Che aiuto potete dare a chi ha subìto un abuso spirituale?

I cristiani che hanno subìto un abuso spirituale diventano timorosi, ansiosi. Si sentono in trappola. Desiderano disperatamente andarsene ma non possono. Cosa li blocca emotivamente? Cosa possono fare altri per aiutarli?

Sono troppe le rinunce da fare: amici, fratelli, anni di attività, abitudini consolidate. Alcuni sono terrorizzati da un’eventuale disassociazione, perderebbero ogni contatto sociale, spirituale, familiare. Anche la paura del domani impedisce di prendere decisioni. Per anni sostenitori e parte integrante del sistema, sono così radicati da non riuscire a staccarsi. Ripartire da zero e rifarsi una vita è molto complicato. Una via di fuga è spesso ostacolata dall’età, dalla salute precaria, dai problemi economici e familiari. Impotenti di fronte a un abuso e alle difficoltà della vita, ci si chiede: “Ce la farò?”.

Di fronte a un contesto del genere, è evidente che chi ha subito un abuso spirituale, ha bisogno di un sostegno per riprendere la sua vita. Alcuni si rivolgono ai professionisti della salute mentale, altri si fanno forza da soli, altri invece si lasciano aiutare da fratelli e sorelle in fede. E’ a questi fratelli che vogliamo dare alcuni suggerimenti.

  • E’ probabile che chi ha subito un abuso non viva ma sopravviva. Non riesce a reagire in modo adeguato. Ecco perché si sono rivolti a voi. Alcuni sono più deboli di quanto sembrano. Non sminuite il loro problema e non banalizzatelo. Se percepiscono che non li prendete sul serio chiudono definitivamente la conversazione.
  • Fate capire la differenza tra sensi di colpa e vergogna. Il senso di colpa fa capire dov’è che abbiamo commesso lo sbaglio e motiva a ripararlo. La vergogna è distruttiva, fa sentire incapaci. “Chi soffre come cristiano non provi vergogna” si legge nella Bibbia (1 Pt 4:16). Agli occhi di Geova siamo considerate persone preziose, indipendentemente dagli errori nostri e altrui.
  • Fate capire che il comportamento in un’azione è diverso da quello che si è come persona nella sua interezza. L’errore è circoscritto in un aspetto della nostra personalità. Non tutte le altre buone qualità sono compromesse. Se non riusciamo in un’attività, non vuol dire che non possiamo avere successo nelle altre. Dio non pretende ciò che non riusciamo a dargli, né ci punisce al minimo errore.
  • Alcuni non sono abituati alla chiarezza dei consigli che ricevono. Ci sono anziani che parlano in codice, come se i fratelli fossero dei radar in grado di decifrare ciò che dicono. Forse, per aiutarli, sono sufficienti pochi concetti espressi con chiarezza.
  • Rassicurateli di non preoccuparsi troppo dei rimproveri ricevuti. La mentalità che come cristiani dobbiamo sopportare tutto e di più per essere guardati con favore da Dio e dagli altri, non sempre è condivisa. Per alcuni è vista come una mancanza di speranza, una forma di fede che ha bisogno delle sofferenze, del dolore e dell’infelicità per piacere a Dio. La sofferenza auto inflitta non è mai stata richiesta da Geova per avere la sua approvazione. A differenza dell’uomo Dio non è un masochista. Aiutateli a non minimizzare le colpe ma nemmeno a martirizzarsi.
  • Alcuni anziani basano i loro giudizi attraverso il processo mentale della prova/peccato. Secondo loro, una prova non superata implica un peccato non rivelato. Come se chi ha subito un abuso nascondesse la colpa di essere lui il colpevole. Assurdo. Siate sensibili ai loro sentimenti feriti. Alcune emozioni non sono sbagliate ma confuse. Dovreste aiutarli a metterle in ordine. Se invece emergono dei peccati incoraggiateli a rivolgersi ad un anziano amorevole, maturo e comprensivo.
  • Mantenete un rapporto equilibrato. Fate capire che anche le persone emotivamente e spiritualmente forti subiscono prove anche pesanti. Le sofferenze si abbattono “nell’intera associazione dei fratelli che sono nel mondo” (1 Pt 5:9). Le difficoltà fanno parte della vita e non sempre sono dovute a mancanza di fede o di maturità. Ad essere onesti, si deve riconoscere che non tutti gli anziani dalla mentalità legalistica sono responsabili di abusi. A volta si tratta veramente di malintesi. Chi è debole potrebbe percepire i fatti con debolezza. Sia mentale che spirituale. Rafforzateli e rassicurateli che si tratta di una situazione momentanea. Ognuno ha i suoi tempi, rispettateli e non scoraggiatevi se al momento non vedete i risultati delle vostre fatiche. Continuate a rimanere desti nell’accorgervi delle loro richieste di aiuto. Anche di fronte a un apparente insuccesso non rifiutate il vostro aiuto e la vostra presenza. Sarebbe una mazzata, forse mortale.

Abusi spirituali – sesta parte

I prossimi articoli sarannnno pubblicati durante i mesi di dicembre, gennaio e febbraio.

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