Ali bruciate

icaro

Molti dimenticano che il carattere prevalente  del vero cristianesimo è di tipo missionario e pastorale.

Ci sono proclamatori sensibili ed entusiasti, anziani amorevoli, beteliti eccellenti, pionieri e sorveglianti zelanti. Tutti questi sono un esempio di attaccamento a Dio e alla sua organizzazione ed è grazie al loro impegno di predicatori del Regno che si regge l’intero sistema teocratico dei testimoni di Geova. Sono veramente dei cari fratelli. Ed è proprio per questo motivo che molti collassano. Hanno volato troppo in alto per lungo tempo e quando ci si avvicina troppo al sole, c’è il rischio di bruciarsi le ali. Siamo uomini terreni che guardano in alto, al di là del cielo. Aspiriamo a elevarci. Cerchiamo disperatamente la fonte della nostra vita. Assomigliamo a Dio.

Se è vero che tendiamo a innalzarci, allo stesso tempo c’è il pericolo di schiantarci a terra. L’atterraggio non sempre è morbido, a volte ci si può sfracellare in mille pezzi. E’ questo il paradosso del servizio per una giusta causa: “Bruciarsi” per l’intensa attività spirituale cui si è soggetti. Ci si brucia, non per ambizione personale, né per motivi sbagliati, semplicemente perché le responsabilità ricevute sono una conseguenza delle ottime qualità spirituali e dell’eccellente spirito di sacrificio. L’impegno profuso è stato di una tale portata, che nel tempo le nostre ali che ci permettevano di volare così in alto da sentirci vicino alle cose celesti di Dio, si sono bruciati per effetto della troppa combustione teocratica. Un tempo “bruciarsi le ali” era una prerogativa di individui fuori dal comune. Oggi ardere di troppo spirito di sacrificio è un’esperienza che coinvolge molti fedeli servitori di Geova. Non si cade più singolarmente, ma in modo collettivo.

XIR3675 Landscape with the Fall of Icarus, c.1555 (oil on canvas) by Bruegel, Pieter the Elder (c.1525-69); 73.5x112 cm; Musees Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Brussels, Belgium; (add.info.: Icarus seen with his legs thrashing in the sea;); Giraudon; Flemish, out of copyright

Nella Caduta di Icaro, di Brueghel, conservato al Museo Reale di Belle Arti di Bruxelles, Icaro relegato in un angolo del dipinto, in basso a destra, dove si vedono solo le gambe, piomba in mare in solitudine e annega lontano dalla scena, senza che nessuno se ne accorga. Nessuno ascolta il suo grido disperato. La sua caduta lascia indifferente il pescatore che non si lascia distrarre, il pastore ha lo sguardo in alto invece di guardare le pecore, mentre il contadino continua imperturbabile ad arare: “Nessun aratro si ferma perché muore un uomo”. Gli uomini non comuni pagano il loro ardore. La fiamma dello spirito che arde l’anima di questi fedeli servitori di Dio non interessa al popolo indifferente. Essere parte di una teocrazia sovra-riscaldata, porta molti Testimoni a dover affrontare una fatica che va oltre le loro possibilità. Si tratta di uno sforzo enorme che consuma così tanta energia da far precipitare il cristiano da un’intensa attività a una totale inattività.

Icaro non è più solo nella teocrazia; è come se l’intera organizzazione cercasse di avvicinarsi a un sole troppo potente, a un “fuoco sacro dell’esagerazione e dell’esasperazione”. Un’incandescenza del sistema che si ritorce contro il singolo proclamatore. Troppe norme, a volte rigide e non sempre appropriate. Sforzi non ripagati, né riconosciuti. Sfruttati e spremuti. I sintomi di questo regime a senso unico sono fatica, ansia, stress ingestibile, spersonalizzazione, senso di inadeguatezza. I più colpiti sono i fratelli e le sorelle che hanno donato troppo senza ricevere nulla quando ne avevano bisogno.  Molti di essi vivono da “bruciati” nelle congregazioni. Nessuno si accorge di loro, né si presta attenzione al grido di aiuto. Molti si comportano come il pescatore, il pastore e il contadino dipinti da Brueghel. C’è una totale indifferenza per chi, dopo aver volato tra le cose celesti, lontano dalla bassezza delle cose terrene, annega nel mare dell’umana teocrazia. Spesso sono coloro che manifestano incompetenza, inadeguatezza e mancanza di conoscenza dei reali problemi, a creare le condizioni per bruciare ulteriormente i fratelli che stanno affrontando queste prove di fuoco e che hanno bisogno di aiuto specifico. I veri problemi da affrontare riguardano la morte di una persona cara, l’elaborazione del lutto, malattie, vecchiaia, solitudine, separazioni, divorzi, affidamento e cura dei figli, problemi coniugali frequenti, inattivi, irregolari, disassociati.

