A Dio piace ridere CON noi, non DI noi

Il tempo scorreva lentamente presso i grandi alberi di Mamre, che sono a Èbron, il luogo dove dieci anni prima, Abramo aveva posto le tende quando Dio gli promise una ricompensa molto grande, una discendenza numerosa come le stelle del cielo.

Passarono altri anni prima che Sara, la diletta moglie, desse ad Abramo un figlio, che di generazione in generazione lo avrebbe fatto diventare il padre di una folla di nazioni.

Quel giorno, nelle ore più calde, il patriarca era seduto all’ingresso della tenda, quando alzò gli occhi e vide tre uomini in piedi a una certa distanza da lui. Corse loro incontro e si inginocchiò con il viso a terra, invitandoli a mangiare e a riposarsi, senza sapere che in quel momento Dio si stava rivelando nelle vesti dei tre angeli.

Un evento ricco di energia, che ha ispirato nei secoli successivi grandi artisti e pensatori. Uno di questi è Giandomenico Tiepolo che realizzò una tela intitolata Apparizione dei tre angeli ad Abramo.

Quando gli angeli annunciano ad Abramo che sua moglie, superata da molti anni l’età in cui può generare, avrà un bambino, Sara scoppia a ridere trovando bizzarra quella promessa,.

Tiepolo sceglie non il momento di dubbi e ilarità, ma ferma l’istante in cui Sara terrorizzata nega di aver riso, perché capisce che a parlare è stato Dio, Colui al quale nulla è impossibile. L’artista indirizza l’osservatore ai tre angeli, nei quali ognuno ha la sua specificità nelle dita che indicano ciascuno una realtà.

Il primo angelo a sinistra indica una terrorizzata Sara dopo che ha riso; quello in centro rivolge l’attenzione a Dio, il mittente del messaggio; quello a destra indica la fede di Abramo simboleggiata dalla posizione di sottomissione e di rispetto verso i forestieri di cui aveva intuito qualcosa di soprannaturale.

All’osservatore attento non sfugge il modo come Tiepolo raffiguri la pianta dei piedi di Abramo, consumati da una vita di spostamenti in terre lontane. Prima di andare via, quando Sara nega di aver dubitato, Dio tramite gli angeli ribadisce le parole che ha detto: “Davvero partorirò un figlio, vecchia come sono?”.

Impaurita, Sara nega, dicendo: “Non ho riso!” Ma lui le disse: “E invece sì, hai proprio riso!”. Parole in apparenza severe, in realtà vogliono rimarcare amorevolmente, non una completa incredulità, ma una certa mancanza di fede. L’idea di avere un figlio in tarda età a quanto pare le sembrava un po’ umoristica.

A 90 anni Sara ebbe la gioia di dare alla luce Isacco, che significa ‘risata’. Allora esclamò: “Dio ha preparato per me di che ridere: chiunque lo udrà riderà di me”. Questo ridere era evidentemente dovuto al piacere e alla sorpresa per la nascita del bambino.

E Geova riderà, non degli uomini e della loro condizione, ma riderà con loro. Riderà con chi, pur avendo patito traumi e sofferenze, si manterrà sempre fedele e aperto alla vita.

Nei momenti di afflizione si è soliti sdrammatizzare raccontando in maniera virtuosa storielle umoristiche. La risata bisogna inserirla bene in un contesto in cui chi la dice e chi l’ascolta sanno perfettamente il senso e di cosa si stia parlando.

Si ride con chi si conosce e di ciò che si conosce. Logicamente è esclusa quella forma del ridere comico, alle spalle di qualcuno o di chi è debole. Oggi, solo se ci fidiamo delle promesse di Dio di liberarci dal virus possiamo ridere per respingere i pensieri negativi.

I toni gravi e la retorica, senza il loro rovescio portano ad estremizzare. Chi sdrammatizza, mette in gioco le sue certezze e le riconsidera di nuovo. Il riso smussa la drammaticità senza via d’uscita, i fanatismi, spezza la tensione. Chi sa ridere sa comunicare, sa mettersi dalla parte del torto.

Spesso a ridere delle sofferenze è proprio chi ne è coinvolto e le sue battute hanno più forza. Ci vuole coraggio per ridere di una cosa che ti spezza il cuore.

Gesù dava una nota di umorismo nei suoi insegnamenti: il cammello che passa la cruna di un ago; la trave nell’occhio del fratello. Gesù non era rigoroso e inflessibile. Era caloroso e cordiale. E il senso dell’umorismo può aiutare i cristiani odierni a sentirsi meno depressi nei momenti di tensione.

Condite la vita con un pizzico di sano umorismo. C’è sempre un “tempo per ridere” (Ecclesiaste 3:4). La Bibbia definisce Geova il “felice Dio” (1 Timoteo 1:11). La creazione è piena di cose divertenti. Il senso dell’umorismo è un modo per migliorare i rapporti con gli altri. Una risata è “la strada più breve che unisce due persone”.

Dal senso dell’umorismo si possono capire molte cose: valori, interessi, preoccupazioni, intelligenza, immaginazione e bisogni. Chi ha il senso dell’umorismo tende ad essere più creativo, meno rigido e più disposto a prendere in considerazione e accettare nuove idee e nuovi metodi.

Ridere in modo sano libera dalle energie emotive represse. C’è chi con l’umorismo camuffa tensione e dolore. La Bibbia dice: “Perfino nel riso il cuore può essere in pena; ed è nel dolore che finisce l’allegrezza” (Proverbi 14:13).

Il cristiano non si diverte affatto del sadismo e delle ingiustizie. L’amore “non si rallegra dell’ingiustizia”. (1 Corinti 13:6) Non racconta barzellette offensive che denigrano, anzi trova il giusto equilibrio tra senso dell’umorismo ed empatia. (1 Pietro 3:8).

Ridere ha benefici effetti terapeutici, potenzia il sistema immunitario. “Il cuore che è gioioso fa bene come un rimedio” (Proverbi 17:22). Vedere il lato umoristico di una situazione è una delle cose più costruttive che si possa fare quando si è arrabbiati.

Attenzione, però. Non si deve essere spiritosi quando le circostanze richiedono che si sia seri o compassionevoli. Proverbi 25:20 ammonisce: “Chi toglie una veste in un giorno freddo è come l’aceto sugli alcali e come un cantore con canti per un cuore mesto”.

Il senso dell’umorismo va usato sempre con la debita discrezione, non deve mai essere meschino o irrispettoso e non deve danneggiare altri in senso emotivo o fisico. L’umorismo va usato entro entro i giusti limiti, non usandolo come un’arma per criticare o sminuire.

Dio ci ha creati anche per ridere. Lui ride, perché è dotato del senso dell’umorismo, lo dimostrano le scritture sopracitate. Ridere può far sì che non ci prendiamo troppo sul serio. Può aiutarci a rimanere allegri e rilassati. Può appianare i nostri rapporti con gli altri. Può aiutarci ad affrontare i problemi. Può addirittura migliorare la nostra salute.

Sì, è vero, a Dio piace ridere con noi ma non di noi. Ridere è un dono di Dio. Forse anche un modo per esorcizzare l’ansia e la paura della pandemia.

Ps. Notate quante similitudini tra questo articolo di Libero e il nostro pubblicato 13 giorni prima:

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Commenti (1)

  • inattivopuntoinfo

    |

    Abbiamo inserito un articolo di Libero di ieri sull’ironia. Notate quante cose simili ci sono con il nostro pubblicato 13 giorni prima, che confermano la validità dei nostri scritti.

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