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La resistenza dei testimoni di Geova contro il nazismo

Col termine «resistenza» in tempo di guerra si indica di solito la lotta armata contro l’oppressore. Ma durante il periodo nazista, «resistenza» ha assunto il significato di qualsiasi tentativo deliberato di opposizione al regime nazista, per mezzo di atteggiamenti, posizioni e comportamenti.

In questo periodo, la «resistenza spirituale» dei testimoni di Geova incluse il rifiuto di compiere atti di culto o attività culturali. Il solo conservare la volontà di vivere era un atto di resistenza. Nei campi di concentramento lottavano per sopravvivere psicologicamente e fisicamente. Reti clandestine di reciproco soccorso aiutavano a procurare ciò che serviva per sostenersi.

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Ho preferito la felicità alla giustizia/ seconda parte

Ai bambini capita spesso di giocare e litigare. Pensano di avere ragione e per qualche minuto non si parlano. Dopodiché iniziano di nuovo a giocare come se nulla fosse. Lo fanno perché preferiscono la felicità alla giustizia.

Anche tra cristiani capita di litigare, ma a differenza dei bambini che non si fanno paranoie, la cosa va avanti per troppo tempo e alla fine, se la questione non viene risolta, si sceglie l’inattività. È un po’ quello che è successo a me.

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Geova non ci chiede la perfezione per amarlo ed essere amati / prima parte

Gottlieb, Il giorno della Propiziazione nella sinagoga, Tel Aviv, Museum of Art.

Gerusalemme, sinagoga italiana. Dopo avermi salutato, mi hanno dato la kippah, un piccolo copricapo da mettere in testa e fatto sedere in centro, mentre il rabbino da un pulpito legge brani del profeta Isaia. A fianco a me, un devoto ebreo italiano, mi porge un libro molto vecchio con alcune pagine staccate, è un’eredità dei suoi bisnonni.

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Geova ha cura delle sue pecore

di Mark Sanderson

Il corpo Direttivo mi ha chiesto di parlarvi del tema: “Geova ha cura delle sue pecore”.

Ebrei 2:1 dice: “E necessario che prestiamo più che la massima attenzione alle cose udite, affinché non siamo portati alla deriva”. Triste a dirsi alcuni servitori di Geova sono andati alla deriva tanto da non frequentare più le adunanze o uscire in servizio. Per qualche motivo sono diventati inattivi. Questa è la vostra situazione?

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Il timore di non identificarsi con Geova

Essere sé stessi è una condizione necessaria per evitare di spegnersi spiritualmente. Rappresenta anche un dovere morale che illumina la propria identità, e che manipolarla o annullarla produce solo sofferenza. Perdere sé stessi non è altro che un tentativo di rifiutare ciò che la nostra natura trova di essere.

Essere testimoni di Geova va accolto non accettato. L’accoglienza ha relazione con la delicatezza, il rispetto, la gratitudine, mentre l’accettazione, a volte, è manifestata in maniera indifferente. Non si costruisce la propria identità da soli. Siamo stati creati a somiglianza di Dio e non di qualcun altro.

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Hai ceduto all’inciampo o apprezzi le beatitudini?

Un articolo di Ernesto Gil Deza, medico oncologo argentino, pubblicato in prima pagina sull’Osservatore Romano del 29 dicembre scorso, fa notare un particolare che effettivamente sfugge anche al lettore attento della Bibbia.

Si riferisce alle parole di Gesù, scritte in Luca 7:23 E felice chi non ha inciampato in me”. Tra gli ebrei vi era l’idea che il Messia sarebbe stato un re terreno. I discepoli di Giovanni il Battezzatore volevano sapere se il Messia era Gesù o dovevano aspettarne un altro.

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Invito alla Commemorazione 2020

Ogni anno i testimoni di Geova fanno uno sforzo speciale per invitare persone, che perlopiù non conoscono, alla cerimonia che commemora la morte di Gesù Cristo. Gli inviti sono rivolti anche a quei fratelli che non si associano attivamente alla congregazione e che conoscono già.

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La vita è un’opera d’arte del felice Dio

Vogliamo iniziare questo nuovo anno con un articolo sulla speranza che molti nutrono in un futuro pieno di felicità. Cos’è realmente la felicità?

