A chi esita

In una poesia che si intitola A chi esita, il poeta tedesco Bertolt Brecht, descrive quelle persone, che di fronte all’aumentare dei problemi, scartano la speranza e maledicono il buio che avanza. Le difficoltà, che il poeta paragona a un nemico invincibile, crescono a dismisura. Nello stesso tempo diminuiscono le forze per affrontarle e aumentano le esitazioni. 

Le troppe domande senza risposte, non fanno che aumentare l’indecisione sul proprio futuro. Le cose diventano più difficili e irriconoscibili rispetto a prima. Queste persone non sanno a chi affidarsi per una soluzione.

Per Brecht, non bisogna aspettarsi nessuna risposta dalla buona sorte, oltre la propria. Perché l’esitazione nel prendere una decisione definitiva o per mantenere la parola data può essere fatale per il cristiano?

Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha travolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.

Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

Bertolt Brecht

Con la sua razionalità che sottopone a critiche, con le sue domande introspettive, Brecht, oltre a confessare i suoi dubbi e perplessità, cerca anche di mettere in crisi le certezze, le risposte insoddisfacenti e gli artifizi che provengono dalle classi dominanti. Il messaggio di Brecht è rivolto alle masse che si lasciano influenzare e guidare da una classe politica, senza manifestare nessuna passione per i veri ideali in cui hanno creduto e combattuto.

La fiducia nel sistema, l’ingenuità di credere che la classe umana possa soddisfare i bisogni dell’uomo in un futuro migliore e l’ignoranza nei confronti dei meccanismi che regolano il potere, non sono sufficienti per assolvere coloro che hanno affidato le loro speranze nell’uomo. Molti non hanno saputo o voluto rinunciare a ideali divenuti ormai obsoleti, a discorsi retorici, convinti che essi avrebbero rappresentato il bene comune. Di fronte all’evidenza hanno esitato, lasciandosi sopraffare da un sistema perdente e vuoto.

La lealtà di Iefte e di sua figlia li spinse a non ignorare il voto fatto a Dio. Anna fu disposta a sacrificare quello che considerava importante per mantenere la promessa che aveva fatto a Dio

Il cristiano non può permettersi incertezze, perplessità, dubbi e sospetti. La fede lo spinge a non esitare riguardo a ciò che il Creatore gli chiede di fare. La Bibbia contiene molti espliciti esempi di alcuni che esitarono a ubbidire a Dio, o che scelsero un modo di agire indipendente da lui.

«Ogni volta che fai un voto a Dio, non esitare a pagarlo, poiché non c’è diletto negli stupidi. Il voto che hai fatto, pagalo. È meglio che tu non faccia voto piuttosto che tu faccia voto e non paghi. Non permettere alla tua bocca di far peccare la tua carne, non dire davanti all’angelo che era uno sbaglio». (Ecclesiaste 5:4-6)

Nel contesto biblico un voto è una solenne promessa fatta a Dio. Chi fa un voto promette di compiere un’azione, offrire qualche dono, intraprendere un particolare tipo di servizio o astenersi da certe cose. Un voto viene fatto volontariamente, di propria iniziativa. Tuttavia, è sacro e vincolante agli occhi di Dio perché ha il valore di un giuramento, o dichiarazione giurata, con il quale ci si impegna a fare o a non fare una determinata cosa (Genesi 14:22, 23; Ebrei 6:16, 17).

Nella Bibbia troviamo scritto: “Nel caso che un uomo faccia un voto a Geova o esprima un giuramento per legare un voto […] sulla sua anima, non deve violare la sua parola. Deve fare secondo tutto ciò che è uscito dalla sua bocca” (Numeri 30:2). Gesù confermò che fare un voto è una cosa seria quando disse: “Avete anche udito che fu detto agli antichi: ‘Non devi giurare senza adempiere, ma devi pagare a Geova i tuoi voti’” (Matteo 5:33).

Come tdG, il voto più importante che abbiamo fatto è quello della dedicazione a Geova. Il Testimone, da quel giorno in poi “[appartiene] a Geova” (Romani 14:8). Si tratta dunque di una cosa seria. Non ci siamo dedicati a un’opera, a un’organizzazione o a degli eletti, ma a Dio in persona. La Bibbia condanna le esitazioni e le combatte fornendo esempi e ragionamenti validi e comprensibili per prendere una giusta decisione.

Se abbiamo fatto il voto di dedicarci a Geova dobbiamo pagarlo senza esitazione. Nessuno ci ha costretti a farlo. E’ stata una scelta volontaria e ponderata, non un’azione frutto di un momento di esaltazione spirituale. Quando ci siamo dedicati eravamo convinti e questa convinzione l’abbiamo espressa con le nostre parole e azioni prima del passo del battesimo. Allora non avevamo nessuna esitazione, solo certezze e convinzioni. Per coerenza e per rispetto nei confronti di chi ci siamo dedicati abbiamo il dovere di pagare fino in fondo il nostro debito, come stanno facendo milioni di dedicati a Dio.

Rinunciare a Dio per problemi con altri in congregazione, e alle cose che abbiamo promesso di fare volontariamente e per tutta l’eternità, non è una decisione saggia e coerente. Se si esita di fronte a Dio nel pagare il proprio voto per seguire una cosa stupida, non potrà mai esserci diletto e felicità in essa. I dubbi, le perplessità, le critiche ostili, gli spergiuri, non porteranno mai la felicità, anzi segneranno la tua vita e ti seguiranno ovunque andrai. Voto pagato futuro assicurato!

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Il punto di vista biblico:

Perché esitare? Ascoltate e ubbidite!

Dobbiamo ‘pagare i nostri voti’?

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