Allontanarsi dalla congregazione per mancanza di motivazioni

Tra le varie cause che spingono alcuni proclamatori ad allontanarsi dalla congregazione c’è anche la perdita di stimoli o di motivazioni per continuare a servire come tdG.

Sembra che intorno al concetto di “motivazione” ci sia un po’ di confusione dovuta anche allo stile di vita moderno della nostra società, che ha perso il senso di responsabilità e di volontà. Cos’è esattamente la motivazione? E perché alcuni la smarriscono?

Per capire meglio cos’è la motivazione è altrettanto importante capire cos’è la demotivazione. Si è demotivati perché si è perso ogni interesse verso qualcosa o qualcuno. Si è privi di entusiasmo e di passione. Letteralmente vuol dire assenza di motivazione, di stimolo. Chi è demotivato ritarda il suo progresso e la sua crescita personale. La demotivazione agisce negativamente sulla propria vita.

La Bibbia dice: “Ogni accorto agirà con conoscenza”. (Proverbi 13:16) L’accortezza spinge il cristiano a esaminare le cause che lo hanno spinto a demotivarsi. Più si conosce e meglio si agisce con perspicacia per fare i necessari cambiamenti. L’accortezza impedisce di “lasciarsi andare”.

La motivazione ha relazione con la fatica, il sacrificio, l’impegno. Il processo di apprendimento fa parte della natura umana. Tutte quelle attività che fanno sentire capaci, determinati, autonomi, motivano a impegnarsi, indipendentemente dagli sforzi. Le motivazioni basate sugli incentivi, sulla ricompensa o sulle cose decise da altri e non condivise, motivano di meno.

Ciò che contraddistingue la persona motivata è la perseveranza, la forza con la quale riesce a superare le difficoltà. Il segreto è nel mantenere la costanza. Ogni cristiano conosce bene le parole di Gesù: “Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato” (Matt. 24:13). Avere di mira un obiettivo, in questo caso la salvezza, motiverà il cristiano a non perdersi o stancarsi.

Ci si allontana dalla verità perché l’obiettivo della salvezza, invece di avvicinarlo, lo si è allontanato. La perseveranza aiuta ad essere accorti, perché permette di elaborare gli aspetti cognitivi aiutandoci a rapportarci con la realtà. La perseveranza si può solo migliorarla, indipendentemente da chi siamo o dal nostro spessore culturale e sociale. La perseveranza è una forza d’urto contro i problemi che ci assalgono ogni giorno.

Spesso non sono le motivazioni a venir meno, ma la perseveranza. Chi persevera non si lascia abbattere al primo urto e nemmeno al centesimo colpo. L’uomo ha in sé le capacità resilienti che lo spingono a impegnarsi anche in circostanze straordinarie. Se non si è abituati al disagio è difficile perseverare. Quando si persevera nel disagio si prova un senso di sollievo, di adempimento delle proprie volontà.

“Ho combattuto l’eccellente combattimento, ho corso la corsa sino alla fine, ho osservato la fede” (2 Timoteo 4:6,7).

Forse ti sei allontanato perché ti sei creato una serie di limiti e di ostacoli autoindotti. Nemmeno un asino raglia contro la sua volontà. Ricordati che le motivazioni sono il risultato della tua volontà. Nessuno può costringerti ad andare contro. Se hai volontà di andare avanti nonostante tutto, abbatterai ostacoli insormontabili, perché nessuna cosa può separarti dall’amore di Dio (Romani 8:38, 39).

Forse hai perso le motivazioni per colpa del “bastone” di qualche anziano? È vero, l’uso costante di uno stile autoritario non motiva ad andare avanti. Troppe direttive producono esecutori, a volte persone incapaci in attesa di ordini. Comunque, le regole e un po’ di disciplina servono, se vengono interiorizzate, se si trasformano in autodisciplina e in capacità di gestirsi da soli.

Per alcuni la direttiva dà sicurezza e usarla troppo abitua ad adattarsi in modo confortevole, lasciando ad altri le proprie responsabilità. Per altri certe direttive diventano nel tempo insopportabili. È forse il tuo caso? Non ti sei dedicato a delle norme ma a Dio. Se ti allontani per colpa di regole di cui non sei d’accordo, vuol dire che quelle regole o chi ne attua le direttive, hanno avuto su di te una forza maggiore di quella dello Spirito Santo. Evidentemente c’era una falla nel tuo modo di perseverare.

Il “fuoco dentro” che ci motiva e ci spinge a guardare avanti si spegne quando si percepisce che il nostro impegno non è più frutto di una libera scelta. Ecco perché, quelli che si motivano in vista di un incarico, alla perdita di esso o al mancato raggiungimento si lasciano andare. La nostra volontà è di servire Geova non un incarico.

È vero che saper motivare fa parte delle responsabilità cristiane. Un anziano che non sa motivare è un demotivato. Ma le motivazioni personali con Geova, ogni cristiano fedele se le costruisce lentamente, con fatica e nel corso degli anni. Il fallimento non è da ricercare fuori da noi, ma in noi. Siamo noi i responsabili della nostra vita, non altri.

La principale forza motivazionale è il vero senso della vita, quello di cui parla la potente Parola di Dio e che ognuno ha la responsabilità di cercare in essa. Non devono essere solamente ed unicamente gli altri a stimolarti, altrimenti quando questi cesseranno di farlo, tu che farai?

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