Quadri, Geova ed emozioni

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Quali sono le ragioni che spingono le persone a commuoversi fino alle lacrime davanti ad un quadro, a una nota musicale, un film, una fotografia? Non è facile spiegare queste emozioni che ci sorprendono per alcuni minuti e poi ce ne dimentichiamo. Il pianto è spesso un fatto personale, perlopiù misterioso, complicato da spiegare e da capire.

Forse, l’arte ci attira a sé facendoci intuire aspetti segreti del nostro animo. Oggi è difficile trovare nella massa insensibile e irreggimentata dei visitatori di musei, persone ancora capaci di commuoversi. Un tempo di fronte a un quadro ci si lasciava trascinare fino a piangere. Il nostro tempo si è inaridito di emozioni e di sentimenti. Se qualcuno si emoziona, ce n’è sempre un altro che afferma che l’arte non ha alcun effetto emotivo. Il primo è tenero, il secondo è di pietra. L’arte contemporanea non suscita emozioni né scalda il cuore. L’arte si è involuta, è diventata oscura, indecifrabile, provocatoria. Oggi le lacrime, quale reazione a un’emozione, sono state addomesticate, così come si dosa lo zucchero e il sale. Abbiamo smesso di credere che un quadro possa appassionarci. Si soffre di artrosi emotiva e della sindrome di Sjögren.

Dio è lontano dall’arte contemporanea. Se oggi l’artista cerca una risonanza internazionale, non può dipingere quadri con tematiche religiose. Non è ben visto ed è tagliato fuori dal mercato. Proviamo vergogna a parlare di Dio nell’arte. Ci siamo induriti. In passato chi non piangeva era considerato un malato sociale, se non addirittura un idiota. Oggi avviene il contrario. Eppure ci sono visitatori che continuano a emozionarsi davanti a dipinti di natura religiosa, anche quando la religione è un tema molto lontano dalla mente di un osservatore. Dio è una parola sbagliata nell’arte moderna. Il ricorso all’arte contemporanea per la rappresentazione sacra è al centro di vari dibattiti, ma per certi versi rimane ancora un “problema” senza soluzione.

Gesù pianse alla morte di Lazzaro. Il suo pianto commovente e significativo era anche bello a vedersi. Le lacrime gli imperlinavano le guance e davano un senso al suo stato d’animo. Gesù amava il suo amico Lazzaro e le lacrime che gli sgorgavano dagli occhi commossi brillavano di intimità. Le lacrime appartengono all’intimo di una persona e come nel caso del quadro non dipendono dal quadro stesso o come nel caso di Gesù non dipendevano da Lazzaro, ma provengono dall’intimo che uno prova verso una cosa o una persona.

In una bellissima poesia, il poeta rumeno, Lucian Blaga, immagina il primo uomo, sorpreso dalla bellezza accecante del mondo e dalla tristezza di aver perduto il Paradiso, chiedere a Dio di poter contemplare, senza doversi torturare inutilmente, la bellezza del creato, che i suoi sensi ormai divenuti limitati e inquieti non riescono più a coglierne lo spirito. Secondo il poeta, Dio rimedia a questa imperfezione, donando ad Adamo il pianto.

Adamo piange Masaccio

Geova il grande Artista! titola un piccolo articolo della W 15/1/89. E’ riportato un esempio fatto in un discorso che fece riflettere una persona atea, al punto da convincerla in seguito a studiare la Bibbia: “I pittori dipingono tramonti e poi vendono le loro opere. Geova, il grande Artista, il Creatore delle albe e dei tramonti, ce ne dà uno ogni giorno gratis. Gli originali sorpassano di gran lunga le copie. Non dovrebbe essere questo un motivo per apprezzarlo come Creatore?”

La rivista Svegliatevi dell’8 novembre 1995 ha come titolo di copertina: In cerca del più grande Artista. Esamina nelle prime 12 pagine, il modo in cui le opere della Creazione possono aiutare l’uomo a conoscere meglio le qualità di Dio. Michelangelo riconobbe che “La vera opera d’arte non è che un’ombra della perfezione divina”. (Rom 1:20) Dio ci ha dato il dono della bellezza, perché siamo fatti a sua immagine. Per apprezzare meglio una tale bellezza, ci ha dotati di un cervello che capisce il valore estetico della creazione. Questa capacità influisce sui sentimenti arricchendone la vita e facendoci comprendere chi ci ha messo qui e perché. Come reagirebbe un artista di talento se un arrogante critico d’arte descrivesse la sua opera un semplice incidente avvenuto in un negozio di colori? Similmente, quale maggior affronto faremmo al Creatore dell’universo se attribuissimo la sua arte al cieco caso? Guardare la creazione senza attribuire il merito a Dio è come guardare un quadro senza capirlo o sfogliare un libro senza leggerlo.

La sindrome di Stendhal e quella di Gerusalemme. La prima coinvolge i turisti facendoli piangere, tremare svenire, barcollare dopo aver visto le opere d’arte, soprattutto a Firenze, come accadde allo scrittore francese Stendhal durante una visita nella città gigliata e la cui la sindrome prende appunto il suo nome; la seconda, dopo aver visitato i luoghi sacri a Gerusalemme, i pellegrini credono di essere uno dei personaggi della Bibbia. In genere vengono ricoverati in ospedale e dopo alcuni giorni dimessi in buono stato mentale. Purtroppo, ci sono molte persone, che pur non avendo la sindrome di Stendhal o di Gerusalemme, si commuovono più con le persone, con gli animali, con una montagna, con un tramonto, che non con Dio stesso che ha dato origine a tutte queste cose. Alcuni si immedesimano così intensamente nei quadri da venirne risucchiati dentro.

