Ai margini della scomunica

donnescomunicatedaBenedettoBenedetto scomunica due religiose, assolvendole dopo la loro morte, Luca Signorelli, Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, Asciano, Siena

Il chicco di grano deve morire se vuole portare frutto. – Giov.12:24.

C’è stato un periodo della storia moderna in cui i venti del rinnovamento spiravano molto forti. Parecchi modus operandi furono messi in discussione a favore della riscoperta di un modo più autentico di vivere il Vangelo. I modi di vivere la fede erano avvertiti come fuori dalle logiche cristiane e imposti come opinioni personali lontani dall’insegnamento genuino di Cristo. Era viva l’urgenza di dare un significato agli impegni spirituali che perlopiù venivano svolti senza entusiasmo, più per abitudine che per convinzione. La prima esigenza fu la necessità di una lettura diretta dei testi biblici che erano esclusiva interpretazione della classe dirigente. Inoltre si cercava di recuperare l’autenticità del messaggio cristiano, tipico dei primi anni della sua diffusione. C’era la necessità di un confronto dal “basso verso l’alto” riguardo alle scelte di comportamento sia all’interno sia all’esterno della comunità, cercando di porre il problema su quale direzione indicasse lo spirito del vangelo. L’obiettivo era di rinnovare le strutture teocratiche che reggono tuttora le varie comunità, cercando di coinvolgere ogni singolo elemento alla vita teocratica interna dell’organizzazione. Si cercava da una parte una partecipazione attiva di ogni membro e dall’altra una sottomissione all’autorità più sincera e convincente, non più camuffata da principi pseudo biblici: una libertà di parola su argomenti importanti senza il timore di censure e biasimi. Questi primi vagiti di cambiamento erano la punta di un iceberg, la voce di tantissimi anonimi fedeli che desideravano che pratiche oramai soltanto controproducenti fossero riformate. Su queste tematiche, G.F. ha cercato un confronto scritturale.

Parlare liberamente di tali propositi su argomenti scottanti e in controcorrente fu dirompente all’interno di gerarchie ecclesiali profondamente radicate. Era inevitabile un brusco intervento della gerarchia per porre fine a questa voce nel deserto. Una tale anomalia non era tollerata e sebbene G.F. non sia stato scomunicato, è oggi ridotto al silenzio, ai margini dell’organizzazione. Sebbene le sue idee sono ignorate dalla maggioranza e il suo nome è un tabu, alcune sue intuizioni, a distanza di molti anni, sono più che mai attuali. Altre riecheggiano oggi con più insistenza. Ripensando al passato, G.F. prova rammarico per essersi speso così tanto per l’organizzazione religiosa di appartenenza e meno per quelli che più lo amavano, come ad esempio la madre.

L’opposizione degli anti riformisti non cesserà mai soprattutto quando si lotta per il primato delle Sacre Scritture rispetto alla tradizione. Tali resistenze sono inevitabili quando si toccano strutture molto radicate. Se c’è una volontà di andare avanti si va avanti, ma se ai vertici, la volontà è debole, la spinta riformista della base farà fatica a emergere. In casi come questo, l’autorità preposta all’insegnamento non è superiore alla Parola di Dio, ma deve servirla ed essere a lei assoggettata. Inoltre, i cambiamenti devono seguire il principio di gradualità e svilupparsi quando i tempi sono maturi. Una volta che il processo di cambiamento è in atto, non bisogna ostacolarlo né fermarlo.

 

La scomunica è l’esclusione del fedele dalla comunità. Chi ne è  colpito non può prendere parte alle attività di culto né può esercitare  funzioni o incarichi ecclesiastici

 

In genere, il cambiamento riguarda spesso il modo di operare dei pastori. Al riguardo, le parole di Paolo: “Non cerco i vostri averi, ma voi” (2 Cor. 12:14) sono utili per comprendere il problema. Purtroppo, nella vita comunitaria, ci sono pastori che cercano le comodità del gregge piuttosto che le pecore disagiate, in difficoltà. Ai rasatori piace tosare le pecore. Molti di questi pseudo pastori sono attratti dai possedimenti delle pecore “grasse”, cercano i loro averi e sovente si lasciano condizionare pervertendo il giudizio e mostrando favoritismo. Paradossalmente, invece di una reazione della base a questi soprusi, molti se ne stanno alla finestra a guardare con indifferenza, rendendosi anch’esse responsabili di tale impropria tosatura. Questi “cristiani” che guardano, ma non vedono, che hanno orecchi ma non sentono, che hanno la bocca ma non parlano, sono simili agli idoli di legno, rendendosi responsabili di un’ottusa resistenza passiva ai cambiamenti.

