Anche i pastori vanno in “corto”

Che cosa succede quando l’anziano di congregazione “va di matto e non ne può più”?

Non è raro che in una congregazione esigente e problematica possa capitare che un anziano “svalvoli”. Incombenze onerose, preparazione adunanze, assemblee, visite pastorali, comitati giudiziari, visita del sorvegliante di circoscrizione, problemi spirituali dei fratelli, visite ai malati, sostegno ai deboli, cura della propria famiglia, cura di se stesso e della propria spiritualità, mantenersi integro in mezzo a mille problemi di lavoro secolare, prestare attenzione alla cura delle pecore e a quello che si consiglia, essere sempre sotto i riflettori, a volte di fratelli ingrati, e mantenere compostezza e mitezza. Insomma, a essere onesti, all’anziano che fa di tutto per adempiere in modo cristiano il suo impegno in congregazione va tutto il nostro sostegno. A tutti questi cari anziani sinceri e genuini va tutto il nostro affetto e la nostra comprensione.

Cosa succede quando un anziano è coinvolto attivamente, malgrado suo, in discussioni infinite, gelosie tra fratelli, invidie per incarichi e privilegi, incomprensioni, stanchezza emotiva e fisica e a un certo punto “scoppia”? E se decide di “sparire” perché non ne può più? Pensate che stiamo fantasticando e che queste esperienze sono rare tra gli anziani tdG? Se pensate questo, vi state sbagliando. Le storie di questo genere sono tante, alcune si risolvono in tempo, altre diventano irrisolvibili, altre ancora finiscono nella passività o nell’inattività.

Il paradosso è che a sentirne di più la mancanza sono proprio quelli che lo hanno osteggiato. Quelli che ora, in sua assenza, si rendono conto di quanto fosse essenziale la sua presenza in congregazione. Forse si sono anche pentiti di averlo ostacolato. Ora questi fratelli si rendono conto che in fondo non esistono super uomini ma uomini con tutte le loro debolezze, uomini che senza l’aiuto dello Spirito di Dio non varcano nemmeno i gradini di una Sala del Regno. Chiedono scusa per il loro atteggiamento, ma più delle volte è troppo tardi. Alla fine ci hanno rimesso tutti: l’anziano che non è più anziano, ma un uomo amareggiato e la congregazione che viene privata del suo aiuto, del suo tempo, dei suoi sforzi e delle sue competenze e anche quei proclamatori che ora non sanno più con chi prendersela.

Lo sviamento pastorale avviene in maniera impercettibile e può verificarsi in qualunque anziano, anche in quello forte e attivo. Si tratta di un declino che inizia interiormente, con il suo rapporto con Dio e si manifesta esteriormente con la diminuzione della passione, dell’entusiasmo e dello zelo. Non si è più come un tempo. Le afflizioni degli altri sono diventate le sue, i problemi che assillano la congregazione sono anche i suoi. Tutte queste interiorizzazioni alla fine lo fanno andare di matto. Quando manca la lucidità per sezionare le varie situazioni che creano stress e il coraggio di metterle da parte, non riuscendo più a dare la priorità alle faccende veramente importanti e spirituali, alla fine si finisce per collassare. L’esaurimento pastorale è una condizione in cui le energie fisiche e spirituali e la capacità di riprendersi sembrano essersi dileguate, mandando in crisi per tanto tempo la propria fede e il proprio impegno. Alcuni anziani che si ritrovano in queste condizioni, hanno persino paura ad accettare altri incarichi per la spossatezza che potrebbe sopraggiungere.

