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E’ LA TUA BATTAGLIA NON ABBANDONARLA

Nel gergo militare, il fronte è il punto d’incontro con il nemico, dove una delle due parti schierate tenta di prendere possesso della posizione del fronte dell’avversario. Il “fronte” non è soltanto un termine bellico. Ogni cristiano, nella vita di ogni giorno, ha il suo fronte di battaglia. E’ il luogo dove incontra la paura, dove arranca, soffre e si misura con le avversità.  Il nemico è potente e invisibile, si serve di uomini malvagi e delle debolezze umane per attuare le strategie di vittoria e per spezzare le resistenze del cristiano. 

In ogni strategia bellica, per la vittoria sono fondamentali diversi fattori: la sorpresa, la preparazione, l’addestramento, la dotazione di armi efficaci, il coraggio e la resistenza. E’ nella battaglia che il cristiano si sente vivo. E’ sul fronte della vita che impara a soffrire, a stringere amicizie fraterne, a conoscere i suoi commilitoni cristiani, a compiere gesti sensati. Qui si scopre, oltre alla durezza della guerra, anche il vero amore e il senso della battaglia. Inoltre i migliori amici, quelli che si sostengono a vicenda e si fanno forza, si trovano in prima linea.

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FUORI SERVIZIO

Il servizio (predicazione) è per i Testimoni di Geova l’aspetto più importante della loro fede, sicuramente quello che più li contraddistingue dalle altre religioni. Un Testimone che non predica più è considerato un inattivo, cioè un proclamatore fuori servizio.

Quando vediamo il cartello “FUORI SERVIZIO” attaccato all’ascensore la prima reazione è quella di infastidirci. Se poi abitiamo ai piani alti del palazzo, il disagio è maggiore se siamo con i sacchi della spesa o ritorniamo a casa dopo una giornata di lavoro faticosa. Se l’ascensore non viene riparato tempestivamente, ci irritiamo ancor di più. Se i giorni passano e l’ascensore è ancora fuori servizio, incominciamo a dubitare della serietà della ditta che si occupa della manutenzione. Se l’ascensore viene riparato dal tecnico e dopo qualche giorno si guasta di nuovo, incominciamo ad avere riserve sulla professionalità dell’ascensorista.

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La congiura degli ignoranti

Nel campo medico possono avere voce in capitolo solo quelli che hanno studiato per anni medicina sui testi universitari, che l’hanno praticata nelle corsie degli ospedali e verificata sui malati, e che hanno sottoposto le loro tesi a controlli scientifici e procedure rigorose. Solo dopo questi passaggi possono permettersi di scrivere seriamente e parlarne in maniera credibile senza alcun timore di venire contraddetti.

Con questo obiettivo, il noto virologo Roberto Burioni, ha scritto il libro La congiura dei somari, pubblicato lo scorso anno da Rizzoli. La dittatura dei somari tecnologici è invece il titolo dell’articolo di Melania Rizzoli, pubblicato su Libero il 10 febbraio scorso. E’ una sferzata contro gli ignoranti che scrivono tante fesserie sui social e che hanno un numeroso seguito di utenti. Il problema è serio perché riguarda la nostra salute e non quelle discussioni, del tipo: “Nella carbonara va utilizzato il guanciale o la pancetta?”. Il tipico somaro tecnologico si nutre avidamente di notizie che spesso non hanno nessuna base scientifica cercando di coinvolgere altri in certe disquisizioni da accademico formato (palese è l’accesa discussione sui vaccini).

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Il «Santo» bandito

Tra gli entusiasti c’è addirittura un presidente degli Stati Uniti che incoraggia quelle persone religiose, che come lui considerano la condotta più importante dei dogmi, a leggerlo con passione. Tra gli oppositori, invece, il potente Sant’Uffizio, strumento curiale per la tutela della dottrina della Chiesa Cattolica, che lo mette all’indice, ne proibisce la lettura e la divulgazione, pena la scomunica dell’autore. Nonostante il grande successo editoriale, lo scrittore, un cattolico osservante, dopo un lungo travaglio spirituale, fece atto di pubblica sottomissione alla Chiesa. Il «Santo» fece scalpore perché esprimeva il desiderio di molti cattolici di vedere la Chiesa e la cultura cattolica radicalmente riformati secondo lo spirito dei tempi.

Il romanzo narra la mistica di Piero Maironi, che si allontana dal mondo per seguire la sua vocazione, facendosi monaco benedettino. Egli comincia a divulgare dal suo eremo idee di profonda rigenerazione della Chiesa, che presto troveranno una certa diffusione. Il «Santo» sarà bandito dall’antimodernista papa Pio X.

