Analfabetismo emotivo, come affrontarlo?

L’analfabetismo emotivo è l’incapacità di riconoscere e controllare le proprie emozioni. L’analfabeta emotivo ha il cuore arido di sani sentimenti, è freddo, imprevedibile e attribuisce agli altri emozioni deficitarie che sono perlopiù sue.

L’analfabeta emotivo non si vede in quest’ottica e non accetta facilmente l’idea di essere tale.

I tdG si considerano una famiglia spirituale, mentre l’analfabeta emotivo quando persiste in questo atteggiamento, da familiare diventa un ospite preoccupante, una presenza fissa e invisibile che potrebbe sfociare in gesti sconsiderati. Molti genitori educano nel modo sbagliato i loro bambini. Permettono di trascorre troppo tempo con la TV, con i video giochi o con il telefonino. In questo modo i bambini non riescono più a distinguere la realtà vera da quella virtuale. Non frequentare altri bambini, non parlare e vivere le emozioni a contatto con i coetanei li rende meno abili socialmente.

L’insegnamento nell’educare i propri sentimenti e nel saper gestire le proprie emozioni, dovrebbe avere nelle congregazioni la priorità. A cosa servono certi insegnamenti dogmatici e dottrinali se nella propria vita, un proclamatore non è capace di relazionarsi col prossimo? Saper parlare dei propri sentimenti è anche un modo per migliorare le capacità di comunicare. Molti fratelli e sorelle affrontano problemi che dipendono più dal non sapere esprimere le proprie emozioni che dal problema in sé.

Da tempo lanciamo quest’allarme con i nostri articoli, evidenziando come questo sia un problema diffuso nelle comunità, un problema che apre la strada all’inattività. Se gli anziani e i fratelli implicati sapessero comunicare in maniera cristiana e sapessero gestire al meglio i loro stati d’animo, molti fratelli sarebbero ancora tra le fila dei proclamatori. I sentimenti non si tramandano con il Dna di generazione in generazione, ma si apprendono in famiglia con la cultura e in senso spirituale in congregazione, attraverso la conoscenza della Bibbia.

Le adunanze, in un certo senso aiutano a socializzare, ma devono essere soprattutto un luogo dove imparare a sorprendersi, a mettersi in condizione di sperimentare le emozioni. Leggere e approfondire le storie dei fedeli servitori di Dio del passato, che riescono ancora ad emozionare, sono altri validi aiuti. Ormai sta diventando una banalità quella di parlare di anziani poco capaci. Se si manca di equilibrio e con il poco tempo a disposizione, con i troppi impegni secolari, i problemi di salute personale o di un familiare, avere troppe responsabilità nella circoscrizione o essere super impegnati a risolvere questioni giudiziarie, si finisce col fare troppo e male.

Forse è il caso che voi anziani cristiani vi prendiate il tempo di rallentare e di riflettere sui vostri sentimenti. Che mappe emotive state trasferendo alle vostre famiglie e alla congregazione? Se non li aiutate a costruirsi una forte fede che sappia resistere nelle prove, a comprendere la differenza tra il bene e il male, tra le cose giuste e quelle sbagliate, cresceranno vittime di quell’apatia affettiva che porta in molti casi all’allontanamento dalla congregazione e da Geova.

Non tutti i tdG sono consapevoli del malessere e dei problemi correlati all’analfabetismo emotivo. In genere le emozioni si presentano in tre forme: impulso, emozione e sentimento. L’impulso è parte della natura umana, spesso è irrazionale e imprevedibile. Così non è il sentimento, che si acquisisce con l’educazione conoscitiva ed è in grado di subliminare le emozioni. Le emozioni sono una via di mezzo tra l’impulso e i sentimenti.

Conoscendo questi tre aspetti, l’insegnante cristiano deve trasmettere il suo “amore” per il sapere biblico e per l’insegnamento, deve riuscire a porre i suoi contenuti su un piano che non sia esclusivamente logico e dottrinale, ma prettamente sentimentale. Gli anziani devono prendersi il tempo di trovare spazi per stare con i proclamatori, tempo ricco in cui condividere emozioni e sentimenti. La verità è ricca di sani sentimenti, ma spesso siamo incapaci di riconoscerli nelle scritture, nelle storie, negli eventi. E’ proprio quando la dimensione emotiva e spirituale sfugge ai nostri occhi che nasce l’analfabetismo emotivo.

