Al ritorno la strada è sempre più breve

strada

Andare sembra più lungo di rientrare, perché?

L’effetto ritorno è una sensazione diffusa che fa percepire il percorso del rientro più breve rispetto a quello dell’andata, anche se il tempo impiegato e la percorrenza sono identici. Questa percezione non dipende dal tragitto, ma dalle nostre aspettative.

All’andata la smania di arrivare ci porta a sottostimare la distanza da percorrere e il tempo sembra dilatarsi. Al ritorno aggiustiamo le attese in base al reale percorso da compiere. Questo atteggiamento potrebbe aiutare a comprendere come le nostre attese modellino il tempo percepito.

Un simile effetto è da considerare con attenzione, quando l’inattivo decide di rientrare nelle fila dei proclamatori. In questo caso si potrebbe avere l’illusione che la strada del rientro sia più veloce. In realtà non è così. Ognuno ha i suoi bisogni, e le attese come le circostanze variano. Perciò, non si dovrebbero forzare i tempi del rientro. “Ogni cosa a suo tempo”.

Piuttosto, è necessario mostrare benignità e pazienza, soprattutto se dovessero verificarsi delle ricadute. Una pecora ferita ha bisogno di cure, di comprensione e di sostegno. State vicino al fratello che desidera ritornare da Geova. Non vi immischiate nelle sue faccende personali, salvo che non vi sia chiesto un parere. Non trattatelo come un bambino spirituale e conferitegli la giusta dignità. Non inondatelo di baci e abbracci la prima volta che lo vedete in Sala del Regno, se poi alle successive adunanze vi limitate soltanto a un saluto accennato.

Pensate a cosa direbbe Geova quando ritrova la sua pecora dispersa. Riflettete sulle parole di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, poiché io sono d’indole mite e modesto di cuore, e troverete ristoro per le anime vostre. Poiché il mio giogo è piacevole e il mio carico è leggero” – Matteo 11:28.

Il fratello non più attivo se messo nelle condizioni ideali può sviluppare le potenzialità necessarie per riattivarsi e in certi casi potrebbe diventare persino iperattivo. Nella sua vita inizia a operare un processo di trasformazione: da una condizione inoperosa a un’attività fervente.

In molti casi, i proclamatori inattivi sono diventati zelanti pionieri, uomini e donne forti nella fede, pastori amorevoli. Dentro di loro è latente una forza che se si riesce a farla scaturire e indirizzarla nel giusto modo diventerebbe una sorgente da cui potrebbero attingere anche altri inattivi.

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