Agnus

agnus deus

FRANCISCO DE ZURBARÁN, Agnus Dei, Museo del Prado, Madrid

La critica d’arte nasce dal giudicare dopo aver distinto. 

Contemplare le opere d’arte, vuol dire entrare in contatto con gli artisti morti, ma che continuano a vivere attraverso l’immortalità delle loro opere. Anche la Bibbia è viva, nonostante i suoi personaggi siano morti da tanto tempo. A volte i quadri ci sembrano incomprensibili e le spiegazioni dei critici ancor più complicate. Come la Bibbia, anche l’arte ha un suo lessico particolare, non sempre immediato. Tuttavia, se lasciamo parlare le opere stesse, se ascoltiamo la loro voce, forse non tutto ci apparirà così strano. Forse, ci accorgeremo che era già tutto dentro di noi, perché l’arte è la lingua della bellezza, della passione, dell’amore, doni che abbiamo ricevuti liberamente dal nostro Creatore.

Gli episodi della Bibbia hanno la forza di accendere il nostro spirito e trascinarlo in un mondo nuovo. Ogni lettore ha le sue reazioni quando si immerge nelle storie della Bibbia. Egli esprime liberamente le sue emozioni, percepisce la voce di Dio a modo suo. Il senso della pittura è anche questo: può cambiare per ogni osservatore. La realtà biblica, come quella della pittura è spesso ricca e vibrante da raccontarla senza troppe aggiunte, interpretazioni o voli immaginari. Tutto ciò che appartiene al passato, riusciamo a comprenderlo attraverso la Bibbia. Anche per mezzo dell’arte. Gli artisti ci parlano della storia lontana, la nostra storia. Essi sono i testimoni dei desideri, delle speranze e dei timori che hanno accompagnato la storia umana. Quando guardiamo una grande opera d’arte – a volte con soggezione e rispetto – cerchiamo di capire chi siamo, chi siamo stati. Spesso il significato che l’opera rappresenta è più importante dell’opera stessa, intesa come quadro o scultura. Allo stesso modo, il messaggio biblico è più importante della Bibbia come libro oggetto. L’arte non è un concetto astratto, si deve vedere, toccare. L’arte è il prodotto di un’azione dell’uomo, che rende visibile la sua immaginazione e la sua idea.

L’arte vive di libertà ed è condizionata solo dalle forme e dalle regole che ogni artista si è imposto. Ogni opera è creata con un’energia spirituale, unica e originale. “I pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che sono le pagine della Bibbia” (Marc Chagall). L’arte non è indispensabile alla vita ma le può dare un senso. Essa accompagna la vita nella gioia e nel dolore, nei sogni e nelle paure. In un’opera si annidano tutte le emozioni, i sogni e i simboli della vita. Forse non servono a nulla, eppure sono indispensabili per esprimere i nostri sentimenti e i nostri bisogni spirituali.

Ogni museo lascia sempre un ricordo incancellabile. Uno di questi è il Prado di Madrid. Collezione dei grandi pittori spagnoli: Zurbaràn, Agnus Dei, un olio su tela non molto grande. Guardo con ammirazione l’agnello, vittima sacrificale e simbolo di Cristo. E’ un dipinto riuscito. Un agnellino, ritratto con le zampe legate, dall’espressione mansueta. Infonde una profonda sensazione di abbandono: una macchia luminosa che si staglia su uno sfondo scuro e denso. Il muso è umido, l’occhio ha le ciglia delicate, le corna sono rugose e la lana spugnosa e leggera. Particolari che intensificano il realismo dell’opera. Prevale in essa una carica emotiva. E’ la caratteristica della pittura di Zurbaràn. Egli considerava la propria arte una come una sorta di missione spirituale, sollecitata da forti sentimenti religiosi: immagini adagiatesi miracolosamente nella sua tela come per incanto divino. Scruto intensamente questo dipinto e mi pare di vedere in esso una persona rassegnata alle ostilità della vita. Prigioniera degli eventi e impossibilitata a liberarsene. Appare come uno sprazzo di luce grigia in uno sfondo di dense tenebre. La pecorella ha i piedi legati, attende qualcuno che la liberi prima della sua uccisione. E’ un’immagine simbolica che evoca il testimone di Geova inattivo.

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