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Trasformarsi

La trasformazione in meglio o in peggio è un processo che fa parte della natura umana.

 L’esempio del bruco che diventa una bellissima farfalla, non più vincolata alla terra, ma capace di librarsi nell’aria, divenendo una vera signora dei cieli è calzante per descrivere la trasformazione umana, anche se nel caso dell’uomo il processo è più complicato. Come si sviluppa questa trasformazione? Perché di solito avviene dopo la mezza età? Come tdG, perché siamo interessati ai processi di trasformazione personale?

Ogni trasformazione comporta un’esperienza quasi soprannaturale. Si muore e si rinasce interiormente. In genere, il concetto di trasformazione porta le persone a diventare, in modo più profondo e completo, chi veramente sono e chi potenzialmente sono sempre state. Cambiare nel nuovo può portare paradossalmente all’antico. Chi subisce questo processo si rivela per quello che è. Non fa altro che realizzare se stesso, i suoi desideri, la visione, l’immagine che ha di sé al massimo grado possibile.

I cambiamenti più interessanti e spiritualmente più significativi avvengono nell’età adulta, perlopiù dopo i quarant’anni. In questa fase molte cose cambiano e spesso si vive un quadro della vita tutto diverso da quello immaginato. La larva che diventa farfalla è sempre la stessa creatura, solo apparentemente diversa. Il nuovo stadio che la porta a diventare farfalla era sempre latente negli altri stadi precedenti. La forma cambia, ma non diventa un essere differente.

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Il buon anziano

Ipotetico discorso del sorvegliante di circoscrizione, durante l’adunanza con il corpo degli anziani, quando un fratello viene nominato anziano di congregazione.

Caro fratello …, siamo felici di averti come anziano in congregazione, apprezziamo il tuo impegno e ti diamo il benvenuto. Vorrei che tenessi bene in mente tre aspetti del tuo prezioso incarico a favore dei fratelli: cosa significa far parte del tempio di Dio, l’essere testimone di Geova e nello stesso tempo anche discepolo di Cristo.

Paolo, in 1 Corinti 3:16, disse che i cristiani erano “il tempio di Dio” e che “lo Spirito dimorava in essi”. Si trattava di un’applicazione emozionante: “Il vostro corpo è la casa dello Spirito”. Geova non dimorava più nel tempio di Gerusalemme, ma nel cuore di ogni servitore di Dio di allora. Caro fratello, devi essere consapevole che questa nomina implica la casa di Dio, dove in essa abita ogni membro della congregazione inclusi i malati, i bisognosi, i deboli, gli smarriti.

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La doppia vita degli anziani

La fiducia non si esige, si ottiene in base all’onestà e all’integrità.

Ci si fida delle persone che fanno ciò in cui credono. Si può non essere d’accordo con chi la pensa diversamente, ma ciò non vuol dire che non sia una persona affidabile. Ci sono pastori nelle congregazioni dallo sguardo dolce, dai modi gentili, che ostentano calma e mansuetudine. Apparenza, tutta apparenza. Quando si ha a che fare con loro per questioni serie sembrano altre persone. Alcuni di loro hanno una doppia vita, sono ambigui e poco chiari.

Assomigliano ai farisei cui Gesù mise in guardia: “Perciò fate e osservate tutte le cose che vi dicono, ma non fate secondo le loro opere, poiché dicono ma non fanno” (Matteo 23:3). Sembrano strane al lettore della Bibbia, le parole di Gesù, “fate e osservate le cose che vi dicono, ma non secondo le loro opere”. Se sono falsi perché dobbiamo credere a quello che dicono? I capi religiosi conoscevano a memoria le Scritture Ebraiche, perciò nella misura in cui persino un ipocrita usa le Scritture fedelmente, ascoltate le Scritture che essi pronunciano. La Bibbia va sempre bene anche se chi la usa non è un esempio da imitare. La pericolosità a cui si deve prestare attenzione non sono i versetti che citano ma la loro persona e a ciò che da voi esigano che facciate.

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Non c’è cosa peggiore di compiere un abuso usando in modo scorretto la Bibbia

La Bibbia è la Parola di Dio non dell’uomo. Commettere un abuso umano facendo credere che si tratti di una cosa giusta e approvata da Dio, è peggiore dello stesso abuso.

Li sentite dal podio quando leggono le Scritture più per condannare che per salvare? Chi usa la Bibbia per evidenziare in continuazione aspetti negativi, correzioni, ammonimenti e giudizi gravi, finirà per scambiare la Parola di Dio per un codice di procedura civile e penale. Altro che “lampada che illumina il sentiero dei giusti”, questi “ammazza pecore” sono riusciti a trasformare la Bibbia nel martello di Thor. Certi pastori sanno solo martellare. Le mazzate morali, emotive, spirituali non sono anch’esse abusi spirituali? Forse, tali percotitori, hanno preso tante di quelle randellate nella loro vita da rimanere rintronati, al punto di aver perso gran parte della loro lucidità mentale. Hanno i neuroni a pezzi.

