Alzate la TESTA!

Questo modo di dire significa: scuotersi, farsi valere, agire con la fronte alta nel senso di fronteggiare il problema. In un’occasione Gesù comandò i suoi discepoli: “Alzatevi e levate in alto la testa, perché la vostra liberazione si avvicina” (Luca 21:28).

Tutti hanno una cosa in comune: i problemi si affrontano a testa alta, non si evitano. Perché molti hanno serie difficoltà ad affrontare i problemi che li assillano? È possibile che sia successo qualcosa di traumatico durante l’infanzia che sia stato rimosso e inconsciamente continua a condizionare negativamente la propria vita? Si può far risalire la causa dell’inattività a qualcosa di spiacevole del proprio passato?

Keith Ablow, specializzato in psichiatra, nel suo libro Fuori la testa! pagina 19.

Le storie di coraggio infondono coraggio, perché entrano a gamba tesa sulla nostra umanità e sulle verità nascoste. La mente di coloro che non vogliono più pensare al dolore passato, crea dei meccanismi di difesa per distanziarsi da quella realtà. Meccanismi che si ripetono anche quando si è adulti: reprimendo le emozioni, razionalizzando certi comportamenti e distorcendo eventi passati.

MASCHERARE IL DOLORE non è la scelta migliore. Non si può eclissare il passato, bisogna arrivare alla verità. Cercare la verità dentro di sé crea disorientamento, ed è un bene, perché dopo la confusione subentra la chiarezza.

La strategia della negazione induce a non riconoscere i fatti e a respingere gli amici e le persone care che cercano di mettere in guardia. Alcuni “lontani” preferiscono offuscare le loro qualità spirituali piuttosto che affrontare con coraggio i loro timori.

Si trincerano dietro uno scudo fatto di strategie giustificative, negando perfino realtà evidenti. Assorbono così tante energie da distogliere l’attenzione dai veri problemi. Abbassate lo scudo e alzate la testa se volete trovare le motivazioni per intraprendere il cammino del ritorno.

Lo scudo delle giustificazioni trae forza dalle tue paure e dalle preoccupazioni. Non sei più un bambino, devi liberarti dalle mezze bugie che ti sei detto o che ti hanno raccontato. Finché non rendi più accettabile il tuo passato non puoi guardare il futuro in maniera positiva.

Quel dolore che ti è penetrato nell’animo può svelarti le parti nascoste più forti, quelle autentiche, la capacità di amare e di avere fiducia nella vita. È nel posto più profondo, quello dove si nasconde il dolore che confluiscono le energie vitali. Riuscire a trovarle e appropriarsene ti aiuterà a farne tesoro man mano che cerchi la strada del ritorno. Il dolore non porta solo dolore, ma anche forza per vivere.

La verità non è mai lontana e nessuno è lontano dalla verità. Non sappiamo ancora quanto ci resta da vivere in questo mondo, ma siete ancora in tempo per cercare il vostro tesoro interiore. Una volta trovato, non vuol dire che il dolore svanirà immediatamente, anzi forse non si allontanerà mai. Puoi soltanto trasformarlo in ulteriore sofferenza o lenirlo.

Anche in congregazione, gli insegnamenti più dolorosi sono quelli che siamo meno disposti ad accettare, pregiudicando i tentativi che vengono fatti dai nostri fratelli per riconciliarci. Quando il conflitto si cronicizza diventa una potente forza magnetica che attira solo cose negative. C’è una perversa tendenza naturale a essere attratti dai conflitti e dalle tensioni.

Paradossalmente, quelli che dicono di non avere conflitti, sono i più inclini a coltivare il germe della conflittualità. Quelli che rifuggono la realtà allontanandosi, si ritrovano in seguito ad aver a che fare con persone o fatti ancor più conflittuali.

Cari anziani, quando vi trovate a trattare questi casi, ricordate che ci sono storie traumatiche dietro a certe prese di posizione. Non guardate l’apparenza, scavate nei loro cuori se ne siete capaci. Si tratta di persone che sono state traumatizzate da piccoli e non di fratelli o sorelle cattive che non amano la verità.

Nessuno di noi è condannato a vivere sotto il giogo dei conflitti interpersonali. Bisogna prendere atto di questa realtà. Ci sono storie personali che solo Geova è in grado di comprendere. Gli anziani dovrebbero ricordarselo durante le visite pastorali o quando formano un comitato giudiziario. Non abbiate la presunzione di arrivare subito al dunque. Mostrate empatia invece di condannare.

Dietro un comportamento represso c’è quasi sempre un dolore patologico. Le disfatte della carne possono diventare il trionfo dello spirito. Dovreste aiutare questi fratelli cercando di scoprire le radici del loro dolore e perché dipendono da esso. Inoltre, è necessario svelare le ragioni per cui hanno cercato di anestetizzarsi.

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