Anche Geova si fa social

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Dalle pietre di Mosè al sito JW.org

Il video sugli inattivi che JW Broadcasting ha pubblicato, mi ha convinto a scrivere quello che penso sui social.  Oggi, tendenzialmente la comunicazione social avviene non più per broadcasting ma per sharing (partecipazione), cioè coinvolgendo il visitatore occasionale o l’utente fisso a esprimersi.

Il video sugli inattivi, come anche gli altri su Broadcasting, pur se fatti bene, soprattutto nei contenuti, non danno la possibilità ad altri che li vedono, per poter esprimere opinioni in merito, come ad esempio avviene su YouTube.

Sin dagli inizi, la nostra organizzazione si è servita di ogni strumento comunicativo per diffondere la Parola di Dio, ma chi fisicamente, risponde all’interesse o alle obiezioni degli altri è quasi sempre il proclamatore, una persona viva, reale. Da quando Dio ha scritto con il suo dito le Tavole della Legge sino al sito JW.org, ne è passata di acqua sotto i ponti (Es.31:18). Il principio espresso da Gesù, di saper discernere i tempi in cui viviamo è sempre attuale e oggi i tempi si caratterizzano per il loro repentino cambiamento.

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“Non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?” – Matteo 16:3

L’uomo ha modellato la tecnologia a sua immagine e l’organizzazione ne è così consapevole che sta facendo di tutto per darle un abito spirituale. In effetti, la scienza e la tecnica se affratellati possono compiere miracoli anche spirituali. E allora perché disapprovare chi usufruisce di questa opportunità per diffondere la Bibbia velocemente e a bassi costi?

Il cristiano è oggi chiamato a una nuova vocazione, quella digitale. La rapidità delle connessioni e la facilità di accesso a ogni genere d’informazioni, supera notevolmente la presenza fisica di un tutor, cioè di una persona a fianco a noi che ci spieghi le cose.

Che ci piaccia o no, oggi l’uomo social è un grande visualizzatore, oltre che uditore eccezionale. Se il suo cellulare non ha campo si sente smarrito e se il tablet o il pc non riescono a connettersi si spazientisce. Se non visualizza la sua pagina Facebook o il profilo Twitter, oppure non riceve SMS o email va in paranoia.

Senza wireless, alcuni impazziscono. Ci siamo trasformati in ricevitori viventi, decoder e modem umani, siamo parabole bianche attaccate al tetto di casa o al balcone. Cerchiamo segnali da ogni luogo lontano.

Viviamo bombardati di SMS e il problema non è tanto riceverli, quanto decodificarli, riconoscerli importanti per noi. Diamo tante risposte e facciamo poche domande. Queste nuove forme tecnologiche di comunicazione ci fanno credere di essere meno soli. In realtà siamo sempre più soli, stranieri in una terra straniera.

SOCIAL KINGDOM HALL AND DIGITAL WITNESSES

Come cristiani, siamo chiamati a un compito impegnativo e indispensabile per una moderna adorazione a Dio. Se fino a qualche tempo fa il Web aveva poco a che fare con le amicizie e i rapporti umani, le cose sono rapidamente cambiate. La Rete, per noi cristiani, è diventata una Social Kingdom Hall che permette di sperimentare nuove forme di contatto, di relazioni e di esperienze personali. Sia l’oggetto di conversazione, sia i contenuti sono cambiati.

Non si discutono più le “pagine” ma la partecipazione, cioè i contenuti dei partecipanti alla discussione. Un visitatore qualsiasi può lanciare un argomento di discussione e chiunque vi può partecipare. Tale discussione lega i gruppi che vi partecipano, apre alle condivisioni di pensiero e di conoscenze. Il social man ama il suo pc, il suo telefonino e il tablet. Lì dentro c’è lui, con i suoi ricordi, i suoi affetti, pensieri e desideri, le sue amicizie e i suoi viaggi e tutto a costi contenuti.

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Far conoscere ad altri la propria fede o raccontarsi, per alcuni è più facile farlo nel Web che in una Sala del Regno o in un altro luogo di culto. Oggi Internet è un luogo reale con persone reali e molti ci abitano o ci lavorano. L’altro giorno ho chiesto a mio figlio come mai non è andato in ufficio. “Basta un pc e una connessione e si può lavorare da casa”. Alla sua età mi dovevo svegliare alle cinque di mattina, prendere due mezzi per arrivare in orario al lavoro e in più mi dovevo portare anche da mangiare. Per ritornare a casa la sera stanco morto.

Se ai miei tempi ci fosse stato Internet come oggi, sicuramente non mi sarei lasciato scappare l’occasione. Sarebbe stato da stupidi rifiutarlo. Oggi chi non si adegua è tagliato fuori. In una Sala del Regno hanno radunato diverse sorelle di una certa età che sanno poco o nulla della tecnologia e della Rete, per insegnare loro l’uso del tablet per le adunanze e per il servizio di campo.