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Il cieco di Gambassi

Giovanni Gonnelli: la storia straordinaria di un artista che nonostante la cecità continuò a scolpire straordinari ritratti.

La storia dell’arte racconta di esperienze affascinanti, anche se poco note al pubblico. Una di queste storie riguarda un piccolo paese in provincia di Firenze, Gambassi Terme, che diede i natali a Giovanni Gonnelli (1603–1656), la cui vista cominciò a deteriorarsi intorno ai vent’anni, per perderla definitivamente dieci anni dopo.

C’è chi non crede che quelle opere così ben fatte siano il prodotto della mano di un cieco. Anche se messo alla prova, Gonnelli realizza al buio un ritratto in terracotta, che “meritò la lode del più bello che fosse dalle sue mani uscito mai fino a quel dì”. Uno dei lavori di eccezionale somiglianza alla realtà è il busto in ceramica di papa Urbano VIII. L’artista è orgoglioso di farsi chiamare “Il cieco di Gambassi”, a voler dimostrare di non essere da meno da altri scultori del suo tempo. E’ la sua passione per l’arte che lo motiva a creare ritratti che hanno dell’incredibile.

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Togliete la sede di Warwick, disfatevi delle Filiali, delle Sale Assemblee e quelle del Regno

Che notte stanotte. Devo aver mangiato pesante a cena. Non so se ho avuto un incubo o un’allucinazione. Ho visto molti tdG andare di matto e molti altri che esultavano dalla gioia come se fossero a un concerto di Orietta Berti. Che visione avrò mai avuto da scombussolarmi le viscere e sentirmi come uno che ha fumato il narghilè? Se avete un minuto, anche meno, vi racconto l’allucinazione.

Lo Spirito Santo ha deciso in maniera irrevocabile e senza ripensamenti. Da oggi in poi niente sale, stamperie, alloggi, betel, uffici, parcheggi, reparti, niente stadi e palazzetti in affitto, niente grandi e piccole assemblee, solo missionari con la Bibbia in mano a parlare nei mercati, nelle piazze e per le strade, qualche sorvegliante che sappia veramente sorvegliare, pochi maestri e tanti pastori, niente più palchi, fiori, e bollette da pagare, e niente resoconti e richieste di danaro.

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Fratelli minori

Nell’ immaginario collettivo dei testimoni di Geova, l’aggettivo “minore” squalifica il sostantivo “fratello” perché dà al vincolo della fratellanza un’etichetta negativa. Nonostante ciò, gli inattivi, nella vita teocratica, vengono visti come dei fratelli “minori”, a volte dei “minorati”.

 Chiamarsi “fratelli” e “sorelle” è una caratteristica tipica dei tdG. Nessuno si sogna di chiamare l’altro “fratello minore” o “fratello maggiore”. Tutti sono uguali, nessuno maggiore, nessuno minore. Come disse Gesù: “Chi agisce da capo sia come uno che serve”. (Luca 22:26) Anzi, a voler essere ancora più espliciti, la Bibbia dice di “considerare gli altri superiori” a noi (Flp 2:3). Non tutti i tdG la pensano così. Per alcuni di questi, il concetto di “minorità” è applicabile agli inattivi, cioè a quei fratelli lontani che non predicano più la Buona Notizia del Regno.

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Ironia, cinismo, sarcasmo e rispetto

Ironia: da Eironèia = finzione. Cinismo: da Kinismòs = imitazione del cane. Sarcasmo: da Sarkasmòs = lacerazione di carni.

Quando l’ironia diventa cinismo e sarcasmo, allora, l’individuo che li usa perde la sua umanità e diventa un animale che sbrana e lacera la carne. Queste tre parole sono una delle cause più gravi delle ingiustizie che vengono perpetrate verbalmente. Lo scopo di questo trittico è quello di distruggere colui che viene considerato un nemico.

Sono tre derivati pericolosi, perché frutto della premeditazione, di una reazione calcolata, voluta e studiata per abbattere l’avversario. Essi sono veri e propri attacchi fatti con il sorriso sulle labbra, difficili da controbattere poiché si tratta di battute senza risposta.

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Rimanere per cambiare?

Alcuni tdG dopo aver soppesato le cose, decidono che sia più giusto rimanere nella propria congregazione per dare il loro contributo per migliorare alcuni aspetti teocratici, in particolare il problema degli abusi di potere.

Se la pensate così, accertatevi che ciò che intendete fare sia la volontà di Dio e che a muovervi non siano motivazioni sbagliate. Non siate ingenui, i cambiamenti, più delle volte, non siete solo voi a deciderli. Dovete tener conto del pensiero dell’intero corpo di anziani, del sorvegliante di circoscrizione e delle direttive del CD. Il corpo direttivo, qualunque linea disponga da seguire, è convinto di avere una base scritturale oppure interpreta la direttiva in base all’intendimento attuale che ha delle Scritture. Al riguardo, potreste incontrare insidie più pericolose di quanto possiate immaginare. Siate realisti. Molti prima di voi hanno scelto questo percorso di rinnovamento. Alcuni di loro ne sono usciti con le ossa rotte.

