I forzati della coerenza

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Nessuno può convincerti a cambiare vita se tu non vuoi.

Se non puoi cambiare la tua vita, puoi cambiare il modo di vederla. Cambiare atteggiamento è l’unica cosa che puoi fare se stai vivendo male la tua vita e pensi che non puoi più fare nulla per cambiarla. Non sempre puoi attribuire agli altri la colpa dei tuoi problemi. Chi porta addosso tante cicatrici (anche interiori) è perché ha molto amato e vissuto. Non ne ha chi si è ferito poco e niente e forse sta peggio. Quindi, chi ha ferite profonde è più facile che cambi rispetto a chi ha soltanto dei graffietti.
Il nostro corpo è un continuo cambiamento. Si rinnova di giorno in giorno. I cambiamenti sono naturali perché fanno parte della vita. E’ un processo inarrestabile e quando si blocca, ci ammaliamo e poi moriamo. Alcuni in passato hanno fatto delle scelte importanti e che purtroppo a lungo andare si sono rivelate nocive. Invece di smettere o di cambiare, costoro vanno avanti lo stesso: più per coerenza che per convinzione. Se la coerenza è nel posto sbagliato ne soffrono sia il cuore che la mente. Il nostro cervello è in grado di riprodurre milioni di neuroni, formando i “sentieri” cerebrali che permettono di acquisire nozioni, conoscenza ed esperienze e che possono cambiare anche le più radicate convinzioni. Se il Creatore ci ha dotati di un cervello così meraviglioso e potente, non si capisce perché alcuni, di fronte a una coerenza che causa solo dolori e sacrifici, non riescono a usarlo correttamente. Cuore e cervello riescono ad armonizzarsi fra loro attraverso una serie di ritmi e frequenze coerenti, perciò stanno bene quando la coerenza si trova alla giusta distanza fra loro.

Quando abbiamo conosciuto la “verità” l’abbiamo accettata di buon grado con perfetta fede e assoluta sincerità. Se oggi siamo delusi e amareggiati perché molte cose sono cambiate e manchiamo di sincerità nel farle, non ha senso costringersi a recitare la commedia per sembrare quelli di un tempo. Non puoi nemmeno prendertela con gli altri se sei stressato, depresso o hai le coliche o l’orticaria. La verità la si legge nel viso, negli occhi, nelle rughe, nelle pieghe del sorriso dei fratelli. Meglio allora uscire allo scoperto: inizia tu a cambiare atteggiamento piuttosto che vivere male. Perlomeno provaci prima di decidere di “rompere” con la congregazione. Se ci riesci, bene. Ringrazia Geova e vivi in pace con te stesso e la congregazione.

Chi ha l’imprinting dell’Organizzazione farà fatica ad accettare le critiche dei contestatori. Quando un tale imprinting è cucito addosso alla veste del proclamatore per mezzo di regole rigide e concetti di ordine, sottomissione e ubbidienza, forgiandone la personalità, è inutile insistere con le critiche. Continuare a farlo significa sbattere contro un muro impenetrabile. I tdG vivono tali norme comportamentali come una salvaguardia sia dell’Organizzazione che di se stessi. Chi è così non uscirà mai dalle “righe”. Anzi, spesso non tollera che altri lo facciano. Se uno sta bene così per quale ragione dovrebbe cambiare? Cosa ben diversa sono gli orgogliosi  e i presuntuosi dalla coerenza facile. Questi difficilmente ammetteranno di aver sbagliato. Per loro cambiare opinione e modo di vivere significa ammettere di aver preso un abbaglio e non lo diranno mai apertamente nemmeno a se stessi. Per chi ha una stima troppo esagerata di se stesso, ammettere di essersi sbagliato, è come darsi un colpo di mazza in testa.

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Piuttosto che scendere dalla Torre, alcuni preferiscono farsi buttare o buttarsi loro quando ormai sono allo stremo. I forzati della coerenza diventano così cocciuti da preferire vivere una vita piatta, opaca, priva di sentimenti ed emozioni. Diffidate di chi si vanta di avere le idee chiare e inossidabili, certezze e verità intoccabili. Una tale rigidità, di solito nasconde una profonda insoddisfazione. Costoro sanno cosa devono fare, senza in realtà farlo. Troppe certezze fanno soffrire e impediscono al presuntuoso che le propugna di modificarsi e di rendersi del tutto felice. E meglio cadere “settanta volte sette” che apparire una roccia.

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Sono tanti gli “attivi” che in congregazione vivacchiano più per coerenza che per fede e amore. Credono che vivere di coerenza apparente sia in fondo un modo per essere approvati dagli uomini e salvati da Dio. D’altra parte, ci sono molti “inattivi” che preferiscono vivere letteralmente la loro incoerenza, sapendo cosa devono fare, senza decidersi mai di prendere posizione. Anche questo è un modo come un altro per non farsi giudicare dagli uomini ma direttamente da Dio.

(Cambiare vita – seconda parte)

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