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Meglio soli e ben accompagnati

Chi ha subito un abuso spirituale, come può conciliare il piacere di stare solo con gli obblighi cristiani?

 Se sentite il bisogno di stare soli, fatelo sapere a chi di dovere senza giri di parole. Pur mantenendo la propria spiritualità e il dialogo, gli altri devono rispettare le vostre scelte personali. Siate fermi e chiari nel porre limiti alle esigenze degli altri. Un ritiro improvviso e senza preavviso non fa che preoccupare tutti quelli che vi stanno vicino. Fate capire che questi momenti di solitudine vi servono per riflettere e per rigenerarvi interiormente. Molti hanno superato il dolore di un abuso, raccontando la propria storia a se stessi, scrivendo un diario delle proprie emozioni, cercando di oggettivare quanto gli è successo. Attraverso la narrazione, potete riorganizzare la struttura della vostra esperienza, cercando di capire a che punto vi trovate nel rapporto con essa. Nel tempo potete riscrivere la vostra esperienza, rintracciando chi o che cosa vi ha procurato maggiormente sofferenza. Potete riscrivere le vostre aspettative e le convinzioni che hanno preceduto il crollo e tutto quello che avete imparato da questa dolorosa esperienza.

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E stai sempre a lamentarti

Lo vuoi capire o no che lamentarsi ti rende un idiota?

PROBLEMI DI CRITICISMO E NEURONI A RISCHIO ESTINZIONE

Ascoltare regolarmente per più di 30 minuti al giorno contenuti intrisi di “negatività” nuoce a livello cerebrale. Chissà come si sarà ridotto il cervello di colui che invece si lamenta in continuazione. I suoi neuroni avranno scelto il fine vita assistito. Molti approfittano della forma di cortesia dell’ascolto di alcuni per scaricare su di loro fiumane di lamentele. Costoro sono peggio delle onde magnetiche che hanno il potere di mandare off line il cervello. Molte esperienze ci insegnano che più tempo si passa con persone che si lamentano, anche in modo digitale, come nei social, più aumentano le probabilità di imitare il loro comportamento, adottando il loro modo negativo di porsi e di vedere gli altri. 

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Sai motivare i fratelli? Fai emergere le loro potenzialità nascoste?

Se vuoi costruire una “nave”, serve poco dar ordini ai fratelli e spiegare ogni dettaglio se prima non fai nascere nel loro cuore l’amore per il mare.

 Le motivazioni sono le lenti attraverso cui osserviamo il mondo. Rappresentano i nostri desideri. Non tutti desiderano le stesse cose. Questa diversità, se non è rispettata, porta ad avere in congregazione un rapporto conflittuale. L’ambiente in cui siamo cresciuti e l’educazione che abbiamo ricevuto hanno impresso nella nostra crescita una sorta di “marchio di fabbrica”, che ci caratterizza per tutta la vita, nonostante i cambiamenti spirituali che abbiamo fatto in tutti questi anni. Si tratta di valori che abbiamo e che ricerchiamo anche in altri per rinsaldare un vincolo che ci lega alla fraternità. Le principali motivazioni comprendono: il desiderio di accrescere le nostre conoscenze; ottenere vantaggi, visibilità e prestigio; il desiderio di aiutare gli altri; la coerenza. Gli anziani se vogliono collaborare a vicenda o se desiderano che la congregazione risponda positivamente alle loro proposte, devono saper toccare le corde motivazionali.

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Il mondo cambia in modo esponenziale: muoversi o morire?

La ruota è una invenzione semplice che fa girare il mondo. Quasi tutti gli oggetti meccanici che utilizziamo, hanno gli ingranaggi fatti di ruote dentate che trasmettono il movimento rotatorio. Dalla prima immagine di una ruota datata oltre 5000 anni prima di Cristo alla ruota aerodinamica di oggi. Un progresso inarrestabile di migliaia di anni e non sentirli.

Che il mondo sia in continuo cambiamento è fuori discussione. E’ pur vero che negli ultimi decenni, qualcosa è cambiato nei tempi e nelle modalità. La crescita delle organizzazioni è divenuta più veloce e con salti netti. Chi è testimone di Geova da lungo tempo si è trovato di fronte a una rivoluzione epocale. Oggi l’evoluzione tecnologica permette a menti brillanti, abili a muoversi in questo ambiente completamente nuovo, di creare mezzi stampa e di comunicazione in poco tempo, con capacità di sviluppo esponenziali e soprattutto con costi economici completamente inferiori al passato.

