Aperti di mente? Ma quando mai! Siamo un Paese di criticoni

A tutti piace criticare, a nessuno essere criticato

“Non esca dalla vostra bocca nessuna parola corrotta”. — EFESINI 4:29. Si, certo come no! Oggi, molte persone invece di parole oneste, sincere, pure ed edificanti, dicono parole tossiche, come se in bocca avessero un serpente velenosissimo. Il Corriere della Sera di oggi ha pubblicato un articolo di neuroscienze dal titolo Tutti odiano le critiche: i motivi psicologici di questa reazione. In base a diversi studi psicologici, abbiamo la tendenza a non seguire nemmeno i buoni consigli, figuriamoci le critiche. Il motivo principale è che le critiche, anche quelle dette in buona fede, minano la nostra autostima o ci mettono davanti a realtà sgradevoli. Allora, per difendersi è meglio screditare chi ci critica, così abbiamo la coscienza a posto. Per molti è meglio non sapere, altrimenti bisogna modificare tante cose nella vita. Gli psicologi suggeriscono a chi volesse esporsi alle critiche, di indossare un’armatura psicologica protettiva.

Viviamo in un Paese di criticoni. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulle critiche. Con la scusa che siamo in un paese libero e democratico, si critica tutto e di più. Ce n’è per tutti, anche per Dio e le religioni. Tutti a invocare la libertà di espressione e il diritto di critica, che molto spesso non poggia sull’obiettività e non è finalizzato ad informare, ma a stimolare un dibattito, dove le valutazioni sono fatte per essere accolte o contrastate. E’ vero, il diritto di critica è forse la più significativa delle libertà contenute nell’art. 21 della nostra Costituzione, in quanto è un dovere informare la collettività su fatti di interesse pubblico. La realtà è che il diritto di critica non sempre è informazione o cronaca, ma spesso si configura in un legittimo attacco. Quanto poi sia legittimo, educato, rispettoso, conciliante, amorevole, e quindi non censurabile è tutto da vedere.

Quasi sempre, più la critica riguarda fatti specifici, maggiore è la sua potenzialità lesiva, maggiore quindi l’esigenza che venga rispettata la verità. Più la critica è generica, minore è il pregiudizio che può derivarne, minore la necessità del controllo sulla verità. Tuttavia, non si può escludere che la critica possa a volte consistere in una vera aggressione personale, come tale incapace di stimolare dibattiti costruttivi. Quando le parole offendono e deprimono, non possono ritenersi legittime.

Si deve, comunque riconoscere che la critica può non essere piacevole, ma è necessaria. Compie la stessa funzione del dolore nel corpo umano. Richiama l’attenzione su uno stato malsano delle cose. Se è ascoltata in tempo, il pericolo può essere evitato; se viene messa da parte, si può sviluppare un morbo fatale. (W. Churchill) A volte è meglio non preoccuparsi della critica non vera, è meglio ignorarla, se è ingiusta evita di irritarti, se è ignorante, sorridi, se è giustificata, impara da essa.

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