Anche se inattiva continuo a fare il bene al prossimo

Il volontario è colui che aiuta gli altri in modo disinteressato, spontaneo e gratuito a beneficio di singoli o della collettività. Le attività di volontariato sono svolte per libera scelta, con mezzi di cui si dispone, a favore di categorie di persone che hanno gravi necessità e bisogno urgente di aiuto e di assistenza. Spesso il lavoro dei volontari non viene riconosciuto né gratificato.

Volontari, quanto è importante il loro contributo? si chiedeva Svegliatevi! nella copertina del 22/7/2001, in occasione della proclamazione del 2001 Anno Internazionale dei Volontari, da parte dell’ONU. L’articolo metteva in risalto la forma di volontariato che dà risultati duraturi, cioè l’istruzione biblica e la sua diffusione attraverso la predicazione del Regno.

A distanza di 17 anni, sembra che molte cose siano cambiate all’interno dell’Organizzazione dei tdG. L’attenzione del volontariato sembra sia più indirizzata all’opera edile, (anche le contribuzioni volontarie) cioè alla costruzione di edifici della sede mondiale e delle filiali piuttosto che all’opera di predicazione della Buona Notizia.

Spesso veniamo a conoscenza di fratelli e sorelle, dalle inclinazioni al servizio volontario e all’assistenza di persone bisognosi. Sorelle che affettuosamente chiamiamo “crocerossine”, per la loro disponibilità e prontezza a offrirsi nel prestare aiuto. Purtroppo, questo spirito non sempre viene compreso nel suo vero significato, anzi alcuni sono ostacolati e scoraggiati dal prestare aiuto a chiunque. A volte questo crea scontri nell’ambito della congregazione, in particolare con alcuni anziani. Il risultato? Alcuni proclamatori smettono di seguire le direttive dell’organizzazione e col tempo diventano “inattivi” o si “dissociano”, pur di continuare a manifestare uno spirito di volontariato. Riportiamo una esperienza, fra le tante, di questo genere.

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Sono “inattiva” da circa un anno e mezzo. In questi anni ho sopportato un peso emotivo che ha aggravato il mio stato di salute. Ho letto con attenzione gli articoli sulla “Casa del popolo di Geova”. Mentre altri articoli mi hanno incoraggiata, su questi ho delle perplessità. Nella situazione attuale non me la sento ancora di “rimettermi in ballo”. Una cosa comunque è certa: sto provando quella serenità di un tempo e che tanto mi mancava. Mi riferisco a quella pace che ho provato quando iniziai a conoscere Geova. In questo periodo mi è stato di conforto “studiare” la sua Parola, fare ricerche a 360°, anzi trovo piacere nel consultarla con quella curiosità genuina di un tempo. Una rilettura della Bibbia che va al di là del contesto adunanze, servizio di campo, dimostrazioni, commenti, discorsi speciali, video. Preferisco una lettura diretta e personale della Bibbia senza mediazioni di articoli e discorsi che ne spiegano il senso o che mettano in risalto aspetti negativi che causano sensi di colpa, del tipo “non fai abbastanza”, “non frequenti le adunanze e quindi…”. Giudizi che sinceramente mi creano ansia e che, invece, di alleggerirla, aggravano la mia patologia.

Ad alcuni può sembrare strano, ma nonostante la mia “inattività”, in questo periodo il mio amore per Geova si è rafforzato. Le persone a me care non mi hanno abbandonata in questo periodo di lontananza, anzi ho avuto modo di conoscere altri fratelli e sorelle. Da parte mia provo nostalgia dei bei tempi passati, di quella genuinità di pregare Geova con tutto il cuore e quella gioia di condivisione con altri riguardo alla speranza di un nuovo mondo.

Il mio impegno a favore del prossimo è cambiato. In questo periodo sono impegnata in forme di volontariato. Presto assistenza presso le famiglie disagiate, in particolare cerco di aiutare, per quanto mi è possibile, i bambini con problemi scolastici. Collaboro con docenti universitari, insegnanti e gente comune, da cui ricevo gratificazioni e affetto. Riconosco che l’esperienza vissuta attivamente da testimone di Geova ha accresciuto il mio spirito di sacrificio ed ha ampliato la mia empatia verso i bisogni degli altri. Inoltre mi dedico con lo stesso genuino impegno di una volta. Queste occasioni mi permettono di poter dare testimonianza riguardo al Regno di Dio e alle sue benedizioni future. Chi soffre ha bisogno di consolazione e di incoraggiamento e non di sentirsi giudicata, disapprovata o distrutta ad Armaghedon per non aver fatto la volontà di Dio. Alle persone manca tanto l’amore ed è questo il mio obiettivo: amarle. Chi ama sarà amato. Ho chiuso con le lamentele, le circolari, le direttive e i consigli che mi hanno più danneggiata che rafforzata.

In questi due anni di volontariato ho conosciuto persone meravigliose. Una di queste, una donnina di 65 anni, ha voluto parlarmi in privato, confessandomi, tra le lacrime, che non voleva perdere la mia amicizia o che abbandonassi il gruppo di sostegno, dove insieme confezioniamo abitini e copertine per i nati prematuri. Piangendo, tra singhiozzi e gemiti, mi ha detto di essere stata disassociata quarant’anni fa. Si preoccupava che altri Testimoni venissero a conoscenza di questo rapporto di collaborazione fra di noi. L’ho abbracciata e rassicurata che né lei né io eravamo tenute a sospendere il nostro operato per delle decisioni prese molti anni fa. Avrei altre cose da aggiungere, ma al momento il mio cuore non mi permette più di provare emozioni intense come un tempo. Grazie del sostegno che date con i vostri articoli.

L.

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