Ad esempio, i quadri di Caspar Friedrich sono opere fameliche, nel senso che adescano i visitatori con la solitudine, li attraggono a guardare dentro il quadro una presenza che a volte non c’è, se non nella mente di chi guarda. Molti osservatori si sentono perduti nello spazio immenso che i quadri raffigurano. L’osservatore cerca in quello spazio una presenza che in lui è assente. Può essere Dio, l’amore, il distacco dalle verità cristiane, una esperienza religiosa naufragata. Una delle opere che meglio rappresentano lo spazio sublime è Il naufragio della Speranza, ispirato a un naufragio realmente accaduto nel corso di una spedizione polare.

caspardavidfriedrich il naufragio della speranzansthalle_-_02

In primo piano si possono vedere i lastroni di ghiaccio, taglienti e aguzzi, che si accavallano fra loro verso sinistra. Sullo sfondo, una vasta distesa di ghiaccio esprime un senso di immenso dove su di essa grava un cielo plumbeo. La differenza enorme tra la grandezza della natura e la piccolezza umana è evidente sulla parte centrale di destra del dipinto, dove adagiata sul fianco, incagliata e schiacciata dalla forza inarrestabile del ghiaccio, si vede solo la poppa di una nave, la Speranza. La speranza dell’uomo di conoscere e dominare il creato, sono destinati a una sconfitta. Si tratta di una lotta impari e l’osservatore perso in quello spazio ne percepisce il senso.

Cappella Rothko a Houston. Mark Rothko è un pittore americano morto suicida nel 1970. E’ uno dei pittori più costosi al mondo. Un suo quadro, White Center è stato venduto nel 2007 per la cifra record di 72,84 milioni di dollari. Rothko mirava a fare arte religiosa, creava quadri che avessero un impatto spirituale e il piangere davanti ai suoi quadri è diventata la caratteristica principale delle sue opere. “Quelli che piangono davanti ai miei dipinti fanno la stessa esperienza religiosa che ho fatto io mentre li dipingevo”. Non intendeva dire che le sue opere erano religiose, ma che trasmettevano emozioni, tragedia, estasi e sorte avversa. Il suo rapporto con Dio non era molto buono, era peggiorato giorno dopo giorno. Sembra che le sue opere siano quelle dove gli osservatori hanno più pianto nel XX secolo. Molti, provenienti da tutto il mondo, continuano a farlo nella Cappella che porta il suo nome a Huston, negli Stati Uniti.

cappella-rothkoLa Cappella Rothko a Huston

Si tratta di un luogo multireligioso di meditazione, dove sono esposte 14 grandi tele senza cornici, senza un ordine preciso, in uno spazio vuoto e privi di titoli. I dipinti hanno superfici scure e rettangolari con tracce sbiadite, chiazze e strane forme. Molti visitatori vi trovano una pace che induce alla meditazione. Altri percepiscono un’atmosfera tombale, altri uno stato depressivo. C’è chi si siede e si lascia penetrare da un senso di quiete instaurando un dialogo con le presenze mute dei dipinti vuoti. C’è chi piange, perché i dipinti suscitano nel loro animo emozioni profonde e c’è chi si lascia quasi risucchiare dalle notevoli dimensioni delle tele. In un vestibolo ci sono i maggiori testi sacri di diverse religioni.

Se decidete di recarvi in un museo è consigliabile avere una infarinatura delle opere che si vogliono vedere, preferibilmente poche e concentrarsi solo su esse. State attenti alla troppa erudizione, può uccidere le emozioni. Un po’ come accadde ai farisei al tempo di Gesù. Un minimo di preparazione è più che sufficiente. L’importante è fidarsi di ciò che attrae. Un’emozione di fronte a un dipinto è qualcosa in più che guardare un quadro appeso a una parete come ornamento.

Nel mondo dell’arte la parola bellezza è evitata perché può dire tutto e nulla. Conta soltanto l’estetica. La spiegazione dell’arte è tutt’altra cosa. L’arte contemporanea ha tolto di mezzo Dio, la religione e la parola bellezza. Sono i segni dei tempi, così come sta succedendo in tutti i campi della nostra società. Invece l’arte è fatta per essere goduta e apprezzata. In realtà un dipinto non ha bisogno di guide, audioguide e cataloghi. Basta starsene seduti in religioso silenzio davanti a esso e lasciare che sia il dipinto a spiegarsi da solo. Lasciate fruire libera la vostra immaginazione, che è la miglior guida. Pensatela a modo vostro. Evitate la razionalità. L’arte non è per nulla razionale. Solo la vostra immaginazione può far vivere il dipinto. Se volete capire un quadro dovete osservare solo quattro cose: la forma e il disegno, la luce, il colore e la composizione.

Geova è il più grande artista sia dell’universo sia di tutti i tempi. Altro che inattivi e attivi, disassociati e associati. E’ incredibile come l’uomo cerca in tutti i modi di abbruttire la più straordinaria opera che Dio abbia mai fatto: l’uomo. Ci auguriamo che quest’anno e gli anni a venire, l’uomo inizi ad apprezzare di più la bellezza di se stesso e del più grande artista dell’universo che lo ha fatto: Geova Dio, il Creatore. E’ questo l’augurio più sincero che facciamo a tutti i nostri lettori.

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