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L’anziano tdG nell’era 4.0

La quarta era industriale in atto è una rivoluzione culturale

È importante che il Corpo Direttivo e gli anziani delle congregazioni si mettano in discussione, modificando e migliorando i loro incarichi, le capacità e le loro aspettative per adattarli ai rapidi mutamenti in corso. In parte già sta avvenendo. L’era 4.0 non si tratta di una rivoluzione tecnologica, ma di un cambiamento di consapevolezza. La congregazione oggi deve essere coinvolta attivamente in tutte le sue componenti (anziani, servitori di ministero, pionieri e proclamatori) se vuole adattarsi a questo nuovo processo in atto. L’era 4.0 richiede un forte cambiamento culturale basato sulla ricerca di un benessere spirituale attraverso la tecnologia e sul saper fare tecnologia. L’uomo spirituale al centro, la tecnologia che gli ruota attorno e uomini capaci che sappiano farla funzionare dovutamente.

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LA DOPPIA VITA

Quando la religione tira fuori i suoi scheletri dall’armadio

Durissimo monito di papa Francesco ai pastori che hanno una doppia vita. Commentando il Vangelo di Marco durante la Messa tenuta ieri a Casa Santa Marta, Francesco ha spiegato che di fronte agli insegnamenti degli scribi, che pure “dicevano la verità”, la gente “pensava a un’altra cosa”, perché quello che dicevano “non arrivava al cuore”: insegnavano “dalla cattedra e non si interessavano alla gente”. Avevano perso la “capacità” di commuoversi proprio perché “non erano vicini né alla gente né a Dio”. E quando si perde tale vicinanza, evidenzia il Papa, il pastore finisce “nell’incoerenza di vita”.

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Quando Dio ci chiede di scendere dalla barca in tempesta

E quasi l’alba e un forte vento contrario agita le acque del mare tanto che gli apostoli remano con fatica. Gesù scende dalla montagna e cammina verso di loro sul mare in burrasca. Gesù sembra passare oltre e, quando lo vedono, i discepoli gridano sconvolti: “E’ un’apparizione!”. Gesù li rassicura dicendo di essere lui e di non aver paura. Pietro riceve il consenso di Gesù per andare da lui. A questo punto Pietro scende dalla barca e va verso Gesù camminando davvero sull’acqua. Ma guardando il turbine, ebbe timore e, avendo cominciato ad affondare, gridò: “Signore, salvami!” Tendendo immediatamente la mano, Gesù lo afferrò, dicendogli: “Uomo di poca fede, perché hai ceduto al dubbio?” (Matteo 14:24-34)

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Spiriti senza corpo

Testimoni di Geova esauriti

 Può sembrare strano che Cristo definito “Potenza di Dio” abbia provato in una circostanza una tale stanchezza da dormire profondamente al punto da non sentire nemmeno la tempesta che si era scatenata attorno a lui, ai suoi discepoli e alla barca dove dormiva. (1 Cor 1:24; Mat 8:24,25)

La stanchezza è la condizione di chi è affaticato, mentre l’esaurimento è una sensazione generica di spossatezza, di difficoltà, nello svolgere le mansioni abituali. Tutti gli uomini sono soggetti alla stanchezza. L’unico a non stancarsi è Dio. Non solo, madà allo stanco potenza, e a chi è senza energia dinamica fa abbondare piena forza”. — IS 40:28, 29. Cristo, nonostante provasse stanchezza fisica, aveva la “lingua degli ammaestrati” per poter dare ristoro “allo stanco” (Isaia 50:4). Nella vita cristiana si può ragionevolmente essere stanchi ma non esauriti al punto di abbandonare la verità.

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Quando puntare troppo in alto o troppo in basso porta ad andarsene dalla congregazione

Conoscenza e consapevolezza dei propri limiti consentono di essere equilibrati di fronte alle delusioni dei fratelli.

Capita di sopravvalutare le nostre forze, le nostre capacità, le nostre risorse. Non si tratta di una lacuna del nostro carattere, spesso è il contesto a determinare l’attivazione o meno delle nostre abilità. Comunque, in ogni caso, è utile conoscere i nostri limiti. Se abbiamo puntato troppo in alto non vuol dire che abbiamo fallito. Il punto è raddrizzare la traiettoria prima che sia troppo tardi. La vita cristiana è attraente perché è fatta di svolte e di bivi. Cambiare non è arrendersi, soprattutto quando ci mettiamo in discussione perché ci accorgiamo di aver preso una strada sbagliata.

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La vera felicità è meglio del Prozac

ARTICOLO PREPARATO PER I DEPRESSI E GLI INFELICI.

Parlare di felicità, quella con la effe maiuscola, mette di buon umore e non ha effetti collaterali che sconquassano l’impianto prostatico. Spesso ha una funzione anti-depressiva. Fa sempre piacere guardare la vita propria e altrui con speranzoso ottimismo. Non ci riferiamo alla felicità al quadrato che una nota cantante pubblicizza riguardo a una famosa compagnia di navi da crociera. Che di per sé è una bella felicità dei sensi e dei piaceri corporali anche quella. Parliamo di quella felicità che sa trarre il meglio della vita, anche dalle situazioni ingarbugliate.

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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