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I veri pastori proteggono il gregge dai legalisti

Una delle dispute più accese tra i primi cristiani, che causò non poco dissenso per la sua natura legalista, riguardava una fondamentale prassi di origine giudaica: ai credenti cristiani si doveva imporre di circoncidersi per essere salvati da Dio? (Atti 15:1,2)

La circoncisione era in ambito giudaico la forma principale di religiosità esteriore. Si trattava di un insegnamento contrario a quanto Paolo aveva predicato nella regione della Galazia. (Galati 6:12,13) Paolo nota, che l’abuso dottrinale della circoncisione di certuni aveva creato difficoltà e turbamento ai galati. (Galati 1:7; 5:10) Turbare vuol dire: agitazione, sconvolgere qualcuno, alterandone la serenità o l’equilibrio. I galati erano stati mandati in confusione e stavano per essere spinti al tradimento della fede cristiana. Si erano lasciati sedurre, portati sotto una cattiva influenza. (Galati 3:1) Erano diventati stanchi e frustrati in senso spirituale. Non erano in grado di manifestare gioia ed erano convinti di non avere  la benedizione di Geova.

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Quando a naufragare è la Concordia

Alle 21.45 di venerdì 13 gennaio 2012 la nave da crociera Costa Concordia urtò degli scogli davanti all’isola del Giglio. Il fortissimo impatto causò l’apertura di una falla di circa 70 metri sul lato sinistro dello scafo. La nave si arenò su uno scalino di roccia che le evitò di sprofondare a 100 metri sott’acqua. A bordo della Concordia c’erano quella notte 4.229 persone: 32 persero la vita, 157 i feriti. La nave finì sugli scogli a causa della rotta decisa dal comandante Francesco Schettino, che scelse di “navigare secondo il suo istinto marinaresco, più a ridosso dell’isola, confidando nella sua abilità”, hanno scritto i giudici. E che lasciò la nave saltando su una lancia quando, secondo i magistrati, ancora diverse persone si trovavano a bordo. Schettino si trova ora in carcere dopo una condanna a 16 anni di reclusione per il naufragio.

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ANZIANI ESAURITI

Quali fattori influiscono negativamente sulle attività pastorali, fino a far esaurire un anziano di congregazione?

L’esaurimento pastorale è quella condizione in cui le forze sembrano scomparse, dove anche un altro compito in più manda in crisi per paura di non farcela. In tutta onestà, bisogna ammettere che la vita teocratica degli anziani è stressante. Non è facile adempiere coscienziosamente le troppe responsabilità teocratiche. Molti di questi cari fratelli meritano la nostra stima per l’amore che hanno nella cura pastorale della congregazione. Si “spendono” per Geova e i fratelli. Inoltre, sono i più esposti alla stanchezza, a volte fino allo sfinimento. Che differenza tra loro e gli anziani “nulla facenti”!

Quali situazioni possono mandare in tilt un anziano? Ne elenchiamo alcune:

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Teologia, che brutta parola!

Capire con intelligenza la congregazione

 Più o meno, i nostri articoli sono preparati per quelli che hanno confidenza con i testimoni di Geova e la loro organizzazione. Ma anche chi non crede o appartiene a un’altra religione può trovare spunti interessanti tratti dalla Bibbia o dalla vita in generale. In genere, i nostri articoli sono apprezzati sia per il taglio che per la profondità dei contenuti. Per i tdG la parola teologia sa tanto di chiesa cattolica e non viene quasi mai usata. In realtà, teologia deriva da due parole: theos (Dio) e logos (parola). E’ la scienza che studia Dio. E’ la ricerca da parte dell’uomo delle cose che riguardano Dio e più genericamente la religione. Tutti i cristiani che studiano la Bibbia dovrebbero essere teologi nel senso letterale del termine, perché tutti ricercano Dio, in quanto credenti. Perciò chi studia Dio (teologo), si occupa del fenomeno religioso che è un fenomeno storico come tanti altri.

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Non è “quanto facciamo” ma “quanto amiamo” a fare la differenza

Senza l’amore la nostra adorazione è vana. Il vero cristianesimo non è solo “fare il proprio dovere”, ma “amare di fare il proprio dovere”.

“Tuttavia, ho questo contro di te, che hai lasciato l’amore che avevi in principio. “‘Perciò ricordati da che cosa sei caduto, e pentiti e compi le opere precedenti. Se no, verrò da te, e rimuoverò il tuo candelabro dal suo luogo, se non ti penti”. – Rivelazione 2:4,5

Gli efesini avevano perso l’amore iniziale per Geova. Forse erano caduti vittima del materialismo, perdendo di vista il proprio dovere cristiano. Quando in congregazione non si adempiono volontariamente le proprie responsabilità, senza gioia e senza amore, tutto ciò che si fa è inutile ed è insopportabile a Dio quanto lo è per noi.

