Altro discorso sugli inattivi ai congressi 2017

E’ il discorso conclusivo sulle qualità riportate in 2 Pietro 1: 5-10, dove si ribadisce la necessità di studiarle, meditarle e soprattutto di metterle in pratica.

E’ possibile rimanere nella verità tutta la vita senza mai ritornare nel mondo o diventare temporaneamente un inattivo? Si, è possibile. In 2 Pietro 1: 5-8, 10 si mette in risalto che se si coltivano le qualità ivi menzionate, facendole traboccare, impediranno “di essere inattivi o infruttuosi”. Per non diventare inattivi è necessario porsi l’obiettivo di far traboccare queste qualità. Il verbo traboccare deriva dalla parola «ventre» incrociato con bocca e letteralmente significa fuoriuscire, nel senso di essere pieni dentro, di abbondare interiormente di queste qualità al punto di farle debordare dalla bocca. Continuando a fare in questo modo, il cristiano, non solo “non verrà mai meno”, ma “renderà sicura” la propria speranza.

PERSEVERATE QUANDO FATE SFORZI SINCERI

Le qualità menzionate da Pietro richiedono “uno sforzo sincero“, in particolare resistenza e sopportazione. Il fatto che affrontiamo una prova non significa necessariamente che stiamo perseverando.

La perseveranza indica “la capacità di tenere duro, di non arrendersi di fronte alle difficoltà. È lo spirito di chi sopporta non con semplice rassegnazione, ma con fervida speranza. È la qualità che fa stare in piedi un uomo con la faccia rivolta al vento. È la virtù che può trasformare in gloria la prova più ardua perché, guardando oltre la sofferenza, si intravede la meta.

La perseveranza comporta quindi fermezza, un giusto atteggiamento mentale e un punto di vista positivo. Non possiamo sottrarci pavidamente a tutte le prove di fede. Non bastano le nostre forze, è vitale l’aiuto di Geova. (2 Corinti 4: 7-9, 16)

Una persona dedicata a Geova non è contenta solo di essere nella “verità”, né deve vivere in maniera opprimente la sua devozione a Dio. Le circostanze di ogni Testimone sono diverse le une dalle altre. A prescindere, tutti possono figurativamente “salire con ali come aquile, correre e non affaticarsi, camminare e non stancarsi”. (Isaia 40:31)

AFFETTO FRATERNO

Quando ci siamo battezzati abbiamo “purificato” la nostra vita e abbiamo iniziato a godere del genuino affetto fraterno, amandoci di cuore in modo intenso. (1 Pietro 1:22) L’affetto fraterno va coltivato, rafforzato e applicato. L’amore può includere sentimenti di affetto e calore. Tale amore “non cerca i propri interessi”. Anche se il nostro amore non è corrisposto, dobbiamo continuare a farlo lo stesso, perché è ciò che Geova vuole.

L’amore disinteressato ci permette di perdonare quelli che ci hanno fatto del male, anche quando non sono degni del nostro amore. Gesù ha mostrato grande amore “mentre eravamo ancora peccatori”. (Ro 5: 8) Rimanere nella verità è un obiettivo possibile. Ogni cosa nella vita è perfettibile. Qualunque sia il nostro progresso spirituale, dobbiamo rimanere spiritualmente attivi. (2Pt 1:10) I nostri sinceri sforzi per crescere nelle qualità cristiane ci permetteranno di rimanere attivi e fruttuosi nella verità, aspettando con pazienza la realizzazione delle promesse di Geova.

Questo discorso, da cui abbiamo tratto qualche spunto, bello e incoraggiante come tutti gli altri fatti in passato e che si propone di aiutare i proclamatori a non diventare inattivi e infruttuosi, finirà anch’esso nel dimenticatoio, a partire dagli oratori che li pronunceranno?

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Commenti (1)

  • Detox

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    Scusate, non vorrei sbagliarmi. Secondo me, per come intendono gli “inattivi” i testimoni di Geova, è sbagliata l’applicazione (se viene fatta a loro) delle parole scritte in 2 Pietro 1: 5-10. Non si è sempre detto e scritto che gli “inattivi” sono i proclamatori che non consegnano più il rapporto del servizio di campo? La Bibbia non parla mai di consegnare un rapporto scritto della predicazione per essere considerato un cristiano attivo. E poi, lo scopo della seconda lettera di Pietro è quello di aiutare i cristiani a rafforzare la loro chiamata celeste, le promesse di Dio e a non venire sviati da falsi insegnamenti che provenivano dall’interno delle congregazioni. Ecco perché li incoraggia ad avere fede, virtù, conoscenza, padronanza di sé, perseveranza, santa devozione, affetto fraterno e amore. Vengono anche citati i giudizi di Geova contro coloro che in passato hanno abbandonato le sue vie seguendo una condotta disdicevole. Insomma, le parole di Pietro non hanno nulla a che vedere con gli inattivi che non consegnano il rapporto. Sono invece validissimi i consigli scritturali riguardo alla speranza e gli avvertimenti contro l’apostasia. Dio ha dato gratuitamente e i cristiani si devono perciò sforzare di coltivare fede, virtù, conoscenza, padronanza di sé, perseveranza, santa devozione, affetto fraterno e amore, qualità che li renderanno attivi e fruttuosi. I riferimenti “inattivi o infruttuosi” sono riferiti a chi manca di queste virtù. Quando Pietro dice “Sì, per questa stessa ragione, compiendo in risposta ogni premuroso sforzo” vuol dire di fare un ulteriore sforzo per combattere la pigrizia morale ed entrare nel Regno. Ciò non significa che tale ingresso sia meritato perché si manifestano certe qualità e si adempiono certe attività: esso è concesso da Dio come dono. La salvezza finale avviene solo per immeritata benignità di Dio. Vogliamo far credere che queste qualità di cui parla Pietro, le mettono in pratica solo i testimoni di Geova attivi? Nessun religioso diverso dai testimoni di Geova, oppure gli atei, gli agnostici, non vivono moralmente nella loro vita queste virtù? Quindi nemmeno gli inattivi testimoni di Geova? Se il corpo direttivo vuole incoraggiare i cristiani a sforzarsi di incrementare queste qualità per non diventare inattivi o infruttuosi, ma sempre di queste qualità, allora è un pensiero che condivido. Un’applicazione diversa o rivolta solo agli “inattivi” testimoni di Geova non mi sta bene.

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