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Estremisti digitali

Molti che sono ostili ai tdG hanno capito la nuova logica digitale per estremizzare le loro idee sul web. Una volta c’era la carta stampata e i volantini come mezzi per diffondere le loro opinioni. Ma non erano strumenti efficaci né per raggiungere un buon numero di persone né per avere o divulgare informazioni di prima mano.

Erano i tempi di singole iniziative o di piccoli gruppi associati agli ultras della Chiesa Cattolica. Oggi, con il progresso tecnologico nel campo della comunicazione i tempi sono cambiati. Un oceano di informazioni sommerge chi vuole conoscere cosa, dove e quando sui tdG. Gruppi agguerriti e organizzati in comunità virtuali parlano sempre di più delle loro storie e manifestano liberamente le loro opinioni sull’organizzazione. Desolante è che a farlo in negativo sono anche gruppi della stessa religione dei tdG.

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Noi siamo più GRANDI della colpa

Il cuore dell’uomo, non sempre può turbare il presente, ma ciò che potrebbe inquietarlo è il rimpianto per una colpa commessa in passato e il timore che in futuro venga alla luce.

Si tratta di uno stato d’animo che paralizza la propria esistenza per qualcosa che ormai non si può più cambiare. Sentirsi in colpa fa parte della natura umana, non è Dio che ci fa sentire così.

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Troppo legati al passato, troppo slegati al futuro

I cristiani tdG che sono partecipi dell’attaccamento al passato, sono anche quelli che tentano di determinare le future scelte spirituali di altri. Lo fanno sulla base di quello che è stato loro inculcato a credere.

Chi è troppo legato al passato e alle sue regole riesce in un modo o nell’altro a condizionare il tipo di istruzione da seguire, quali mete raggiungere, quali amici frequentare, in che modo vestirsi, parlare e persino pensare. Tutto viene determinato da ciò che si crede, dalle usanze, e dalle regole che ogni famiglia e congregazione si è imposta. Ignorarle significa dover affrontare un forte ostracismo dai familiari e dai conservi in fede. Molte scelte sono determinate più dalla famiglia dove si nasce e dalla religione che si professa che da una libera consapevolezza. Com’è possibile crescere se si fanno sempre le stesse cose, nello stesso modo di come ci è stato insegnato?

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TRASFORMAZIONE RELIGIOSA E FORMALISMO

La Bibbia evidenzia la necessità di presentare sacrifici graditi a Dio con piena facoltà mentale, “di essere trasformati e rinnovati nella mente” (Romani 12:1, 2). In pratica, raccomanda di essere anticonformisti riguardo a questo mondo e di farlo con discernimento in modo da conseguire la pienezza del processo di trasformazione della personalità cristiana.

Il cristiano accetta dunque di non conformarsi alla logica del tempo in cui vive e accetta di agire concretamente. Il suo agire lo fa uscire fuori dagli “schemi” correnti. Tale trasformazione avviene in maniera graduale e passa attraverso una mente rinnovata che conduce alla scelta di un comportamento equilibrato. Senza discernimento non si può comprendere pienamente la volontà di Dio, perché esso è un dono dello Spirito di Dio che si unisce al nostro spirito, e come tale va desiderato e cercato da ogni cristiano.

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Devi distaccarti dalle ferite del passato se vuoi reinventare la tua vita

A causa di un trauma può capitare di rimanere intrappolato agli eventi dolorosi del passato e di riviverli per attirare l’attenzione o la commiserazione degli altri. Alcuni sfruttano queste ferite per avere un forte potere su chi li ascolta.

Rimanere ancorati a fatti dolorosi del passato impedisce di godere la vita e di fare progresso spirituale e rafforza l’immagine di sé stesso come sfortunato. Inoltre, protrarre il proprio stato di sofferenza, raccontando continuamente queste esperienze, fa credere che la soluzione sia sempre più irraggiungibile. La tua biografia diventa la tua biologia che a sua volta diventa una mancanza di realizzazione spirituale. Chi rimane nel dolore del suo passato trasmette una negatività alle cellule del corpo, che dopo un certo tempo diventa incapace di guarire.

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«Non riesco più a trovarmi bene in congregazione»

Quando il mancato inserimento nella comunità diventa una gabbia sociale e spirituale e vorresti scappare

Ci sono proclamatori che non si trovano per nulla simpatici e interessanti. Invece non è vero. A parlarci sono di una simpatia unica. Ancora una volta, questo ci ricorda che un tdG non necessariamente in privato appare come in pubblico. È normale che quando si ritrova in un gruppo di fratelli si può essere timidi e impacciati rispetto a quando si è in due. Siccome certe situazioni creano disagio, alcuni sembrano “stupidi” di fronte ad altri. Altri, invece, mantengono un atteggiamento distaccato che li porta a vivere in solitudine. Vivono ai margini. Si sentono diversi dagli altri tdG.