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Sei un anziano capace?

Esistono anziani capaci e anziani incapaci. Tu cosa sei?

Un buon anziano sa dove vuole arrivare ed è in grado di guidare i fratelli verso gli stessi obiettivi spirituali esposti chiaramente nella Bibbia. Egli è autentico, umile, collaborativo, disponibile e creativo. Si pone e pone domande, perché lui vuole imparare. E’ vero che certi doni naturali possono arricchire le qualità spirituali, ma i requisiti scritturali sono alla portata di molti, perché si è anziani spirituali veri solo se si soddisfano le virtù spirituali e si confida nello spirito di Dio per riuscirci. Le congregazioni sono guidate da Gesù, ma per poter esercitare sulla terra la sua autorità si serve di uomini fidati. Le persone sentono la necessità che qualcuno li guidi e li faccia sentire al sicuro. E’ questa la loro visione del mondo.

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Immunizzarsi o andarsene?

Quanto influisce su ogni cristiano il contesto spirituale in cui vive la sua fede?

Il cristiano non è cieco riguardo all’ambiente che lo circonda. Egli guarda con attenzione la realtà in cui vive, in tutti i suoi aspetti multiformi. Non fugge, bensì è in grado di affrontare responsabilmente ogni situazione, agendo anche in collaborazione con altri cristiani disposti e capaci di intraprendere un’opera di risanamento e di aiuto. Tra fratelli spirituali ragionevoli non dovrebbero esserci problemi. Il proverbio omnia munda mundis, “tutto è puro per i puri” (Tito 1:15), semplifica i problemi che possono sorgere in ambito teocratico. Essere cristiani non ci immunizza contro il peccato, portiamo ancora con noi le scorie contaminate di Adamo. Il male si annida in qualsiasi ambiente anche quello più nascosto della nostra personalità interiore. Per questo bisogna procedere in modo critico sia verso di noi, sia verso il mondo esterno, incluso quello teocratico.

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EMPATIA, una qualità spesso fraintesa…

… anche in congregazione

 Le relazioni interpersonali tra fratelli e con Dio sono alla base della religione dei testimoni di Geova. “Ama Dio e il tuo prossimo” sono i principali comandi prescritti dalla Bibbia e che ogni tdG dovrebbe seguire con tutto il cuore e la propria mente. Spesso viene fatto a parole più che con i fatti. Dio ci ha creato empatici, cioè capaci di metterci nei panni degli altri. Questa naturale attitudine all’in­contro con l’altro si trasforma molto spesso in un inciampo continuo tra malintesi, blocchi, asimmetrie emotive e disturbi di ogni genere. L’organizzazione dei tdG, dopo la famiglia, dovrebbe essere il luogo ideale per esprimere empatia. A volte, invece, sembra un campo di battaglia, dove c’è la maggiore densità di conflitti, di non detti, di sentimenti taciuti, aspettative disattese, biso­gni mancati. Ed è molto strano per una religione che fa dell’empatia una caratteristica riconoscitiva dell’amore di Cristo, veder prolificare, come tanti batteri, l’invidia, la gelosia, la rabbia, la paura, il disagio, l’amarezza. Emo­zioni che restano silenziose e mai espresse, se non nella solitudine delle proprie case, dopo una giornata di predicazione o di associazione fraterna, tra rumori assordanti di parole ra­ramente ascoltate.

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Il disimpegno, un espediente per uscire dalle difficoltà

Prima di sciogliere un legame pensa ai motivi per cui hai preso certi impegni

 Il disimpegno non equivale a tirarsi fuori da una situazione. E’ una forma di rinuncia che non ha nulla a che vedere con la sconfitta. Non è neanche assenza di coraggio o di perseveranza. Nel gioco della vita è riferito a ciò che non merita impegno, qualcosa su cui non vale più la pena combattere. E’ un modo per evitare battaglie perse, ma anche per recuperare energie e tempo prezioso. La rinuncia non è un obbligo morale. Saper rinunciare è una qualità, non una forma di eroismo. Rinunciare è sapersi disimpegnare al momento giusto. In congregazione può riguardare certe responsabilità che invece di far gioire rendono la vita stressante, soprattutto quando, a lungo andare, ci siamo accorti che non sono alla nostra portata.

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Anche i pastori vanno in “corto”

Che cosa succede quando l’anziano di congregazione “va di matto e non ne può più”?

