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Leggere la Bibbia e scrivere post on line

Nella lettura della Bibbia la prima cosa che va ricercata è la verità e lo spirito con cui fu scritta. Ciò che ha valore di essa è l’utilità spirituale, non la ricerca delle cose difficili per apparire eruditi in materia; non le interpretazioni delle profezie per far vedere quanto siamo dotti intellettualmente.

Alcuni articoli o commenti semplici, pubblicati sul web, senza fronzoli mentali e forzature, ma carichi di devozione, di spiritualità e di consolazione, possono essere letti e apprezzati alla pari, se non di più di un articolo profondo, elegante e istruito.

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UN IMBUCATO AL MATRIMONIO

Il racconto della festa di nozze si concentra in particolare su un ospite senza l’abito nuziale. Per questo motivo il re, quando ispeziona i presenti, lo fa cacciare via dalla sala.

Devo ammettere che le critiche dell’asina non sono del tutto fuori luogo, nonostante mi senta mortificato per alcune sue considerazioni scritturali. Si sa che quando uno diventa scienziato è sempre più difficile capire quello che dice. La semplicità di linguaggio colpisce sempre nel segno e poi se non si fa caso a certi particolari si rischia di essere banali e di ripetere la solita solfa.

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Penne rosse

Si muovono sul Web alla ricerca ossessiva di notizie scandalistiche e informazioni negative sui testimoni di Geova. Si indignano e in parecchi casi reagiscono con disprezzo, a volte velato. Sono le maestrine dalla penna rossa, quelle che ci tengono a sottolineare gli sbagli altrui.

Hanno sempre a portata di mano la penna rossa che usano con estrema velocità per rivelare qualcosa sul carattere di una persona o di una organizzazione. Tipi che usano molto le dita sulla tastiera per scrivere in grassetto o in stampatello gli errori veri o presunti dei tdG. 

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Le stelle: punti di riferimento nei momenti bui

“Alzate gli occhi in alto e vedete. Chi ha creato queste cose? Colui che ne fa uscire l’esercito perfino a numero, che tutte chiama perfino per nome. A motivo dell’abbondanza di energia dinamica, essendo egli anche vigoroso in potenza, non ne manca nessuna”. — Isaia 40:26.

La vastità della creazione stellare accresce infinitamente il vigore e il significato delle parole del Creatore riportate in Isaia. Alzando gli occhi al cielo in una notte serena si possono vedere migliaia di stelle, ciascuna delle quali, come il sole, sprigiona un’enorme quantità di energia.

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il GIUSTO e l’IPOCRITA

Fra i tanti aforismi di Canetti, scrittore, saggista e aforista bulgaro (1905- 1994), questo richiama l’attenzione su due aggettivi qualificativi: il giusto e l’ipocrita. Entrambi qualificano due tipi di persone completamente agli opposti. Secondo Canetti, la persona giusta ha la capacità di modificarsi decine di volte al giorno, l’ipocrita, pur di mantenere la sua posizione, non cambia neanche in quarant’anni.

Sono molti i meriti dello scrittore di origine ebraica che gli sono valsi nel 1981 l’assegnazione del Nobel per la letteratura. Uno di questi è l’arte con la quale riesce a far suscitare molte riflessioni sul comportamento degli uomini, riguardo alla problematica del comando e dell’ubbidienza.

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Solo con i soli

La solitudine di Gesù nella sera del ricordo della sua morte

Da solo, su e giù per i monti dove la vetta è più vicina al cielo, là dove si posano i piedi di Dio; nei deserti, luoghi di penitenza e digiuni e nei luoghi solitari dove la presenza invisibile di Dio si fa ombra; congedava le folle rumorose per pregare liberamente il suo Dio nel silenzio del suono. Di buon’ora, nel buio, senza rumori e distrazioni.

Lui da solo, nella sala delle udienze di Geova, là dove è necessario il silenzio, intimità e rispetto, in confidenza con “Abba, Padre”. Là dove la preghiera penetra nel cuore di Dio, dove il dolore e il buio sono la piaga di Dio, dove il volto umano cambia aspetto; il luogo «dove chi volge lo sguardo diviene raggiante e il volto non arrossisce mai per la vergogna».

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Grazie Mille

Grazie mille, è il titolo di una canzone del 1999 di un giovane Max Pezzali degli 883, che dopo aver inneggiato agli amori, alle amicizie, alle disavventure giovanili, esprime la sua gratitudine per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo che ha ricevuto dalla vita.

Dire “grazie” è una delle espressioni più belle, più concilianti, più gentili e attraenti del linguaggio umano. Può trattarsi di una replica cortese a chi ci ringrazia a sua volta; oppure per aver ricevuto gratitudine; può essere un modo per esprimere il proprio sollievo, la propria soddisfazione quando si viene aiutati.

Dire “grazie” è una dolce espressione che indica quanto si è apprezzata una parola, un gesto, un dono, una cortesia, una riconoscenza. Una parola di cinque lettere che fa piacere sia a chi la dice sia a chi la riceve.