Il lombrico si muove per segmenti; non è un treno che va avanti tutto di un pezzo. Il lombrico manda avanti la testa, si ferma e poi il corpo lo segue. Le riforme (pur se a segmenti) si attuano se la testa di chi ci guida va avanti trascinandosi l’intero corpo. Non sempre le richieste della base sono dettate da individui ribelli o dissidenti come vogliono farli sembrare quelli che si oppongono ai cambiamenti. Spesso, indagando, si scopre che dentro le scarpe di questi riformisti non c’è lo zoccolo del Diavolo, che tanti pensavano di trovarci. E’ vero che il riformista apre la porta del cambiamento, ma sono i vertici ad avere la maniglia per chiuderla, ma non lo fanno, perché vogliono che sia lui a farlo. D’altronde, la porta è lui che l’ha aperta e quindi si aspettano che sia il riformista a chiuderla di sua iniziativa. Loro non vogliono essere accusati di ostracismo, né di violare la libertà dell’individuo. Chiedono semplicemente un’abiura di quello che hai sostenuto. In fondo, si tratta di sconfessare un pensiero, un’azione, mica l’interezza della tua persona con tutto il tuo credo. In questo modo si salvano cavoli e capra, anzi pecora e cavoli.

Anche di fronte a evidenti soprusi nessuna casta religiosa ammetterà pubblicamente i propri errori. C’è una sorta di aureola divina che svolazza sopra le loro teste. Se non accetti i “consigli amorevoli” sei prossimo all’espropriazione dei tuoi incarichi. Sarai ridotto allo stato laicale e per di più ti faranno sentire in colpa per aver seguito la via della contestazione invece di quella collaborativa. Loro sono guidati dallo Spirito Santo, tu no. Disubbidire a loro equivale a disubbidire a Dio e al suo Spirito, e come disse Gesù, tutto sarà perdonato, tranne chi pecca contro lo Spirito. Sei un uomo finito. La potestà di alcuni si è sostituita a Dio. E’ legittimo che ogni religione abbia una sua autorità e non è corretto metterla in discussione. Ma non sempre ciò che dice è indiscutibile. Chi ha il coraggio di discuterne non deve essere percepito dalle gerarchie come qualcosa di destabilizzante. Ogni valore umano può essere oggetto di discussione, soltanto i valori spirituali non sono negoziabili.

Al di là delle opinioni personali, l’esperienza insegna che già di per sé è molto difficile pensare a quali riforme siano necessarie, figuriamoci il tempo per discuterle, e poi per vararle. Forse, nel tempo qualche riforma si farà, ma sarà sempre una cosa misurata, non tale da indurre a cambiamenti profondi.

Se abbandoni, ti rinfacciano di essere stato frettoloso nell’agire e che rimanendo nell’alveo della “Grande Madre” avresti potuto produrre maggiori frutti, magari più lenti ma più duraturi e condivisi. Alcuni ti fanno notare come le tue capacità, i doni che possiedi e la tua intensa attività spirituale che hai svolto in passato hanno avuto la benedizione di Dio, mentre ora, dicono: “E’ un peccato perdere tutto pur di non rinunciare a un’idea”. Sarà pur vero, ma in realtà ci sono molti cristiani formali, che forse non credono più in Cristo, talmente abituati alle consuetudini, ai riti e ai comportamenti convenzionali che coprono una vera mancanza di fede e di riflessione critica. In questo modo, molti stanno morendo in un flebile silenzio. Altri, che si sono opposti al conservatorismo e hanno lottato per un cambiamento e che sono stati colpiti da censure e privati dei loro incarichi, si sono talmente scottati che non hanno più nessuna intenzione di emergere come tali. Alcuni di questi sono diventati inattivi. Ci sono altri cristiani che sopportano in silenzio la loro appartenenza religiosa. Questi hanno preferito, perché costretti a subire, l’emarginazione e l’umiliazione delle gerarchie, ma sono rimasti nella loro religione, perché hanno colto negli occhi, nel cuore e nelle parole di molti loro fratelli, la sete della Parola di Dio. Non tutti hanno mostrato il coraggio e l’amore per la Verità come alcuni di questi. Essi hanno lottato e continuano a farlo contro quelle gerarchie che in nome della dottrina cristiana vogliono imporre cose che non sono dottrina cristiana, anche quando il risultato è evidente e doloroso: riduzione allo stato laicale e privato di ogni incarico e responsabilità teocratiche. Ai margini della scomunica.

cattolico-marginaleFranzoni, nel libro Autobiografia di un cattolico marginale, racconta alcuni passaggi della sua vita religiosa che hanno influito sulle sue scelte. Divenuto abate presso il monastero benedettino di S. Paolo a Roma, partecipò in tale veste alle due ultime sessioni del Concilio Vaticano II. Venuto in conflitto con le autorità vaticane, per la sua fedeltà al Vangelo e per la sua attività ai problemi sociali e politici, fu dapprima ripreso, sottoposto a ispezioni, incontri, comitati e in seguito a un decreto di riduzione allo stato laicale emarginato, isolato ed escluso da ogni compito istituzionale. Dopo questo “strano processo” fu costretto a trasferirsi in una comunità, dove tuttora, all’età di 87 anni conduce una vita modesta, testimoniando un modo “altro” di essere Chiesa.

Pur trattandosi di un’esperienza diversa sotto molti aspetti, essa presenta molte analogie simili a quelle di tanti altri che hanno combattuto o continuano a combattere nelle loro religioni di appartenenza per una riforma giusta e appropriata ai tempi moderni, senza dimenticare le origini cristiane e il genuino insegnamento del loro Maestro, Gesù Cristo. Quanto scritto sopra nell’articolo è, dopo la lettura del libro, un’attenta riflessione di questa particolare esperienza umana e religiosa.

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