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Smettete di lasciarvi trattare male dagli altri

La trappola dell’assertività

Il cristiano assertivo è deciso, determinato, imperioso, risoluto. Di per sé queste qualità sono appropriate quando c’è da difendere i valori in cui si crede. Diverso è quando l’assertività diventa una trappola per chi si lascia sottomettere subendo critiche offensive ed esagerate da chi esercita un certo potere teocratico nelle congregazioni e abusa della sua autorità. Cosa fare in questi casi?

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Quel desiderio di andarsene altrove

«Non appena questo male si è insinuato nell’animo del monaco vi produce l’avversione per il luogo, il fastidio per la cella e perfino la disconoscenza e il disprezzo per i fratelli che vivono presso di lui o lontani da lui, come se fossero negligenti e persone poco spirituali. … si lamenta assai di frequente di non aver conseguito alcun profitto, deplora e si rammarica di non ricavare alcun frutto finché rimarrà legato a quella comunità …» (Le istituzioni cenobitiche 10.2.)

Nel V secolo, san Nilo, monaco cenobita egiziano scrive:

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Le riforme sono la soluzione migliore?

Responsabili di Inattivo.Info, vi seguo da qualche anno (…) troverete in allegato una mia riflessione che riguarda tutti i testimoni di Geova attivi e inattivi. Ritengo l’argomento di estrema attualità e vi prego di volerlo pubblicare perché (…) Grazie a tutti voi e cordiali saluti.

Ho notato che coloro che invocano le riforme sono i primi a muoversi quando le questioni importanti diventano oggetto di delusione o di discussione. I riformisti sono ovunque e spesso sono i promotori del cambiamento. Storicamente questa voce è riferita ai magistrati che avevano l’autorità di introdurre nuovi ordinamenti, oggi è applicata a persone che vivono legalmente e occupano posizioni influenti.

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Guerre interiori che lacerano lo spirito

La guerra letterale è un conflitto fra due o più stati, o in genere fra gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., nella sua forma estrema e cruenta, quando cioè si sia fatto ricorso alle armi. Tra le molte guerre combattute dall’uomo non potevano mancare le guerre di religione, spesso civili, che hanno per causa divergenze in materia di fede religiosa e la guerra santa fatta in nome della religione e in difesa di questa. In queste guerre, i leader religiosi di entrambe le parti in lotta affermano di avere il sostegno di Dio.

Se c’è una spiegazione “logica” per comprendere i motivi per cui gli uomini si fanno la guerra fra loro, molto più difficile è spiegare le cause che spingono l’uomo a fare la guerra contro se stesso. Scrivendo a Timoteo, Paolo lo consiglia di “combattere l’eccellente combattimento della fede”. (1 Timoteo 6:12)

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Poco sicuri di sé

A dominare la scena, anche nelle congregazioni, sono coloro che hanno la parlantina facile, quelli che si “sanno vendere”. Sfruttano ogni occasione per apparire. I timidi, invece, non fanno altro che perdere occasioni per mettere in mostra le loro qualità. Troppo preoccupati a ciò che pensano i fratelli di loro.

Nella società attuale, contraddistinta da un individualismo sempre più marcato, molti cercano di apparire per non sprofondare. Se stai iniziando a leggere questo articolo è perché probabilmente rientri nella categoria dei timidi. Lo smargiasso appena legge il titolo passa ad altro. Lui è troppo sicuro di sé stesso. Non si lascia intimorire da nessuno. Neanche una emoticon come quella di copertina lo scioglie. Troppo impavido per soffermarsi a disquisire sull’insicurezza.

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Ma la «verità» ci emoziona ancora?

Oppure abbiamo permesso che alcune emozioni, invece di farci progredire, abbiano bloccato la nostra crescita spirituale e in certi casi spinto alcuni all’inattività?

 La maggioranza degli studi sostiene che solo dopo i sei mesi di vita i bambini cominciano a provare delle vere emozioni. La prima è la gioia, poi la collera, infine paura e tristezza, mentre le emozioni sociali, come vergogna, imbarazzo, gelosia, invidia, colpa, si manifestano più tardi. Che dire di noi cristiani adulti: dopo che ci siamo nutriti con il latte delle cose elementari, abbiamo ancora bisogno che qualcuno ci insegni da capo le basi delle sacre dichiarazioni di Dio per provare le emozioni della verità? (Ebrei 5:12)

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Ricorda i giorni passati nella «verità»

«Ricordate i giorni passati, quando, dopo essere stati illuminati, avete sostenuto una dura lotta con molte sofferenze. A volte siete stati esposti pubblicamente a insulti e tribolazioni, altre volte siete stati al fianco di quelli che subivano queste cose. Avete partecipato alle sofferenze di chi si trovava in prigione e avete accettato con gioia di essere derubati dei vostri beni, sapendo di possedere qualcosa di migliore e duraturo.» (Ebrei 10:32-34).

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Analfabetismo emotivo, come affrontarlo?

L’analfabetismo emotivo è l’incapacità di riconoscere e controllare le proprie emozioni. L’analfabeta emotivo ha il cuore arido di sani sentimenti, è freddo, imprevedibile e attribuisce agli altri emozioni deficitarie che sono perlopiù sue.

L’analfabeta emotivo non si vede in quest’ottica e non accetta facilmente l’idea di essere tale.

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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