  • FELICITA’: Stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato. (Treccani)
  • Geova è definito nella Bibbia “il felice Dio”, mentre Gesù è chiamato “il felice Governante”. (1Timoteo 1:11; 6:15)
  • Secondo la Bibbia, la felicità dipende dall’amore di Dio e da una sana relazione con lui. Non si può essere felici senza ubbidirgli, perché la felicità è un suo dono. (Giacomo 1:17)

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Quell’attimo che cambia la vita

Oggi è l’ultimo giorno dell’anno e come ogni anno ci si augura che il prossimo che verrà sia migliore. È naturale desiderare di vivere al meglio la propria vita, in modo particolare quando l’infelicità diventa insopportabile e pensiamo di non farcela più.

Ma non è l’intensità del dolore, piuttosto cosa facciamo di esso, a fare la differenza. Il cambiamento deve avvenire in modo naturale, quando smettiamo di zittirlo, di dargli un nome e un’importanza non necessaria.

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Quelle voci dentro di noi

Il nostro io interiore non è solo ma in compagnia di tanti altri. Molte voci degli altri entrano nel nostro animo e risuonano dentro il nostro essere e vivono con noi. Gridano, parlano, ridono, ci consigliano, ci criticano, ci avvisano dei pericoli, delle scelte sbagliate.

Sono le parole degli assenti, dei ricordi, di un passato vicino e lontano, voci impresse nelle nostre memorie. Ci accompagnano quando siamo soli, stanchi, deboli, affaticati. Sono presenti in modo invisibile più di altri in modo visibile.

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Quando il nemico è nella testa e non nel cuore / quarta parte

«Indossate la completa armatura di Dio… prendete anche l’elmo della salvezza» (Efesini 6:17).

I cristiani ad alta sensibilità si fidano di chiunque tranne di sé stessi. Quando sentono di fidarsi solo della propria testa vanno in crisi. Il loro flusso di pensieri, oltre che diverso è in conflitto con quello della maggioranza delle persone. Il desiderio di volersi adattare agli altri senza riuscirci li fa stare male.

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Percezione sana o problematica? / 3^ parte

Ogni essere umano è dotato delle “facoltà di percezione” per distinguere il bene dal male. Questa facoltà sensoriale può essere usata non nel modo come il Creatore l’ha concepita.

La percezione è una presa di coscienza di una realtà esterna, trasmessa per mezzo di stimoli sensoriali che vengono analizzati e interpretati mediante processi intuitivi, psichici, intellettivi. Può trattarsi di un’impressione, di un’intuizione, di un presentimento o sensazione.

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Sensibilità, suscettibilità e ipersensibilità / 2^ parte

La sensibilità manifestata in maniera equilibrata rende forti e denota maturità. Essere sensibili nel modo sbagliato è segno di debolezza. Troppa sensibilità può diventare suscettibilità e spingere il cristiano a risentirsi facilmente per parole e azioni altrui che considera offensive.

Persino il proprio aspetto può rendere suscettibili, ma anche sentirsi trascurati o ignorati. Un difetto comune è quello d’essere troppo sensibili alle correzioni o alle critiche. Non è un caso che la Bibbia dia tanta importanza alla disciplina, proprio perché la tendenza umana è quella di risentirsi, di ritrarsi a causa della suscettibilità. (Proverbi 27:5, 6)

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Sensibilità incompresa

«Dovremmo abituarci non a giudicare gli altri, ma a cercare di capirli e a metterci nei loro panni. Non è una cosa facile, ma è necessario farlo se vogliamo ubbidire alla regola aurea di Gesù: “Tutte le cose dunque che volete che gli uomini vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro; questo è infatti ciò che significano la Legge e i Profeti”. (Matteo 7:12) I seguaci di Gesù devono perciò essere sensibili e capire la condizione mentale, emotiva e spirituale degli altri. Devono rendersi conto dei bisogni altrui, comprenderli e interessarsi personalmente di dare una mano. (Filippesi 2:2-4) Anche l’apostolo Paolo scrisse: “Poiché l’intera Legge è adempiuta in una sola parola, cioè: ‘Devi amare il tuo prossimo come te stesso’. — Galati 5:14».

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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