Abituiamoci sin da ora a considerare le connessioni come comunione tra individui. Il concetto di “prossimo”, di “fratello e sorella” si evolverà in “amicizia”.  Internet cambierà il modo tradizionale di adorare Dio e l’organizzazione ha capito quanto esso inciderà sugli sviluppi futuri. Ha compreso quanto sia necessario un mutamento di prospettiva, un passaggio necessario di molte attività manuali che hanno pesato nell’economia interna ad altre attività digitali a basso costo.

Non è un caso che stia trasformando la sua struttura in una comunità mondiale digitale. Non conosciamo i risultati futuri ma certamente saranno notevoli. Volendo, Dio si lascia trovare in molti modi, anche in Rete (Atti 17:27). Ben presto vedremo affacciarsi in Rete il Testimone digitale. Il problema che potrebbe nascere, secondo me, è quello che è avvenuto in passato e continua ancora oggi: l’omologazione di pensiero, senza alterità e differenze e a volte senza spontaneità e naturalezza.

In Rete è molto difficile mantenere questo processo. La rete è per sua natura un luogo di dibattito, una specie di Agorà virtuale, dove si discute ogni tipo di problemi e dove ognuno può esprimersi liberamente. Il vero cristianesimo continua ad avere successo perché si adegua a ogni epoca, perché “sa discernere i tempi”.

La condivisione con altri fa parte della nostra natura, ma la condivisione spirituale è un’altra cosa. La condivisione di pensieri spirituali che hanno relazione con la nostra vita di Testimoni deve assolutamente tendere alla crescita e alla maturità. Esprimersi con aggressività senza saper argomentare accresce le opere della carne piuttosto che i frutti dello spirito.

Ciò che spesso è sbagliato, non è il luogo d’incontro, ma l’uso che se ne fa di esso: un luogo di battaglia o uno di arricchimento spirituale? “Ama il prossimo come te stesso” vale anche con chi non vediamo ma che sappiamo esistere in un altro posto.

La Rete se usata in modo spirituale, può accrescere la fede e trasmettere quei valori morali indispensabili per la nostra felicità. In Rete si può evangelizzare anche con il nostro modo di raccontarci. Difficilmente, usiamo termini sconci o parolacce durante un’adunanza.

L’accesso a un blog è aperto a chiunque, molti che vi transitano sono attratti dai post gentili e rispettosi, scritti in modo corretto e senza errori ortografici che distraggono la lettura. Un sito, pur se fatto bene come JW.org, è comunque un sito. Esaltarlo o elevarlo alla pari di Dio, Gesù o la Bibbia è pretestuoso e presuntuoso. La colpa, in questo caso, non è del sito in sé, ma di quelli che gli attribuiscono più importanza del dovuto.

In un blog puoi scambiare le tue opinioni, in un broadcasting puoi soltanto ascoltare, come se fossi seduto in una Sala del Regno durante un’adunanza. Difficilmente, in Sala, se non sei interessato a un argomento, puoi andartene via. In Rete, invece, basta un click per spostarti dove vuoi, pur rimanendo nello stesso posto.

Il segreto per interessare è nel coinvolgimento del nostro interlocutore, non nell’essere costretto a seguire un discorso che non appassiona. Le discussioni in Rete sono per noi cristiani simili alle conversazioni che facciamo quando ci ritroviamo. Una discussione spirituale deve mantenersi nei modi appropriati, nei toni spirituali, con l’obiettivo di incoraggiare e edificare.

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La Rete è destinata a diventare come un interruttore On e Off, che accendiamo o spegniamo in base al nostro stato d’animo. La Rete non sarà più un mondo parallelo alla realtà, ma due realtà che si armonizzeranno fra loro. Vivremo una dual ecclesiology, un po’ come succede con gli angeli, persone spirituali che adorano Dio in una dimensione spirituale diversa da quella degli uomini, terrena e fatta di carne e sangue, ma tutt’e due (celestiale e terrena) con un solo obiettivo in comune: lodare Geova.

In futuro ci sarà l’adorazione di un unico Dio, ma in due realtà diverse fra loro. Si inserirà in questa prospettiva, un’adorazione reale e un’altra digitale. Due mondi paralleli umani, reale e digitale, che si intrecceranno fra loro, e avranno un’unica finalità: l’adorazione a Dio.

I PERICOLI DI UNA VITA VIRTUALE

I pericoli in Rete sono tanti e ognuno deve essere preparato a distinguere il vero dal falso, la verità dalla menzogna, i gruppi edificanti da quelli corrosivi (1 Giov.5:20). Naturalmente gli stessi pericoli li troviamo anche nella vita reale, e il modo per affrontarli cambia di poco. Gli strumenti tecnologici di comunicazione sono menti artificiali inventate dall’uomo per plasmarsi senza accorgersene e per trasformarsi in macchina. C’è respiro negli oggetti tecnologici perché noi esseri umani gli abbiamo inoculato l’alito di vita.

