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Le due pecore di Gesù

PECORAAFFERRATA

Quelle che si trovano in Matteo e Luca.

La parabola della pecora smarrita, riportata in Matteo 18:12-14 è un monito rivolto ai suoi discepoli a non indurre i piccoli a smarrirsi. La pecora ritrovata di Luca 15:4-7 è rivolta, invece, ai presenti: scribi, farisei, esattori di tasse, peccatori.

La parabola di Matteo è inserita in un contesto cui tutti i discepoli di Gesù devono fare attenzione a non far inciampare nessuna delle pecore. Le parole del vs. 13 “E se avviene” indicano un’eventualità su cento che il pastore non la trovi. Questo, comunque, non lo esime dal provare ogni tentativo per cercare fino in fondo la pecora che lui ha perso. E se avviene che la trova, si prospetta il ricongiungimento e non il rimprovero. Semmai è il pastore che si dovrebbe rimproverare per

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L’indegnità dei beceroni

linguapettegolaDa un po’ di tempo si riscontra un eccessivo spirito di contestazione, che tocca punti alti di maleducazione e rozzezza d’animo.

C’è un patrimonio spirituale cui nessun cristiano può permettersi di criticare manifestando in modo volgare e insolente il proprio punto di vista e il suo dissenso nei confronti di altri membri della stessa religione. Questi beceroni dalla lingua abrasiva la devono smettere! La loro lunga lingua va inchiodata su legno di cipresso.

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L’intolleranza dei tolleranti

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“Se capovolgi il mondo, lo specchio ti riflette”.

Questo titolo non è un gioco di parole, ma è quello che succede ogni giorno. Molti si sciacquano la bocca con gargarismi fin troppo frequenti definendosi tolleranti, soprattutto in ambito religioso. In realtà, i religiosi (non tutti) sono più intolleranti della stessa intolleranza.

Tolleranza vuol dire sopportare e rispettare le convinzioni altrui anche se profondamente diverse: implica sempre una condanna; impone determinate condizioni; riconosce il diritto di non violare l’etica, le idee e i

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L’inattivo? Come il torso di Apollo!

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Contemplando il torso di marmo di Apollo, esposto al museo del Louvre, a Rainer Maria Rilke parve di sentire una voce: «Tu devi cambiare la tua vita».

Rainer Maria Rilke, in una delle sue più celebri poesie, descrive una statua di Apollo di cui esiste oggi solo il torso. Una statua che illumina l’osservatore e lo trascina nel suo incanto:

Non conoscemmo il suo capo inaudito

e le iridi che vi maturavano. Ma il torso

tuttavia arde come un candelabro

dove il suo sguardo, solo indietro volto,

resta e splende. Altrimenti non potrebbe abbagliarti

la curva del suo petto e nel delicato volgere

dei lombi scorrere un sorriso

fino a quel centro dove l’uomo genera.

E questa pietra, sfigurata e tozza

vedesti sotto il diafano architrave delle spalle

e non scintillerebbe come pelle di belva,

e non eromperebbe da ogni orlo come un astro:

perché là non c’è punto che non veda

te, la tua vita. Tu devi mutarla.

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