Aut tace, aut loquere meliora silentio

“O taci, o di’ qualcosa che sia meglio del silenzio” (Salvator Rosa)

Salvator Rosa (1615-1673), pittore e poeta, è stato un famoso libero pensatore, un critico severo dell’ipocrita società dei suoi tempi, sferzante contro quelli “credon d’esser maestri, e non san nulla”. Interprete convinto della cultura del dissenso, denuncia con vigore la realtà che lo circonda e lo fa apertamente, sfidando le istituzioni clericali e mondane del suo tempo.

Nel suo Autoritratto, custodito alla National Gallery di Londra, Salvator Rosa tiene in mano una tavola dove è scritto il suo famoso motto riportato nel titolo di questo articolo, parole attribuite al filosofo greco Pitagora.

L’aforisma vuole evidenziare l’importanza di non parlare inutilmente, tipico ormai del linguaggio digitale. Per i cristiani non è una novità, già a suo tempo Salomone scrisse nel suo Ecclesiaste: “C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” (Ecclesiaste 3:7).

Ma è soprattutto nelle riunioni che si è vittime di individui altamente logorroici, cui risultato è una gigantesca perdita di tempo. Vengono in mente alcune adunanze del corpo degli anziani che si sono prolungate, a volte fino a notte fonda, in interminabili discussioni volte a imporre il proprio punto di vista.

Dunque, è meglio non dire nulla se non si ha qualcosa di importante da proporre. Si dice che il silenzio è oro, ma è pur vero che “come mele d’oro in vassoi d’argento lavorato è una parola detta al tempo giusto”. (Proverbi 25:11). Ricevere lodi appropriate può accrescere la fiducia in se stessi. Le parole incoraggianti possono motivare e spingere ad agire, possono anche far sentire accettati e benvoluti.

Nel web troppe chiacchiere e poco ascolto

La Bibbia incoraggia la prontezza nell’ascolto e la lentezza nel parlare (Giacomo 1:19). Nel web si parla troppo, anche se non sempre in maniera cattiva, ma comunque dannoso per il cristiano. Si può parlare senza ascoltare ciò che dice la Parola di Dio. Il modo in cui si ascolta ha diretta influenza su ciò che si impara. Chi parla troppo e poco ascolta si priva dell’apprendimento di una importante conoscenza. Quando qualcuno è precipitoso nel voler dire la sua ha meno speranza di uno stupido (Proverbi 29:20).

Lenti a lagnarsi

La lentezza nel parlare impedisce di lasciarsi andare a stupide lamentele e a critiche distruttive. Inoltre, saremo meno tentati a lasciare che la lingua emetta un fiume di chiacchiere inutili, di discorsi sciocchi e di parole lamentose, che non edificano nessuno e che fanno arrabbiare molti. La tendenza a recriminare per fatti accaduti o per ingiustizie subite potrebbe mettere in discussione lo Spirito di Dio per quello che accade nelle congregazioni.

Possono le ingiurie sui singoli o sull’intero popolo di Dio essere approvate da Dio stesso? E’ troppo facile trovare difetti in altri cristiani senza danneggiare il buon nome di Geova. Offendere altri di proposito in modo da travisare la realtà ha lo scopo di creare una cattiva impressione nella mente di altri.

L’uomo buono a nulla, quando si esprime porta alla luce il male invece del bene, anzi le sue parole sono brucianti. La persona litigiosa cos’altro può seminare se non discordia e creare divisioni persino tra amici? (Proverbi 16:27, 28)

Si dice che il vento del nord porta la pioggia, ma è altrettanto vero che il pettegolo porta irritazione. (Proverbi 25:23). Non c’è fine a chi apre troppo le labbra. Il chiacchierone si sazia lo stomaco soltanto con le sue parole (Proverbi 18:20, 21).

La logorrea (eccessiva loquacità) è un sintomo che nasconde la propria insicurezza o un particolare stato di tensione emotiva, che si manifesta con un flusso di frasi inconcludenti accompagnate da un’evidente gestualità. Gli psicologi dicono che spesso alla logorrea si accompagna nella scrittura la graforrea, in cui il soggetto scrive incessantemente in modo impulsivo, disordinato e sconnesso.

Il mutismo, cioè l’inibizione a comunicare verbalmente si manifesta in occasioni negative. Si sceglie liberamente di non parlare, di chiudersi nel mutismo per ripicca o per manipolare la discussione con l’obiettivo di ottenere qualcosa. Chi sceglie l’ostinato mutismo considera l’altro un avversario invece di un fratello.

Il segreto del saper dire qualcosa che sia meglio del silenzio sta nell’equilibrio delle due cose: “un tempo per parlare di cose incoraggianti che abbiano un senso e un tempo per non dire cose scoraggianti, cose senza senso”.

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