Ci riescono e poi diventano SCONTENTI

Dopo aver conosciuto “la verità”, hanno cambiato personalità, modi di vivere, hanno fatto sforzi non indifferenti per accettare le norme bibliche e diventare testimoni di Geova attivi, e poi, una volta raggiunti gli obiettivi, diventano scontenti delle mete raggiunte. Perché?

Una volta conseguite certe mete, è normale prendere fiato e rallentare un po’. Il problema diventa serio quando svaniscono le motivazioni iniziali che hanno indotto a fare grandi passi. Quella sensazione di pienezza e di soddisfazione interiore non riscalda più come un tempo. Quel senso di raggiungimento tanto atteso, invece di rendere orgogliosi, piano piano si attenua e si comincia a sentire un vuoto dentro.

Questo succede perché non sempre il raggiungimento di qualcosa di grande corrisponde alla felicità sperata. La delusione è tanta che si comincia a perdere l’entusiasmo per la verità. Questa contraddizione tra i traguardi raggiunti e la mancata felicità viene definita: l’errore di arrivo o la delusione della meta raggiunta. Questo inganno dell’obiettivo conquistato, illude chi pensa che una volta conseguito, vivrà in una condizione di felicità eterna.

Il problema non è l’arrivo ma la partenza. Probabilmente si è sovrastimato quanto sperato all’inizio. Forse si è partiti con aspettative diverse da quelle reali oppure non si sono valutate bene le conseguenze, una volta raggiunto il traguardo. Alcuni si sono posti una meta sbagliata pur raggiungendola con metodi giusti, oppure si sono prefissati una meta giusta ma sono arrivati nel modo sbagliato.

Incappiamo in un inseguimento senza fine, perché abbiamo sottovalutato il nostro impatto emotivo al termine della corsa. La corsa della vera vita di cui parla la Bibbia finisce quando saremo nel Nuovo Mondo. Finché siamo in questo mondo, la nostra felicità è soggetta a sbalzi e non sempre corrisponde ai nostri desideri. Ci siamo creati una felicità che pensavamo si potesse raggiungere soltanto con i nostri sforzi e che dipendesse unicamente dalle nostre capacità.

La vera felicità è altro e se non ne siamo consapevoli ci immettiamo in un percorso senza fine, alzando sempre più l’asticella delle aspettative, fin quando ci stanchiamo e scoraggiati ci lasciamo andare. Ci siamo soffermati troppo sugli aspetti positivi da raggiungere e abbiamo trascurato quelli difficoltosi che si incontrano nel nostro percorso cristiano.

Dopodiché si entra in un meccanismo di illusioni, disillusioni, amarezze, disappunti e frustrazioni. La meta raggiunta non è appagante come abbiamo sperato. Pur non avendo sbagliato gli obiettivi, siamo partiti con ogni probabilità con motivazioni sbagliate e questo non ci rende contenti.

La vera felicità non è il risultato di un desiderio egoistico. Essa consiste nell’essere generosi, nel dare e donarsi ad altri. L’obiettivo vero è quello di raggiungere una meta che sia di beneficio, non solo a noi, ma anche al prossimo. “C’è più felicità nel dare che nel ricevere” disse Gesù. I cristiani che mirano esclusivamente alla loro felicità tendono a essere meno felici degli altri quando pensano di averla raggiunta.

Chi cerca di raggiungere la felicità ad ogni costo è perché al momento è infelice. Inoltre, si illude che una volta raggiunto e superato il traguardo si diventi automaticamente contenti.

Molti fanno notevoli sacrifici per il conseguimento di una carriera, ricevere una promozione o avere uno stipendio ben remunerato. Molti genitori impegnano anni della loro vita per dare ai propri figli un’istruzione secolare. Altri investono i loro affetti e i loro sentimenti nel matrimonio. Una volta raggiunta la meta, non è raro sentirsi delusi dai risultati realizzati.

Abbiamo la tendenza a ritenerci bravi e infallibili nelle nostre scelte, convinti che esse siano le migliori per il nostro futuro. Forse non siamo molto bravi a prevedere l’intensità e la durata degli effetti degli eventi. Per di più, la felicità di un cristiano dipende molto dalla qualità delle relazioni familiari e fraterne, che molte volte trascuriamo, pur di arrivare al traguardo delle nostre aspirazioni.

Comunque, riconoscere e accettare la delusione della meta raggiunta, non significa che sia sbagliato d’ora in avanti porsi delle mete e che dovremmo accontentarci di una vita mediocre. Abbiamo la necessità naturale di costruirci un futuro perché siamo stati creati in funzione di esso. Nella nostra società, orientata agli obiettivi, stabilire una meta su cui lavorare è spesso un potente motivatore che guida il progresso professionale, personale e per quanto ci riguarda quello spirituale. Il punto è: raggiungere un obiettivo può renderci infelici, ma fissare obiettivi ci rende felici?

Molto dipende dal modo come prefissiamo i nostri piani e che cosa ci aspettiamo una volta realizzati. Meno ci si preoccupa di essere felici e più si è felici. In altre parole, non bisogna pensare troppo a come raggiungere la felicità, dobbiamo invece fare quelle cose che ci fanno sentire bene. Se impegnarsi nel mondo spirituale di Geova ci fa stare meglio, allora fantastico, buttiamoci dentro, immergiamoci senza aspettarci una promozione o una ricompensa. Siamo già rimunerati riccamente con l’appartenenza al suo mondo.

La dedizione al continuo miglioramento personale è ammirevole, ma per alcuni potrebbe diventare una discesa pericolosa. Troppo presi dai risultati prefissati, possono cadere nella trappola di aspettarsi troppo da sé stessi e dai loro fratelli. Il consiglio è di non alzare la posta, confidando troppo nelle proprie abilità. Forse è il caso, di riscoprire qual è la vera missione di tdG e quali sono i sani orientamenti per rimanere tale.

Gli incarichi e i privilegi, pur importanti nella vita del cristiano, se vengono considerati come un premio ambizioso, non sempre migliorano la qualità della fede e il rapporto con la congregazione. La sincera motivazione a servire Dio aumenta con la qualità della spiritualità. Molti tdG sono felici perché si concentrano sulla felicità coltivata lungo il loro percorso di fede e non sul risultato finale dei loro sforzi. Sanno apprezzare al presente le piccolezze della vita mentre servono Geova giorno dopo giorno.

Il successo è fluido, gli obiettivi e le circostanze possono cambiare anche repentinamente. La grandezza della vita è fatta più di cadute che di successi. È sorprendente quante volte nella nostra vita cristiana ci dimentichiamo che Geova è Colui che concede generosamente ogni bene. Basta solo questo a renderci contenti. Tutto il resto è pura illusione.

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