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Restare o lasciare?

Sono tanti i tdG che si pongono questa domanda. Sono pochi quelli che decidono di restare per migliorare le condizioni spirituali della congregazione, mentre aumentano sempre di più coloro che decidono di andarsene, perché si rendono conto che le cose non miglioreranno mai nel modo come sperano.

Quando i corpi degli anziani si lasciano guidare dallo spirito di Dio, le congregazioni prosperano e sono felici. A nessuno viene in mente di andarsene. Quando, invece, gli anziani fanno valere la loro autorità e si concentrano di più sulle opere e le attività teocratiche e meno sui bisogni dei proclamatori, le possibilità che le cose cambino sono pochissime. Le pecore tendono a seguire il pastore e quelli che non vanno via rimangono intrappolate nel legalismo. In questo caso, piuttosto che abbandonare Dio è meglio che abbandoniate questi anziani trasferendovi in un’altra congregazione, più comprensiva, più flessibile e meno legalistica.

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Asini caricati di pesanti fardelli

«Legano gravi carichi e li mettono sulle spalle degli uomini, ma essi stessi non li vogliono muovere col dito». – Matteo 23:4.

Al tempo di Gesù l’asino era impiegato come bestia da soma (la soma è il carico che si poggia sulla groppa di una bestia da trasporto). La legge di Dio prescriveva di riservare un trattamento umano agli animali domestici, incluso l’asino. L’asino caduto sotto il carico, doveva essere alleggerito, “sciolto il carico” (Esodo 23:5). Inoltre: “Non devi vedere l’asino del tuo fratello o il suo toro cadere sulla strada e deliberatamente ritrarti da essi. Devi senz’altro aiutarlo a rialzarli”. (Deuteronomio 22:4). Le parole riportate in Matteo 23:4, che Gesù applica agli scribi e ai farisei, indicano che il popolo, paragonato a un asino da soma, veniva caricato di pesanti fardelli fino a scomparire, cioè si vedevano più i carichi addosso all’asino che l’asino in sé.

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Scappati di casa

Scappato di casa indica chi si dà alla fuga per paura, per evitare un pericolo, una punizione, oppure chi fugge dal luogo in cui ci vive, sottraendosi ai propri doveri civili, morali e sociali. La Bibbia parla di uno scappato di casa.

Un tempo inutile, ora è diventato utile. Per pagarsi il viaggio di 1.400 chilometri, ruba i soldi al suo padrone. Da schiavo letterale diventa uno schiavo spirituale. Scappato dalla casa d’origine si trova in una casa prigione, dove conosce un prigioniero speciale che gli garantisce una libertà eterna. Cambia condotta e diventa libero in senso spirituale, ma non in senso carnale. Ci sono delle leggi in materia di schiavitù molto severe che vanno rispettate. Chi scappava di casa veniva marchiato a fuoco sulla fronte con la F di fugitivus. Per questo motivo, chi lo ama come un figlio lo rimanda al suo legittimo proprietario. Lo scappato si convince e ritorna a casa.

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Mostrate considerazione ai timidi e agli insicuri

Come curare in congregazione la timidezza e il timore

 Nell’articolo In fuga dalla congregazione ci siamo occupati delle preoccupazioni che possono condizionare la fede di alcuni proclamatori fino farli diventare inattivi. Gli anziani hanno la responsabilità di capire questi fratelli e di trovare rimedi efficaci contro queste paure. La maggioranza di questi proclamatori non chiedono aiuto e se lo fanno è per risolvere più i danni che le cause. Si possono superare tali disagi prima che sia troppo tardi?

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In fuga dalla congregazione

La preoccupazione del giudizio altrui, il timore di una esclusione, l’ansia di non soddisfare pienamente i requisiti spirituali, sentirsi incapace davanti alle proprie responsabilità. Tanti assilli che possono far collassare qualsiasi proclamatore, ma che si possono affrontare e superare.

Sin da bambini si possono provare alcuni dei sintomi descritti sopra. Genitori amorevoli hanno saputo cogliere questi segnali e hanno aiutato i loro figli a superare queste paure. Purtroppo questo segnale  che viene da lontano non tutti sono stati in grado di leggerlo. Molti convivono con uno stato di timidezza e timore. Anche in congregazione, queste emozioni, alcuni le hanno risolte, altri aggravate, altri invece sono fuggiti diventando inattivi.

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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