In questi luoghi di confine, chiamate comunità, siamo diventati “frontalieri dello spirito”, cristiani che vivono ai confini tra la realtà vera e quella virtuale, dove in molti si sentono liberi di esplorare la loro identità con la partecipazione alle discussioni. Entrano così realmente a farne parte che la loro vita online si contrappone a quella reale, consumandoli dello stesso cibo digitale di cui si nutrono. Questa potente forza attrattiva della tecnologia evidenzia quanto sia debole il lato umano per resistergli o per farne a meno.

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“Chiunque è inesperto ripone fede in ogni parola”

Internet è un luogo che semplifica o amplifica le storie che si raccontano. E’ difficile stabilire se certe confessioni siano vere o finte. Forse è un genere di confessione del tutto nuova, dove chi scrive si toglie un peso e chi legge si sente più parte della comunità. Alcune risposte a certe confessioni sono crudeli nei loro giudizi. La disapprovazione ferisce emotivamente. L’anonimato non ci protegge da chi ci vuole investire con il suo caterpillar.

Buttare fuori i propri sentimenti non è come farlo in una Sala del Regno, dove forse qualcuno le ha a cuore. In Rete, è frequente che si arrivi al litigio, urlandosi addosso di tutto. Confessarsi con degli estranei espone al giudizio di sconosciuti che usano i nostri problemi per non affrontare i loro. Anche se certi “sfoghi” possono far sentire bene le persone, non sempre sono sinonimo di felicità. Certe confessioni somigliano a delle fiction. Il punto è: stiamo assistendo a delle recite? Quanta realtà c’è in queste storie?

Alcuni trovano più soddisfazione in una vita virtuale che reale. Ci sono alcuni che per sentirsi realizzati assumono diverse identità on line. Credono che la vita sia una finestra da dove guardare; più identità vuol dire avere più finestre per guardare la vita da prospettive diverse. Una personalità multipla è molto spesso una patologia. Un avatar e un doppio, triplo, quadruplo nickname, indicano una vita vera che si è dissociata dalla realtà e che si illude di trovare una compagnia sfilandosi dagli impegni e dalle responsabilità che caratterizzano la vera fratellanza cristiana.

CONCLUSIONE

JW.org e JW Broadcasting sono lo specchio online di una struttura centenaria editoriale che ha addestrato il popolo di Geova durante i tempi moderni. Quello che mi auguro, è di non vedere un cambio di facciata con le stesse facce di prima, né un abito nuovo, che sia talare come prima. Internet è una realtà diversa della stampa e della pubblicazione di letteratura biblica. La Rete è un luogo dove si interloquisce. Non basta leggere le pagine di un sito o vedere un video in broadcasting. Internet offre un’opportunità unica di adorare Dio in maniera moderna e a passo con i tempi.

Abbiamo bisogno di interagire sui reali problemi che affrontiamo giorno dopo giorno. Noi non siamo come il cane di Pavlev, che per stimolarlo a reagire ha bisogno di un bip. Non abbiamo bisogno di domande e risposte precostituite per partecipare realmente a una conversazione. Oggi viviamo l’inferno e domani il paradiso. Non siamo “frontalieri dello spirito” che vivono ai margini di due realtà contrapposte, quella di ogni giorno, nuda, cruda e a volte infernale e quella paradisiaca che ci viene imboccata alle adunanze.

Auspichiamo l’apertura di una sezione (questions/answers) nel sito JW.org, dove ogni osservatore, lettore e navigante, possa esprimere liberamente le proprie opinioni senza essere tacciato di apostasia. Un luogo digitale dove ogni opinione, obiezione, domanda, ripulita dai pregiudizi e dalle polemiche nei nostri confronti, possa avere una risposta obiettiva direttamente dal Corpo Direttivo o dal Comitato Scrittori.

Speriamo che questa richiesta di compartecipazione (sharing) a una comunità che parli dei veri problemi che coinvolgono la stragrande maggioranza dei testimoni di Geova, sia accolta e gestita da persone che siano capaci di “discernere i tempi” e interpretare i segni in cui viviamo alla luce delle Sacre Scritture. La Rete non è come una rivista o una brochure, essa richiede risposte immediate e pratiche per affrontare i problemi veri.

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Commenti (1)

  • attivo fintroppo

    |

    Concordo pienamente con l’articolo. Speriamo che il CD si renda conto che i domestici possono avere qualcosa da dire sul cibo che viene dato loro, così come succede in tutti i luoghi in cui si mangia. Per quanto il cuoco sia convinto di fare del suo meglio e prepara piatti che a lui (sicuramente) piacciono molto, non è detto che tutti i commensali siano dello stesso avviso. Basterebbe una funzione beta in stile feedback con le stelline per cominciare. Ma chi ha timore di chiedere un parere tradisce un problema di fondo che è più suo che altrui.

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