Asini caricati di pesanti fardelli

«Legano gravi carichi e li mettono sulle spalle degli uomini, ma essi stessi non li vogliono muovere col dito». – Matteo 23:4.

Al tempo di Gesù l’asino era impiegato come bestia da soma (la soma è il carico che si poggia sulla groppa di una bestia da trasporto). La legge di Dio prescriveva di riservare un trattamento umano agli animali domestici, incluso l’asino. L’asino caduto sotto il carico, doveva essere alleggerito, “sciolto il carico” (Esodo 23:5). Inoltre: “Non devi vedere l’asino del tuo fratello o il suo toro cadere sulla strada e deliberatamente ritrarti da essi. Devi senz’altro aiutarlo a rialzarli”. (Deuteronomio 22:4). Le parole riportate in Matteo 23:4, che Gesù applica agli scribi e ai farisei, indicano che il popolo, paragonato a un asino da soma, veniva caricato di pesanti fardelli fino a scomparire, cioè si vedevano più i carichi addosso all’asino che l’asino in sé.

Gesù, parlando alle folle e ai suoi discepoli, usa questa metafora tragicomica molto frequente ai suoi tempi: l’asino che spariva letteralmente sotto il suo carico. Per i farisei ciò che contava era il carico e non la bestia che lo trasportava. Trasgredivano così la Legge di Dio, violando il comando di Esodo 23:5, e quello di Esodo 22:10, dove in caso di prestito di animali da soma, dovevano essere custoditi prestando attenzione affinché non si storpiassero o morissero a causa di negligenza di chi doveva sorvegliarli. Inoltre, caricavano di fardelli fin troppo pesanti il popolo, appesantendo il giogo della Legge Mosaica, con tradizioni umane che rendevano ancor più gravosa l’adorazione a Dio.

Oberavano la gente comune tiranneggiandola con regole difficili da soddisfare. Per questo motivo Gesù paragonò quelle guide religiose ai padroni degli asini. In senso liberatorio, da pesi e fardelli, sono da intendere le parole di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, poiché io sono d’indole mite e modesto di cuore, e troverete ristoro per le anime vostre.  Poiché il mio giogo è piacevole e il mio carico è leggero”. (Matteo 11:28,29).

La metafora dell’asino sovraccarico è calzante, poiché descrive bene il peso schiacciante delle persone umili, caricate eccessivamente da regole e sensi di colpa da guide religiose oppressive. La funzione del vero pastore è di eliminare il pesante carico delle opere esteriori, di quelle regole umane e di opinioni che appesantiscono l’adorazione a Geova. Il vero pastore non confonde le pecore con gli asini. Le pecore non sono animali da soma come gli asini. Gli asini hanno un padrone che li comanda col bastone, le pecore un pastore che li cura teneramente.

Alcune guide religiose sono convinte che la salvezza si guadagni attraverso grandi sacrifici. Pensano che più caricano le persone più probabilità hanno di salvarsi. Per loro, mettere fieno in cascina equivale a salvarsi. In un sistema religioso basato sulle opere come ricompensa per la salvezza e per ricevere privilegi e approvazione, si finisce col rimanere schiacciati da regole integraliste. E’ un inganno incoraggiare “a fare di più”, a “impegnarsi di più”, a “sforzarsi di più”. Il “di più” è spesso del malvagio. Se si va oltre le proprie forze, il rischio è una rovinosa caduta.

Quando si instillano aspettative irragionevoli, norme difficili da osservare, il risultato è quello di vivere la verità senza gioia. Nelle religioni che si basano sulle opere, il carico quasi sempre lo portano le persone, cioè gli asini e quasi mai i padroni, cioè le guide religiose. Invece, in un sistema spirituale basato sull’amore di Dio, il giogo è leggero, perché Gesù si offre di portarlo insieme a noi. E’ un giogo che alleggerisce e ristora. Per il credente servire Dio diventa riposante e non abusante.

Abusi spirituali – quattordicesima parte

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