certezze o esprimere opinioni personali come verità assolute. Questo vale per chiunque. In realtà sappiamo bene quanta risonanza ha una disposizione che proviene direttamente dal corpo direttivo e quanta ne ha quella di un semplice proclamatore. L’organizzazione non può fare a meno delle riflessioni bibliche di chi non fa parte del corpo direttivo o degli scrittori, se questi utilizzano correttamente le loro interpretazioni e l’intera congregazione li riconosce e li accoglie nel modo giusto.

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Fratelli che si sono autoingannati

L’autoinganno è visto come una sorta di “anestetico psicologico” per proteggere l’autostima e per non rendersi conto di una realtà che potrebbe provocare disagio o una sofferenza mentale insopportabile. Quando la realtà viene percepita in maniera diversa da come si immaginava, nella mente si sviluppa una realtà alternativa falsificata che ha lo scopo di ridurre il livello di indesiderabilità e quello di raggirare la censura offrendo false motivazioni in modo da minimizzare o giustificare certi comportamenti.

“Uomini malvagi e impostori progrediranno di male in peggio, sviando ed essendo sviati”. (2 Timoteo 3:1, 13)

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Fratello non chiamarmi inattivo

Siamo nati da un grembo materno diverso,
abbiamo parlato la stessa lingua, quella della verità,
anche se le nostre storie sono state diverse,

non per questo devi chiamarmi inattivo.

Il tuo cibo alla tavola di Geova era uguale al mio,
le tue mani simili alle mie,
anche i piedi piacevoli della buona notizia,

e tu mi chiami inattivo!

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FRATELLI DIFFICILI

I «fratelli difficili» possono essere una vera spina nella carne. Possono creare problemi o far perdere tempo inutilmente. Gli anziani di congregazione come possono individuare gli atteggiamenti e le reazioni in modo da aiutarli spiritualmente a risolvere i loro problemi prima che diventino inattivi?

In genere, i «tipi difficili» si distinguono dagli altri tdG per queste caratteristiche negative: ostilità; lamentela; mutismo; accondiscendenza esagerata; negatività; indecisione ed eccessiva stima di sé.

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«Io sono il pastore eccellente»

In un’occasione, Gesù usa con i suoi ascoltatori un linguaggio figurato: pastore, pecore e ovili. Gesù deve spiegare ciò che sta dicendo perché non capiscono. “E’ un indemoniato” commentano alcuni. Altri lo ascoltano con interesse. I vangeli danno diversi titoli a Gesù, ma lui non li dichiara quasi mai apertamente. Invece, in questa circostanza lo fa direttamente. (Giovanni 10:1-21)

E’ un appellativo disarmante. Gesù è il pastore autentico, forte e combattivo, che ha il coraggio per lottare e difendere le sue pecore dai lupi. “Io sono il Pastore bello” si legge in altre traduzioni della Bibbia. E’ una bellezza non esteriore, ma attrattiva, frutto del suo amore altruistico.

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ELOGIO DEL PARADOSSO

[…] Nei vostri articoli usate frasi per esprimere delle opinioni che sono a favore o contro il modo di pensare di molti Testimoni di Geova nominati. Anche se a volte sembrano esagerate, devo ammettere che colpiscono nel segno. […]

Nei vostri articoli fate buon uso di quello che generalmente viene chiamato paradosso, accompagnato da una venatura di enfasi. Lo fate per scuotere le coscienze. Sono d’accordo con questo modo di trasmettere la verità, perché essa va oltre le apparenze, le ovvietà e il modo di pensare comune.

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Un servizio disturbato

Se hai avuto storie con un fratello lontano e stai presentando la tua offerta di servizio, cosa ti dice Geova di fare prima che lui l’accetti?

«Se quindi porti la tua offerta all’altare e lì ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta lì davanti all’altare e va’ via. Prima fa’ pace con tuo fratello, poi torna e presenta la tua offerta». (Matteo 5:23,24)

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«Ho ascoltato il tuo grido di aiuto!»

Gridare il proprio dolore davanti a Dio non è un peccato, è una preghiera del cuore. Gridare il proprio dolore per avere giustizia davanti agli anziani e all’organizzazione non è “del tutto fuori luogo”.

Continuano ad arrivarci pessime notizie che riguardano la classe degli anziani. Alcuni di questi proclamatori non sanno più a che “santo” votarsi. Noi non possiamo fare altro che dare spazio e denunciare certi fatti. Non siamo contenti quando veniamo a conoscenza di certi episodi imbarazzanti che violano i principi del buon senso e fanno soffrire i fratelli. Anche se si tratta di una minoranza, essa non va giustificata o tenuta nascosta, perché si tratta di anziani autodistruttivi e mortalmente infettivi.  

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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