Una bevanda che non disseta

La rassegnazione può essere vissuta più per impotenza che per scelta

‘Ubbidiamo a Dio anziché agli uomini’. –  (Atti 5:29)

Rassegniamoci a ubbidire agli uomini anziché a Dio. E’ quello che succede in alcune congregazioni, dove la scrittura di Atti è interpretata all’incontrario. Il termine rassegnazione è ambiguo perché ha in sé sfumature positive e negative. Un po’ come l’ubbidienza: si ubbidisce perché obbligati o per scelta volontaria, così c’è chi si rassegna per accettazione e chi lo fa per un senso di impotenza.

Quando la rassegnazione è un vivere negativo all’interno della congregazione, alla lunga equivale a una disfatta spirituale. Viene vissuta come un abbandono, specialmente quando si constata di non avere più alcun controllo della situazione. Da qui la tendenza alla rassegnazione, alla passività. Tipica reazione della congregazione quando si inculca l’ubbidienza e la sottomissione ai nominati che creano problemi. In questo modo l’adorazione diventa passiva, superficiale, priva di gioia e di stimoli. Anzi, il desiderio di cambiare diventa un ostacolo. I proclamatori rassegnati non si lasciano convincere da qualsiasi proposta di miglioramento, perché pensano che il successo o il fallimento non dipendano dal loro impegno e lasciano fare ad altri, nel bene e nel male. Il vino della rassegnazione ti ubriaca ma non ti disseta

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Commenti (1)

  • Anonimo

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    Mi rincresce dirlo,ma condivido appieno questa disamina.

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