ASSENTEISMO

Chi manca oggi all’adunanza?

Una breve riflessione sull’assenteismo alle adunanze di congregazione

Come viene percepita dal corpo degli anziani e dalla congregazione l’assenza alle adunanze dei fratelli? Qual è la relazione tra assenteismo e motivazione a frequentare le adunanze?

Il concetto di assenteismo – se inteso come uno stile di comportamento dei testimoni di Geova che si assentano dalle adunanze in maniera regolare – rappresenta il sintomo di un rapporto di scarsa fiducia tra proclamatori e organizzazione. Sintomo che deve essere analizzato, interpretato e, laddove possibile, corretto. Non abbiamo dati ufficiali disponibili che ne misurano l’impatto e permettono di circoscriverne cause e caratteristiche. Da quello che si nota alle adunanze sembra che il numero degli assenti oscilli tra il 10 e il 15 per cento. E’ un dato approssimativo ma preoccupante. La percentuale potrebbe essere ancora più alta. Non ne siamo sicuri fin quando non pubblicheranno i dati ufficiali. Cosa assai improbabile.

E’ ragionevole pensare che nelle congregazioni dove esiste senso di collabo­razione, fiducia nei confronti degli anziani, apprezzamento e cura delle pecore a tutti i livelli i tassi di assenze sono inferiori. Quali sono alcune tipologie di assenza? E’ difficile stabilire con esattezza quali siano le cause, a volte una o più cause sono concomitanti tra loro. In genere si tratta di problemi di salute, lavoro secolare, imprevisti, stanchezza, demotivazione e abitudine a saltare le adunanze in maniera irregolare. Una delle cause di cui si parla poco è il programma che viene presentato e studiato dai proclamatori. In molti casi, si nota, che la scarsa partecipazione ai commenti è dovuta alla ripetitività degli argomenti e alla scarsa qualità dell’insegnamento da parte degli oratori. Se poi aggiungiamo che le domande e le risposte sono già scritte in anticipo, lasciando poco spazio ai commenti personalizzati, si capisce che questo tipo di insegnamento standardizzato generi poco entusiasmo e fantasia.

L’assenza del proclamatore, a pre­scindere dalla motivazione, viene percepita e valutata dalla congregazione in modo negativo. Le assenze vengono viste come un rallentamen­to organizzativo e, nei casi più ecla­tanti, un ostacolo al progresso spirituale del cristiano. Non sappiamo se la tendenza sia mondiale o riguardi solamente l’Italia.

Nelle congregazioni più piccole, l’as­senza di un proclamatore ha un impatto maggiore rispetto alle congregazioni di città, perché si nota di più e influisce notevolmente sulle attività della stessa congregazione. Inoltre, il proclamatore di una piccola realtà, a pre­scindere dal suo ruolo in congregazione, si sente anche più responsabile dell’andamento spirituale della sua comunità, perché più coinvolto rispetto a una congregazione con molti proclamatori e con incarichi limitati.

Bisogna sottolineare che le adunanze sono percepite più come un dovere cristiano e non come un modo per imparare e crescere spiritualmente. Molti frequentano le adunanze per non sembrare poco spirituali o per non avere alle calcagna qualche anziano che ti tampina e a cui devi dare spiegazioni della tua privacy. Questo fatto è ancor più grave, che la dice lunga sull’interesse delle adunanze. Una causa spesso sottovalutata riguarda la condizione spirituale della congregazione stessa. Quando lo spirito di una congregazione è “piatto” non motiva i fratelli a fare ogni sforzo possibile per frequentare le adunanze. Se possono farne a meno rinunciano ad andare in Sala.

Alcuni sono convinti che i fratelli vadano in Sala per stare in compagnia con altri, piuttosto che stare lì per imparare e apprendere cose nuove. Non è affatto sbagliato stare in compagnia dei fratelli. Lo scopo di frequentare le adunanze non riguarda solo il programma, ma “incitarci e considerarci a vicenda” anche prima e dopo l’adunanza. (Ebrei 10:24,25) Il problema è il “presentismo”, cioè frequentare le adunanze per timore di apparire “un debole spirituale” o un “diverso” agli occhi della congregazione. E’ talmente diffuso questo fenomeno che chi ha questo problema è convinto di non averlo. Si tratta di un comportamento automatico di cui si fa fatica a rendersene conto.

La maggioranza dei corpi degli anziani ritiene che il fenomeno delle assenze si sia stabilizzato nel tempo e quindi non lo valutano un aspetto su cui investire per il progresso dell’organizzazione. Secondo il loro atteggiamento, il problema può preoccupare, ma non è tale da stracciarsi le vesti e ricoprirsi il capo di cenere. In fondo, la frequenza alle adunanze è una questione personale… quasi a volersene lavare le mani, come se l’assenteismo non sia importante nella cura di ogni singola pecora.

Quali iniziative sono in atto per arginare il fenomeno dell’assenteismo alle adunanze? Secondo noi poche o niente. Forse il senso di responsabilità avrà spinto qualche anziano ad attivarsi, ma per il resto degli anziani: nebbia fitta. I corpi degli anziani devono essere formati di nuovo su questo aspetto. Alle scuole degli anziani un tema come quello dell’assenteismo deve essere materia di studio e di approfondimento. Anche durante le visite del sorvegliante, il problema deve essere portato alla sua attenzione e trovare i metodi giusti e appropriati per risolvere il problema. La congregazione deve essere messa nelle condizioni di collaborare. Ci deve essere un chiaro piano di collaborazione interna. L’assenteismo è un fenomeno serio che non va banalizzato o preso con sufficienza. Ci deve essere chiarezza nella comunicativa tra gli stessi anziani e la congregazione. Il problema non riguarda esclusivamente il responsabile del gruppo, ma l’intero corpo e tutta la congregazione. I fratelli e sorelle che desiderano dare il loro supporto alla causa, vanno addestrati e impegnati.

Per onestà, bisogna ribadire che ci sono molti proclamatori testimoni di Geova che sono felici di andare alle adunanze, di come le cose funzionano e del ruolo attivo che hanno all’interno della congregazione. Tutti coloro che sono coinvolti nelle attività teocratiche sono pronti anche a impegnarsi nei progetti futuri dell’organizzazione. Ed è a loro che il CD si deve rivolgere per una futura collaborazione riguardo all’assenteismo. Le aree principali di miglioramento da focalizzare sono: opportunità per tutti (e non di alcuni), di sviluppare le proprie capacità spirituali nella comunità; gratificazione a tutti coloro che si impegnano per aiutare gli “assenteisti” e addestramento per ulteriori privilegi ai fratelli che hanno superato questo loro problema; riconoscimento del problema senza girarci troppo intorno e avviare una serie di programmi di sensibilizzazione e di iniziative su questo tema. E’ anche importante che alcuni metodi di insegnamento che riguardano le parti siano cambiate. Così come sono strutturate non facilitano le ricerche personali e non stimolano alla partecipazione. Le parti assegnate non devono necessariamente coinvolgere tutti gli anziani, perché non tutti sono in grado di insegnare. La conseguenza è quasi sempre una generale insoddisfazione.

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