Il vero problema è che diversi anziani portano avanti il loro ministero in una persistente condizione di stress, di affanni e di mancanza di vigore. E’ pur vero che Dio può permettere che certe cose accadono nel suo popolo, a volte anche per lunghi periodi, nei quali un anziano può risentirne. Di norma dovrebbe essere preparato e abituato a far fronte a tutte queste situazioni. (Isaia 50:10-11). Un detto recita: “La vita del servitore è la vita del suo servizio”. In Atti 20:28, Paolo indicò agli anziani che la prima responsabilità di anziano è quella di prestare attenzione a se stessi e poi al gregge. La qualità del servizio come pastore dipende molto da come viene usato. Se non si cura se stessi non si può curare il gregge. Dio non ha mai cambiato quest’ordine di priorità. In un’altra occasione Paolo ribadisce a Timoteo di “prestare attenzione su te stesso”. (1 Timoteo 4:16) Timoteo, in qualità di anziano, avrebbe dovuto perseverare nel suo incarico. Potrà godere dei suoi frutti se sarà fedele nel suo incarico, vigilando con cura. In pratica, una cosa è vigilare con cura sui propri impegni spirituali, un’altra è lasciarsi sopraffare dai sacrosanti doveri.

E’ inutile fingere dal podio quando pronunciamo discorsi o quando siamo in servizio con i fratelli, facendo credere che tutto vada bene. Quando un cristiano perde forza spirituale chi la acquisisce è l’imperfezione. Meno spirito più carne e a lungo andare la carne porta al peccato. Il pericolo di cadere è proporzionale al nostro decadimento spirituale. Il problema di molti anziani è quello di accostarsi a Geova e alla sua Parola in veste di pastori e non di pecore bisognose. Il pastore a volte si incaponisce pensando di essere in grado di risolvere i suoi problemi da solo, in virtù del fatto che è un nominato. Ragiona in questo modo: “Se sono in grado di risolvere i problemi della congregazione sono in grado di farlo anche con i miei di problemi”. Sbagliato. Tu dovresti essere in grado di risolvere i problemi delle “pecore”, perché vedi i problemi come un pastore. Ma quando i problemi sono i tuoi non li vedi da pecora, ma da pastore con la mente annebbiata. Hai quindi bisogno di altri pastori capaci per aiutarti a risolvere i tuoi problemi. Purtroppo, l’orgoglio a non farsi aiutare, perché si confida presuntuosamente troppo in se stessi, ha causato la rovina spirituale di tanti anziani. (Proverbi 11:2).

Caro anziano se ti trovi in una di queste situazioni descritte o sei stato già sviato, hai presente il cirripede? Si tratta di un crostaceo che si attacca a qualunque oggetto, per lo più al legname galleggiante sul mare o sulle rocce non solo costiere, ma anche quelle di notevole profondità. A volte, come cristiani siamo paragonati a delle barche che non hanno nessuna crepa nello scafo. Però, quando tiriamo la barca all’asciutto, notiamo che nell’elica o nello scafo ci sono attaccati centinaia di cirripedi. Un buon marinaio percepisce subito quando la barca non sta solcando l’acqua alla velocità ordinaria. Controlla ogni strumento della barca, persino il legname se sta imbarcando acqua. Se si accorge che lo scafo o l’elica sono infestati di cirripedi, la prima cosa che fa è quella di portare la barca in un bacino di carenaggio, grattare i cirripedi e lasciare lo scafo esposto all’aria per asciugarsi. Caro anziano, la vita da nominato è piena di “cirripedi” che si sono attaccati al nostro incarico e purtroppo impediscono all’elica di girare come deve. Se non ti stacchi di dosso tutti questi fossili spirituali e non ti prendi il tempo di respirare, prima o poi questi fossili si incastreranno nei punti nevralgici del tuo spirito e ti bloccheranno con relativi guasti alla tua persona. Devi eliminare dai tuoi programmi spirituali tutto ciò che ostacola il tuo cammino. Devi eliminare i “cirripedi” e non “imbarcare acqua” al punto di “annegare” in un mare di guai. Prima vieni tu, poi la tua famiglia e poi i tuoi doveri cristiani in congregazione. Solo se prima adempi in modo cristiano queste priorità, puoi dedicarti con tutta l’anima anche a quelli degli altri.

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