Non è raro che in una congregazione esigente e problematica possa capitare che un anziano “svalvoli”. Incombenze onerose, preparazione adunanze, assemblee, visite pastorali, comitati giudiziari, visita del sorvegliante di circoscrizione, problemi spirituali dei fratelli, visite ai malati, sostegno ai deboli, cura della propria famiglia, cura di se stesso e della propria spiritualità, mantenersi integro in mezzo a mille problemi di lavoro secolare, prestare attenzione alla cura delle pecore e a quello che si consiglia, essere sempre sotto i riflettori, a volte di fratelli ingrati, e mantenere compostezza e mitezza. Insomma, a essere onesti, all’anziano che fa di tutto per adempiere in modo cristiano il suo impegno in congregazione va tutto il nostro sostegno. A tutti questi cari anziani sinceri e genuini va tutto il nostro affetto e la nostra comprensione.

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I MAGHI DI OZ

Si avvicina il Natale e durante questo periodo, le librerie presentano in bella mostra sugli scaffali le fiabe che hanno affascinato milioni di lettori. Anche le televisioni, hanno in programma i film che hanno commosso generazioni di bambini e adulti. Tra questi non può mancare l’indimenticabile Mago di Oz.

La storia racconta le avventure di una bambina orfana di nome Dorothy, che vive con gli zii e un cane. Un giorno, un ciclone solleva la casa con dentro la bambina e il suo fidato cagnolino Toto, che vengono scaraventati in terre misteriose popolate di strani personaggi. Dorothy vorrebbe ritornare dagli zii e una strega benevola le consiglia di andare a chiedere aiuto al Mago di Oz. Lungo il cammino, a Dorothy e Toto si uniscono tre compagni di viaggio, ognuno con una richiesta da fare al mago. Lo Spaventapasseri vorrebbe un cervello, in modo tale da poter diventare un uomo vero, anche se in realtà, pur essendo privo di esperienza, dimostra di essere già molto saggio. L’ex Boscaiolo, trasformato in un omino di Latta da una strega cattiva, vorrebbe un cuore umano, mentre il Leone Codardo il coraggio.

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I libri di Paolo

«Quando vieni, porta il mantello che lasciai a Troas presso Carpo, e i rotoli (nota in calce: “libri”), specialmente le pergamene». – 2 Timoteo 4:13

 Paolo possedeva personalmente diversi scritti, in particolare copie delle Scritture Ebraiche. Paolo era un apostolo che leggeva molto e attentamente. Non era un predicatore che improvvisava i suoi discorsi. Nonostante si trovasse in prigione a Roma e avesse predicato in tanti posti il messaggio di Gesù, vuole ancora i libri. Questa sua passione non era mai venuta meno. Le sue straordinarie esperienze, che già di per sé formano un libro, non gli bastavano. Libri, pergamene, rotoli e ancora libri! Gli servivano per edificarsi. Timoteo ricevette il comando di Paolo di portargli il mantello, i libri e le pergamene, quando si trovava a Efeso, distante da Roma circa 1.600 chilometri e doveva arrivare prima dell’inverno (2 Tim 4:21). Inoltre, gli disse: “Applicati alla lettura” (1 Tim. 4:13). Doveva farlo a beneficio dei cristiani che non possedevano i rotoli.

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L’amore non cerca il proprio interesse, ma quello di Dio, perché Geova è un mondo d’amore

Lo spirito cristiano è l’opposto di uno spirito egoista

Dopo la caduta originale dell’uomo, la mente umana perse la sua originaria grandezza e vastità. Dapprima governata dal principio nobile dell’amore divino, la mente doveva protendere l’amore verso i suoi simili. Non doveva rimanere confinato entro i limiti della creazione, bensì guardare oltre, fino a raggiungere il Creatore e fare con lui un tutt’uno. Dopo il peccato, questo nobile principio andò perso e la sua grandezza si disperse fino a ridursi un puntino, chiuso in se stesso, escludendo gli altri. Dio venne dimenticato, il prossimo anche e così l’uomo si ritirò nell’immenso oceano di se stesso e del suo egoismo.

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«L’amore non invidia». – 1 Corinti 13:4

Quando fa un confronto con se stesso, l’invidioso non sopporta la felicità e il prestigio degli altri. Soffre quando vede godere gli altri della loro gioia e dei loro beni.

Lottiamo contro la tendenza all’invidia, è uno dei temi in programma alle assemblee di circoscrizione 2017-2018. Il discorso, basato sulla scrittura di Giacomo 4:5, vuole avvisare i fratelli sui pericoli di avere una tendenza all’invidia riprendendo alcuni esempi biblici del passato come ammonimenti per oggi. Inoltre fornisce consigli pratici su come combattere la tendenza all’invidia. Uno di questi è molto bello: “A motivo della nostra unità cristiana, il successo di uno di noi è una benedizione per tutta la congregazione. Se un membro è glorificato, tutte le altre membra si rallegrano con esso. (1Co 12:25, 26)

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Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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