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L’ADULTERA E IL DITO NELLA POLVERE

Un racconto che ha sempre affascinato per la scena rappresentata. Questi scribi e farisei, attaccati alla Legge, continuano a fare delle brutte figure di fronte alla sapienza misericordiosa di Gesù. Anche in questo caso rimangono con un palmo di naso.

Rimane sempre in sospeso il significato del dito che scrive per terra. Sembra un particolare di poco conto, ma allora perché l’evangelista lo sottolinea per due volte? In tanti si sono scervellati per dare una spiegazione. Francamente non so darla nemmeno io. Non credo comunque che si trattasse di uno scarabocchio o che Gesù faceva finta di scrivere chissà cosa. Vabbè, andiamo avanti.

LA DONNA SORPRESA IN ADULTERIO (GIOVANNI 8:1-11)

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La Commemorazione: un dono per tornare a Dio

A Geova non importa perché torni, a lui basta il primo passo. E la Commemorazione è uno di questi.

Questo è ciò che ha detto Geova: “Se tornerete da me e resterete tranquilli, sarete salvati”. (Isaia 30:15)

Chi torna a Geova può stare tranquillo che sarà aiutato ad attraversare le turbolenze della vita e a rafforzare la speranza della salvezza. Non farti influenzare dal pensiero comune e deliberato che l’uomo non ha bisogno di Dio per la sua felicità. Oggi l’uomo si è alienato da sé stesso e da Dio. La relazione con lui è parte della struttura umana, perché l’uomo non è solo corpo ma anche spirito.

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I segni di una corrosione spirituale

Non ci si allontana da Dio da un giorno all’altro. Ci sono segni evidenti di una corrosione spirituale che vengono trascurati o presi alla leggera. Come distinguere questi elementi corrosivi che riguardano non pochi singoli testimoni di Geova?

La corrosione in chimica è un fenomeno che provoca il graduale deterioramento del metallo per effetto di agenti esterni. La corrosione è nella maggior parte dei casi un processo naturale che per essere evitato necessita di interventi specifici, come ad esempio l’uso di vernici adatte allo scopo.

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ABREAZIONE

Dizionario di Medicina Treccani

L’abreazione porta alla luce quei fatti traumatici che covano al di sotto della coscienza con lo scopo di neutralizzarli. Certe emozioni (dal pianto fino alla vendetta) legate a ricordi dolorosi se non trovano una via di sfogo, possono manifestarsi in sintomi patologici. In sintesi, l’abreazione è una presa di coscienza.

Rendersi conto di un fatto traumatico avvenuto in passato e nascosto nel nostro inconscio, che in maniera intrusiva e persistente ritorna sotto forma di immagini, pensieri o percezioni, è un primo passo per controllare i pensieri e le convinzioni negative.

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Secondo voi come mai ci sono più disassociati presenti alle adunanze e in molti casi nessun inattivo?

Questa domanda dovresti rivolgerla al corpo direttivo dei testimoni di Geova. Loro hanno in mano i dati ufficiali di quanti inattivi e disassociati rientrano ogni anno nel numero dei proclamatori e quanti vanno via.

Inoltre, non sappiamo nello specifico i motivi per cui alcuni abbandonano la congregazione. Le statistiche ufficiali noi non le conosciamo, anche se da molto tempo chiediamo che vengano pubblicate. Dalla nostra esperienza, dalle storie che conosciamo e da quelle di cui siamo venuti a conoscenza in questi anni, possiamo avere solo un’infarinatura del mondo dell’inattività. Nei nostri articoli abbiamo esaminato diverse cause, a volte queste si sommano ad altre e ne viene fuori un quadro di concause.

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La RABBIA di Achille

Volto tirato, occhi color fiamma, sopracciglia ravvicinate, guance tinte di rosso accesso, labbra agitate dal tremore, denti che digrignano, vene giugulari gonfie, capelli rizzati, muscoli tesi, impulso di fare a pezzi qualcosa. Un animale selvaggio, una follia di breve durata. La rabbia: un’emozione indisciplinata che esplode con le sue scenate e le improvvise fiammate di furore in maniera strana e inattesa.

Rovina i matrimoni, le amicizie, la fratellanza, qualsiasi rapporto umano. Nessuna persona ragionevole vorrebbe avere a che fare con un tipo escandescente. Al solo contatto, come minimo si ustionerebbe. Eh sì, la rabbia è un vero tallone d’Achille.

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Ne sutor ultra crepidam

«che il calzolaio non giudichi più in su della scarpa»

È una frase latina utilizzata per indurre a stare zitti coloro che tendono ad argomentare materie di cui non hanno nessuna competenza.

La frase originale è una raccomandazione rivolta da Apelle, pittore greco, a quel ciabattino che, avendo giustamente criticato un difetto nella raffigurazione dei sandali in un quadro dello stesso Apelle, voleva poi, forte di questo successo, criticare anche il resto. La frase è divenuta comune per sottolineare, o rimproverare, l’inopportunità di parlare e giudicare di cose di cui non ci s’intende. (Treccani)

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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