Altruisti compulsivi

Gesù insegnò che “c’è più felicità nel dare”, ma non disse di dare in maniera indiscriminata fino ad esaurirsi (Atti 20:35)

Aiutare altri fa bene alla salute, lo dicono le ricerche mediche. Vari studi mostrano che per star bene abbiamo bisogno degli altri. Fare del bene al prossimo giova al cuore, al sistema nervoso e al sistema immunitario.

Altruismo significa mettere disinteressatamente i bisogni e le preoccupazioni altrui al di sopra dei propri.

Riferendosi alla vita perfetta che Gesù sacrificò a favore dell’umanità, Giovanni scrisse: “Nessuno ha amore più grande di questo, che qualcuno ceda la sua anima a favore dei suoi amici” (Giovanni 15:13). Gesù diede uno straordinario esempio di amore altruistico.

A proposito di altruismo, l’apostolo Paolo scrisse: “Nessuno cerchi il proprio interesse, ma quello degli altri” (1 Corinti 10:24). Oggi, la maggioranza delle persone non è disposta a darsi da fare per gli altri, a scomodarsi o a farsi in quattro per qualcuno all’infuori di se stessi. Le persone sono più “amanti di se stessi” che degli altri (2 Timoteo 3:1, 2).

Le ricerche spiegano che chi ha atteggiamenti, comportamenti, sentimenti di solidarietà spontanei –  senza recitare per apparire buoni –  vive meglio e probabilmente di più. Un comportamento solidale è vantaggioso per chi lo riceve e per chi lo promuove ed è una grande risorsa per la collettività.  

L’altruismo è uno dei capisaldi delle attività dei testimoni di Geova. E’ un mantra scritturale che viene ripetuto spesso durante le riunioni. Non che far questo sia sbagliato. Il problema non è l’altruismo in sé, ma il modo esagerato con il quale alcuni TdG lo praticano.

Quando qualcuno si allontana dalla congregazione, si lamenta del modo ingrato con cui è stato trattato. Dopo anni di fedele servizio a Geova e all’organizzazione recrimina gli anni di sacrifici fatti.

Altri che sono ancora fedeli alla congregazione, pensano che dopo essere stati spremuti come un limone siano stati messi da parte senza validi motivi. Sembra che tutto il tempo speso a favore di altri, a volte fino allo stremo delle proprie forze, non sia servito a nulla, anzi se potessero tornare indietro farebbero fatto scelte diverse.

Questi fratelli meritano il nostro rispetto e la nostra considerazione. Soprattutto è Geova che “non dimentica la vostra opera e l’amore che avete dimostrato per il suo nome servendo i santi come avete fatto” (Ebrei 6:10).

DARE L’ANIMA E POI SENTIRSI TRADITI

Alcuni “donativi” che eccedono troppo nel mostrare altruismo non si rendono conto che far questo può “bruciarli” e che alla lunga possono compromettere le relazioni con altri. Questi fratelli e sorelle che fanno tantissimo per “la verità” ci rimangono male quando vengono disconosciuti nei meriti.

Chiedono spiegazioni e ricevono critiche. Vanno in crisi, superano i momenti di difficoltà e poi ripartono di nuovo come se nulla fosse successo, consumando energie maggiori di prima. Entrano in un circolo vizioso dove l’altruista persiste nell’altruismo e chi ne beneficia continua a essere più ingrato.

Si assiste così a delle relazioni nevrotiche. Forse è arrivato il momento di fermarsi e chiedersi quale sia realmente il contributo dato e se valga la pena rimanere invischiati in una spirale di conflitti e incomprensioni. Il problema è dovuto a un “altruismo a oltranza”?

Non tutti apprezzano il dare altruistico. Anzi, sembra che alcuni che ne ricevono in eccesso, cambino atteggiamento. L’altruista deve rendersi conto che il suo dare estremo può avere conseguenze negative.

La smania di far star bene gli altri, il bisogno di alleggerire i pesi, facilitare i compiti altrui, insistere a voler fare del bene anche a chi non apprezza, può alterare il modo di relazionarsi.

Dare quando non c’è bisogno, toglie spazio e fiato. Il ricevente potrebbe sentirsi un debitore infastidito. Per molti ricevere tanto è una vera pacchia, invece per altri è un fastidio, perché se decidessero di contraccambiare, potrebbero non sentirsi alla pari.

Il segreto del dare e del ricevere è in una perfetta simmetria. Cioè, essere sulla stessa lunghezza d’onda. Darsi le stesse opportunità rispettando le scelte personali. L’altruismo serve anche a conoscere la vera natura degli altri. Non è saggio prevaricare il prossimo con troppo buonismo.

Paradossalmente, dare troppo è sintomo di un certo egoismo. Per soddisfare il proprio ego alcuni manifestano uno spirito squilibrato, che non tiene conto delle circostanze e delle persone. Un bombardamento continuo di altruismo a volte è dannoso per chi dà e per chi riceve.

Acuni che mostrano altruismo si sentono migliori di altri e lo esibiscono dal palcoscenico della vita. Il vero altruismo va donato quando serve, senza che la mano destra lo mostri alla mano sinistra. L’altruismo non è sacrificio, donare è una gioia non una espiazione.

Donare in maniera compulsiva, al momento può far sentire importante, ma prima o poi si dovrà fare i conti con le sue conseguenze. Il vero altruismo non è far sentire importante chi lo riceve, ma quando ispira altro altruismo, quando la generosità genera altra generosità, in modo da arricchirsi a vicenda (Proverbi 11:25; Luca 6:38).

Il vero altruismo è per ricambiare l’amore di Dio e farlo sempre con gioia (2 Corinti 9:7).

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