«Dov’è tuo fratello?»

offertacainoeabele«Sono forse io il guardiano di mio fratello?» (Gen. 4:9).

Pur conoscendo il luogo dove Abele è stato ucciso, Dio pone la domanda nel tentativo di far emergere la responsabilità del fratricidio. Nella domanda è implicita anche la condizione di Abele, cioè la sua salute, la sua vita.

Caino risponde in modo sprezzante con un’altra domanda, rivelando la sua indole malvagia e l’assoluta mancanza di pentimento. Io sono io e lui è lui. Nessun valore li lega, nessun rapporto li unisce. Caino non si ritiene il custode di Abele, non accetta la dipendenza né la responsabilità verso l’altro.

Non si considera nemmeno suo fratello, avendolo cancellato prima dalla sua mente e poi fisicamente. Quella di Caino è una fratellanza prima deviata e poi frantumata.

Caino è il primogenito e il suo nome significa produttività, forza. Il nome Abele indica fragilità, soffio, esalazione. Tra i due fratelli c’è dunque disparità e non solo. Caino sente il diritto del potere e vede in Abele solo il dovere della sottomissione. E’ impensabile per Caino che Dio possa accettare l’offerta di uno come Abele, che considera un soffio, un’esalazione fetida.

Per diverso tempo Caino aveva conosciuto solo la condizione di figlio unico, un titolo da spartire con nessuno. Non conosceva ancora il senso di fratello, poiché non esisteva ancora un fratello, ma solo il figlio, cioè lui. Eva non spende una parola alla nascita di Abele, non così come aveva fatto con Caino. Abele è visto da Caino come un antagonista, uno che chiede il suo spazio, un posto a tavola che prima era esclusivamente di Caino.

caino-uccide-abele-tizianoTiziano Vecellio, Caino e Abele, Basilica di Santa Maria della Salute, Venezia.

«Sono forse io il guardiano di mio fratello?», è una risposta che indica come Caino ha cancellato dai suoi occhi il fratello Abele. E’ una questione di vista. Guardiano ha relazione con il guardare, quindi con la vista e si riferisce a chi è addetto alla custodia e alla vigilanza di cose e persone.

Ha come sinonimi custode e sorvegliante. La parola custode ha una bellissima etimologia che deriva da una radice che ha come significato quello di difendere. Il custode o il guardiano è chi provvede a difendere, a conservare, a mantenere integro un bene ideale.

Guardare è diverso da vedere. Vedere è percepire la realtà come noi la intendiamo. Spesso vediamo ciò che vogliamo. Guardare significa osservare, fissando lo sguardo su qualcuno o qualcosa con lo scopo di prestare l’attenzione necessaria.

Il sacerdote e il levita della parabola del samaritano «videro» l’uomo mezzo morto per strada, ma ebbero una percezione errata della realtà. Il samaritano vide anche lui il poveretto ma lo «guardò» attentamente con occhi diversi, sentendosi motivato interiormente ad agire.

Il Salmo 121 ci dà l’idea giusta di cosa intende Geova per custode, guardiano e sorvegliante. In otto versetti per ben sei volte è menzionato custode o custodire ed è riferito solo a Geova: «Chi ti custodisce non è sonnolento»; «Colui che custodisce Israele»; «Geova ti custodisce»; «Geova ti custodirà da ogni calamità»; «Egli custodirà la tua anima»; «Geova custodirà il tuo uscire e il tuo entrare».

Durante l’adunanza, quando ti rivolgi alla congregazione e dici: «Cari fratelli e sorelle», chiediti prima, che cosa sai di loro e se sai dove sono.

Oggigiorno, alla domanda di Geova: «Dov’è tuo fratello», la risposta di Caino: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?» continua ancora a predominare nei cuori di chi non vuole avere niente a che fare con i suoi fratelli cristiani. Se oggi Geova ti chiedesse dov’è tuo fratello inattivo, cosa gli risponderesti? Che non lo sai e che non sei il suo guardiano?

Certo che sei il suo guardiano, caro sorvegliante delle pecore di Geova. Con quali occhi stai guardando tuo fratello inattivo: con quelli del sacerdote, del levita o di Caino? «Dov’è tuo fratello?», implica non solo conoscere dove l’inattivo si trova, ma anche conoscere il suo stato di salute fisico e spirituale.

Tu, anziano conosci lo stato d’animo del fratello inattivo? I tuoi occhi vedono ma non guardano? Come Saulo di Tarso hai le scaglie negli occhi? Replicherai a Geova che non sei il custode della fede degli inattivi della tua congregazione? Sì che lo sei. Altroché! Ti ricordi ancora come si chiamano i fratelli inattivi della tua congregazione? E’ facile essere il guardiano di nomi vuoti, di nomi che non hanno anima.

La parola fratello indica vicinanza, familiarità. Quanto sei vicino al fratello inattivo? Per te è ancora una persona o un’etichetta? Quando parli di lui ti riferisci ancora come a una persona per quello che è stato o lo vedi per quello che per te è oggi: un anonimo come tanti altri? Per te è morto come lo era Abele per Caino?

Nelle congregazioni, alcuni hanno più visibilità, altri sono addirittura invisibili, non hanno volto né voce. Geova non vuole che nessuno della sua congregazione si perda, neanche un pezzo o un frammento di essi. Anche se perdiamo i pezzi dei fratelli infranti per colpa del Caino di turno, siamo certi che dietro le nostre spalle c’è sempre Dio che si china e raccoglie i cocci di ogni suo fedele adoratore.

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