Anatomia di un apostata

Qual è il pensiero di chi apostata dalla sua religione?

Il pensiero di un apostata porta quasi sempre a dubitare. Prima che gli eventi degenerino, il fratello va comunque ascoltato senza pregiudizi.

Di seguito una breve analisi del pensiero apostata.

LO SPIRITO DELLA BIBBIA. La Parola di Dio non ha bisogno di essere interpretata, perché essa è per sua natura “vivente”, cioè attuale per ogni essere vivente in ogni tempo.

Ogni comunità cristiana deve avere a cuore l’importanza dello spirito che permea le Sacre Scritture e che il benessere dell’uomo è al centro di Dio. I cristiani sono “qualificati” direttamente da Dio, pertanto non sono “ministri di un codice scritto, ma dello spirito, perché il codice scritto condanna a morte, ma lo spirito dà vita”. (2 Corinti3:6)

  • Bisogna guardare allo spirito con cui la Bibbia si interpreta da sola per dare la vita.

UBBIDIENZA E LIBERTA’ DI PENSIERO. Per chi vive la sua fede in ambito religioso è semplice mostrare ubbidienza alle autorità religiose. Chi lo fa non sbaglia mai. Diversa cosa è chi rivendica la libertà di pensiero e di autonomia quando essa confligge con coloro che si ritengono gli “economi dei sacri segreti di Dio” e che pretendono ubbidienza ai loro dettami. (1 Corinti 4:1)

Gli apostati lamentano di non essere compresi, ricusano il tradimento e le condanne che, secondo loro, vengono commutate senza nessun appello. Dopo la scomunica, si sentono forestieri nella loro casa e rifiutati da chi – forse senza nemmeno conoscere a fondo le loro opinioni – avrebbe dovuto difenderli e sostenere.

  • Chiedono libertà di esprimere i loro pensieri senza incorrere in provvedimenti disciplinari.

L’APOSTATA COSA COMBATTE. L’apostata non solo combatte l’assolutizzazione delle interpretazioni scritturali ma vorrebbe che coloro che hanno la direttiva cominciassero a cercare di sintonizzarsi più con lo spirito di Dio invece di affannarsi a dare spiegazioni teologiche.

Ogni religione pensa di avere il monopolio della salvezza e in virtù di questa convinzione impone i propri intendimenti. L’apostata non sopporta questa prepotenza. Lui ama dire che la Bibbia è un libro su cui si può scrivere ancora altro, dove nessuno sa cos’è l’ultima parola. Anzi, ogni credente deve conoscere ciò che è chiamato a scrivere. Inoltre, deve contribuire a scrivere la storia della sua fede.

L’apostata combatte la supremazia dei pochi sui molti. Auspica una collegialità più ampia, un “potere” meno gerarchico e più condivisibile verso un bene collettivo comune. Secondo i suoi criteri, tale autorità viene esercitata da persone non super esperte, ma costituite mediante autorità umana.

  • La storia della religione deve essere scritta da ogni membro di appartenenza e il potere deve essere ridistribuito fra loro.

BISOGNO DI CONDIVIDERE LE PROPRIE IDEE. Ogni apostata sente la responsabilità di condividere le sue ricerche, anche se è consapevole delle conseguenze che derivano da una radiazione sociale e spirituale.

Secondo lui la sua ricerca scritturale non ha come fine la soluzione dei problemi dottrinali, ma ha come obiettivo un orientamento verso un punto fermo.

  • La sua ricerca mira a purificare la fede e le credenze e non ad abbatterle.

RITORNO AL PASSATO. Si deve riportare la vera adorazione all’essenzialità, liberandola dai fanatismi. La vera ricerca dovrebbe portare a una diminuzione del dogmatismo e all’aumento delle opinioni e invece di generare angosce e tormenti spirituali deve portare alla pace e all’accoglienza. Come in passato, non ci dovrebbero essere né maestri né padri.

L’apostata non rivendica l’anarchia ma la riscoperta delle proprie individualità, un’autonomia più propositiva e meno passiva. Bisogna aprirsi a una realtà più grande di quanto si possa dimostrare.

Spesso si sente come Paolo quando cercava di parlare agli ateniesi del “dio sconosciuto” senza essere ascoltato. (Atti 17:23) Lui non considera il suo atteggiamento come divisivo ma soltanto un sincero dissenso, una veduta genuina, una elaborazione diversa dalla maggioranza.

I “padri” e i “maestri” che Gesù aveva esautorato ora ritornano in chiave moderna. Non sono chiamati scribi o farisei, ma diaconi (servitori di ministero) e vescovi (anziani e sorveglianti). Dall’assoluto cristianesimo si passa all’assolutismo religioso.

  • Secondo lui, in congregazione non devono esserci «padri» e «maestri»

DIO RIVELA I SUOI SEGRETI A CHI LO CERCA. L’apostata lamenta l’impedimento di esprimere apertamente le sue opinioni, se non sotto la supervisione o il benestare di agguerriti gendarmi teocratici, pena la de-fraternizzazione dal popolo di Dio.

Accusano i confratelli di brandire con forza la spada dell’espulsione. Una mannaia vibrata nel nome di Gesù, in contraddizione con le sue parole di “amare i propri nemici” e perdonare “fino a settanta volte sette”. Per lui, le differenze non si escludono ma si integrano. Quello che uno avverte in modo parziale l’altro può coglierlo in maniera completa.

  • Dio dà tutto a tutti senza parzialità e rivela i suoi segreti a quanti lo cercano col cuore.

BISOGNO DI RIPENSARE E RIPROPORRE. Le assolutizzazioni sono nate quando la comunità cristiana si è staccata dalla sua storia. Il cristiano deve tornare alla sua origine. Se perde il contatto con la realtà e con le sue origini perde il contatto con Dio.

Perciò tutto si può ripensare e riproporre in modo diverso senza che se ne perda l’autenticità e che la verità non si può imprigionare in intendimenti che vengono poi modificati o cambiati radicalmente nel corso del tempo.

  • Non si perde l’autenticità della fede di fronte alle richieste di un ripensamento

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In realtà, i cosiddetti “riformatori” non sono meno tolleranti verso quanti rifiutano il loro verbo. Prima perseguitati ed emarginati, poi persecutori verbali ed emarginatori, come avveniva nel I secolo, quando Giovanni respingeva Diotrefe e i suoi sodali e altrettanto faceva Diotrefe. (3 Giovanni 1:9,10

Gli apostati hanno origine dai testimoni di Geova, non vengono da Marte. Bisogna onestamente ammettere che in alcuni casi le loro opinioni si sono dimostrate vere. Spesso, i motivi iniziali che li spingono a combattere sono sinceri. Il problema è che, nel tempo, tale genuino interesse si trasforma in rabbia e frustrazione.

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