Quando leggiamo che l’adorazione in famiglia va fatta inscenando situazioni della vita reale non si sta facendo altro che trasmettere ai nostri figli un’educazione emotiva, un’attività didattica mirata a momenti di drammatizzazione o a occasioni in cui servono idee per aiutarli a superare gli ostacoli che incontrano a scuola. Non si tratta di un’occasione per imparare a memoria delle risposte o delle parole. Mentre cercano di spiegare su cosa si basano le loro convinzioni, i figli devono essere aiutati a sviluppare ragionevolezza e tatto. Lo stesso metodo dovrebbe svilupparsi anche quando si insegna dal podio. Il segreto sta dunque nel rendere interessante, pratico e piacevole l’insegnamento emotivo dei sentimenti.

Per proporre in modo efficace l’insegnamento emotivo è meglio avere ben chiaro il concetto di intelligenza emotiva, oltre che la capacità di comprendere e guidare gli stati d’animo. Non c’è nulla di meglio dell’esempio! Se ci pensate, dietro allo schermo di un computer o a quello di un telefonino, è difficile esercitare l’empatia, l’autocontrollo e la compassione (proprio le abilità che mancano a chi soffre di analfabetismo emotivo).

L’analfabetismo è un problema sociale mondiale. Colpisce senza distinzione di età, cultura e religione. Ogni proclamatore deve essere coinvolto in tutte quelle attività nelle quali l’alfabetizzazione è richiesta per il buon funzionamento del gruppo. Non è solo peculiarità dei corpi degli anziani. Un cristiano deve essere in grado di leggere e scrivere correttamente capendo il senso. Altrimenti, il risultato è un proliferare di incongruenze, di bufale sul web, di pareri emotivi espressi senza una dovuta documentazione. L’analfabetismo funzionale trova terreno fertile nella disaffezione alla cultura e alla conoscenza della Bibbia. Anche chi ha le competenze minime di lettura e scrittura, se non le stimola adeguatamente, finisce per perdere la capacità di utilizzarle in maniera costruttiva.

Se non si valorizzano la capacità di saper risolvere i problemi, di mostrare rispetto e di avere un contatto visivo, è difficile crescere personalmente. Il potere dei media va controllato, non demonizzato, allenando il nostro senso critico. Leggere insieme un quotidiano, commentare una notizia, confrontarsi, lasciare sempre aperto il dialogo, tutti mezzi che servono per crescere e per confrontarci in congregazione.

IL PUNTO DI VISTA DELLA BIBBIA

I sentimenti negativi sono come buche sulla strada. Con la pratica, si possono evitare quelle peggiori e viaggiare più tranquillo. La tendenza a essere di buon umore, liberi da angoscia psicologica, incide positivamente sulla salute fisica. Ma la longevità, almeno per quanto riguarda gli uomini, pare dipendere dalla tendenza alla stabilità emotiva che tiene lontana l’estrema sofferenza causata dalla depressione. Geova conosce i nostri sentimenti e il nostro modo di comportarci. Sa che i pensieri che scaturiscono da un turbamento emotivo, possono portarci a dire o a fare qualcosa di cui in seguito ci potremmo pentire. Ecco perché la Parola di Dio ci esorta a mantenere la calma e a non offenderci in fretta. (Proverbi 16:32; Ecclesiaste 7:9.) Tutti noi dobbiamo sforzarci di essere meno suscettibili e più pronti a controllare i nostri sentimenti.

Quelli che non riescono a controllare i propri sentimenti spesso finiscono per covare rabbia e rancore; di conseguenza gli altri magari cercano di evitarli. Molti pensano che tutto sommato faccia bene sfogarsi o esternare in modo incontrollato i propri stati d’animo. Il paradosso di noi cristiani è che non rubiamo, non cediamo all’immoralità, non uccidiamo; conosciamo le leggi di Dio al riguardo. Ma ci viene difficile controllare le nostre emozioni e i nostri sentimenti. Bisogna riconoscere che non è facile controllare i propri sentimenti quando ci si sente umiliati, offesi o discriminati. Geova lo sa e presta attenzione ai sentimenti prima ancora che alle azioni. (Proverbi 14:17)

Una volta sfuggiti al controllo, i sentimenti possono esercitare per lungo tempo una dannosa influenza. Un passo che contribuirà a farci riacquistare il controllo dei sentimenti è quello di fare pace o chiarire la causa del malcontento, invece di lasciare che l’animosità persista. Possiamo aspettarci che tra fratelli ci siano sentimenti feriti, perfino rancori. C’erano in epoca ebraica e nel periodo apostolico. Ci sono stati anche fra i servitori di Geova odierni, perché siamo tutti imperfetti. (Giacomo 3:2) Gesù esortò i suoi seguaci ad agire prontamente per risolvere simili problemi tra fratelli. (Matteo 5:23-25) Ma è ancora meglio cercare di prevenirli migliorando la nostra alfabetizzazione emozionale.

Non pensate che sarà una cosa facile. E può essere più difficile per chi è cresciuto fra persone abituate a dare libero sfogo alle emozioni, per chi ha un temperamento focoso o per chi semplicemente non si è mai sforzato di controllare i suoi sentimenti. Alcuni cercano di sfuggire alle emozioni spiacevoli fantasticando o eccedendo in molte cose. D’altro canto, la giusta condizione emotiva ci fa sentir bene. Proverbi 14:30 dice: “Il cuore calmo è la vita dell’organismo carnale”. Emozioni e sentimenti tenuti debitamente sotto controllo danno sapore alla vita.

Mentre cercate di evitare di affannarvi per cose negative, potete rendere la vostra vita veramente piacevole, imparando a coltivare sentimenti positivi. Sono questi ad aiutarci ad essere forti nella fede.  Naturalmente, i cristiani sanno che il loro successo nel servire Dio non dipende semplicemente dall’avere un modo di pensare positivo. Riconoscono, invece, che occorre fare completo assegnamento sullo spirito di Geova, per questo hanno la capacità di trasformare i sentimenti negativi in positivi (Filippesi 4:7).

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Commenti (5)

  • Cristiana libera

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    Grazie per quest’articolo.. molto profondo, illuminante direi. Sono d’accordo, la cultura è apertura.
    Coltivare l’intelligenza emotiva è un cammino lungo, ma vale la pena percorrerlo.

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  • Cristiana libera

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    Grazie per aver pubblicato il mio ultimo commento, mi chiedevo come mai non era (ancora) visibile un mio punto di vista su un altro post (invito alla commemorazione), sarà che non l’ho spedito correttamente.. cmq. grazie per il vostro lavoro..

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  • inattivopuntoinfo

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    Cari fratelli e sorelle che ci seguite con tanta passione, la nostra vita è talmente meravigliosa che spesso non ha bisogno di risposte personali o punti di vista altrui, ma di spiegazioni. «Spieghiamo a noi stessi chi siamo stati e chi saremo nei tempi che verranno, se vogliamo che la nostra autobiografia sia scritta nella nostra memoria e in quella di Geova, e che venga ricordata senza condizionamenti negativi». Questa è la frase conclusiva dell’articolo di domani e dell’intero anno trascorso. Molti interrogativi che coinvolgono la nostra esistenza non hanno bisogno della lettura di altri, siamo noi per primi che dobbiamo spiegare a noi stessi il senso della nostra vita. Non abbiamo bisogno delle opinioni degli altri per dare valore ai contenuti della nostra vita. A volte ci dimentichiamo che Geova ci ha fatti in un modo straordinario, dotandoci delle facoltà intellettive che aiutano a capirci e a spiegarci da soli. «Come io so molto bene», riconobbe a questo proposito Davide nel Salmo 139:14, che riflettendo sulle opere di Geova seppe darsi una spiegazione sulla “maniera meravigliosa e straordinaria» di come siamo fatti. (i.i)

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  • John

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    Rimango affascinato dai vostri contenuti, complimenti spero di averne altri da contemplare, e possa Geova benedirvi riccamente, a voi dello staff buon lavoro.

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    • inattivopuntoinfo

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      Grazie!

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