araba-fenice

Alcuni fratelli sono come l’Araba Fenice: prima o poi sorgono dalle ceneri

Non basta far ruotare tutto l’apparato teocratico intorno alla predicazione. Molti dimenticano che il carattere prevalente del vero cristianesimo è di tipo missionario e pastorale. E’ questa la ragione per cui è sorta l’organizzazione dei testimoni di Geova: per concentrare le attività su questi campi e limitare o addirittura evitare gli aspetti tecnici. Oggi non è più così: la predicazione tecnocratica è diventata l’attività principale a discapito dell’esercizio pastorale. Oggi come non mai è attuale il commento di Giovanni: “Nessuno ha mai visto Dio. Se continueremo ad amarci gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore è reso perfetto in noi”. (1 Giovanni 4:12). Dio è in noi se abbiamo costruito una relazione basata sull’amore. “Vedete quale sorta d’amore il Padre ci ha dato, affinché fossimo chiamati figli di Dio; e lo siamo”. (1 Giovanni 3:1). Il vero cristianesimo si basa sull’amore: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”. (1 Giovanni 4:7-12, 16). Siamo sicuri che gli altri ci riconoscono come discepoli di Cristo dall’amore che c’è in noi? Questo amore è realmente così visibile? O il mondo ci conosce soltanto perché andiamo di casa in casa? Attività che oggi sta cedendo il passo a una diffusione virtuale di un marchio tecnologico formato da alcune parole e un punto, che fino a qualche anno fa non esisteva affatto. Che fine ha fatto la Parola di Dio?

Quando abbiamo conosciuto la verità, ci era stata promessa la venuta di un mondo migliore. Se ripensiamo a quei giorni, quando abbiamo iniziato a studiare la Bibbia, restiamo colpiti dal clima di ottimismo che si respirava. La congregazione ci pareva come la versione futura del Paradiso. Ognuno di noi, studenti biblici, accettava di buon grado ogni insegnamento che avrebbe in seguito cambiato radicalmente la nostra vita e modificato le nostre abitudini. Abbiamo ricevuto in cambio una speranza, una maggiore sicurezza, una consapevolezza dei nostri bisogni, una fratellanza mondiale con la quale condividere i propri interessi e le attese di un mondo diverso.

dark_angel

Non c’era nulla da rimproverarsi per ciò che avevamo lasciato nel mondo. Eravamo felici di contribuire all’espansione di questa grande Teocrazia. E abbiamo dedicato la nostra vita agli altri, felici di spenderci per l’Opera. Col tempo siamo diventati più automi e meno autonomi. Dopo molti anni dedicati all’altare dell’abnegazione, ci siamo sentiti abbattuti per essere stati prosciugati da un sistema tecnocratico che non si riesce più a controllare. Non si può evitare di sentirsi delusi. Coltivavamo grandi speranze, ma la delusione è amara. Siamo malati di “Tecnocrazia”. Ci sono metodi di gestire la verità che stanno bruciando ogni senso di solidarietà umana. Chi abbandona per la disperazione le fila dei proclamatori è facilmente rimpiazzabile. Sembriamo numeri e non persone. Un burnout spirituale avvolge molte congregazioni, conseguenza di ritmi frenetici insostenibili. E a rimetterci sono quelli che hanno dato molto e ricevuto poco, spesso dimenticati e ai quali non è stata offerta la possibilità di scegliere un’alternativa. I sentimenti di umanità sono diventati rari. Il problema è la mente di individui egoisti che considerano il cristiano “incendiato” solo cenere. Il peggiore errore che si possa fare in questi casi è di schematizzare o classificare la realtà cristiana in attività e inattività.

Il nostro corpo è fatto in modo intelligente più di quanto facciano le nostre menti. Bisogna ascoltarlo quando ci chiede qualcosa. Cos’è veramente importante nella nostra vita? Nessuna teocrazia è tollerabile quando viola o sfrutta il nostro corpo e le sue potenzialità da ridurlo in cenere. Più umanità e meno teocrazia. Altruisti di Dio, fate attenzione: si può diventare così cinici da non riuscire più a rispondere alle sollecitazioni del proprio corpo. Il troppo idealismo, i troppi incarichi e un eccessivo coinvolgimento nelle faccende organizzative con chi non è qualificato, può essere causa di devastazione del nostro sistema psicofisico. Questa non è depressione. Avere le ali bruciate vuole indicare non la fatica che è intrinseca nell’attività umana ma quella fatica che provoca un incendio lasciando un vuoto dentro di sé che si propaga, rapido come una fiammata. Questo vuoto diventa terra bruciata.

(continua)

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA