Cani alle calcagna

Purtroppo, si riscontra sempre di più tra di noi, il rifiuto, quasi il rigetto ad ascoltare i problemi che assillano un conservo nella fede. Preferiamo tapparci le orecchie e chiudere le porte del nostro cuore di fronte a un fratello che si affligge della sua situazione. Non siamo più capaci di ascoltare le sofferenze, ci danno fastidio, quasi a tediare la nostra vita. Se non possiamo esternare le nostre afflizioni tra fratelli, con chi dovremmo farlo allora?

Narrare il proprio dolore, le proprie pene dell’inferno è un’esigenza naturale della nostra esistenza. C’è bisogno di dialogo, di parlare con chi ha – in senso metaforico – i cani del dolore che lo inseguono senza sosta. Chi ha i “cani” alle calcagna ha bisogno del nostro conforto e del nostro riparo. Che pastori saremmo se non prestassimo soccorso a chi è inseguito continuamente dalle pene infernali di questo mondo? C’è bisogno di confrontarsi con le loro richieste di aiuto, con le loro voci di soccorso.

Il paradiso è quello che verrà, ma l’inferno questi fratelli lo vivono al presente. La speranza nel nuovo mondo è un’ancora di salvezza, ma senza l’apporto fraterno, vivere la verità diventa un peso insostenibile. A volte, i cani alle calcagna non sono visibili, sono lacerazioni interiori, che lasciano ferite profonde con i loro morsi bestiali.

Non tutti i tdG hanno i cani alle calcagna, a volte più che fuggire siamo noi ad inseguire l’animale che è in noi. Rincorriamo disperatamente i nostri timori, le invidie rancorose, le ansie materialistiche e sessuali, le fantasie letali, i pensieri difficili da scacciare, i sensi di colpa e gli impulsi autodistruttivi.

Si crede di andare avanti e invece si ritrova sempre nello stesso posto con i cani randagi alle calcagna, soli e dispersi nel mondo delle nostre assurdità, con quella necessità di fingere, di isolarsi nella solitudine per non affrontare la vita vera e propria. Ed è così che si comincia a vedere questi cani ogni giorno, per tutta la vita, che spuntano dagli angoli delle strade e che bramano la nostra anima.

Siamo cristiani tronfi di possedere la verità. Impettiti e superbi ci vantiamo di stare all’ombra del trono di Dio. Le grandi virtù, se scodinzolate al grande Uccellatore, come un cane soddisfatto per aver rincorso e catturato la lepre o la volpe, possono generare mali orrendi. I nostri occhi, in molti anni di esperienza con i tdG hanno visto il lavoro coscienzioso, i principi più solidi, l’applicazione più scrupolosa, piegata a disegni malvagi. Non ci vuole molto a dissipare tanti beni, tante qualità e tanti anni di vita vissuta al servizio degli altri.

“Siamo membra appartenenti gli uni agli altri”, scrisse Paolo ai cristiani di Efeso (Efesini 4:25). Nella realtà, sono in tanti a sentirsi mutilati, corpi con membra mancanti. Si racconta che Aquila e Priscilla accolsero Paolo in casa loro e rischiarono la vita per lui, in un modo che non conosciamo. (Romani 16:3, 4)

Nelle riviste, leggiamo che oggi alcuni cristiani rischiano la vita per aiutare i loro conservi. Sarà pur vero, forse in chissà quale posto dell’universo, ma da quello che conosciamo, sono più quelli che la vita preferiscono viverla senza rogne e senza ricevere fastidi. Aristarco: chi conosce questo cristiano del I secolo? La Bibbia lo descrive come “un aiuto rafforzante” per i fratelli, una fonte di consolazione o di assistenza nelle cose pratiche della vita. (Colossesi 4:10, 11)

«Non dovremmo tutti cercare di essere “un aiuto rafforzante” per i nostri conservi? Soprattutto dovremmo soccorrere chi è nell’avversità», si legge nella Torre di Guardia del 15/11/2002. “Forse alcuni nostri conservi assomigliamo” ad Aristarco, fa notare la Torre di Guardia. Provate però a chiederlo a un inattivo e vediamo se si è dimostrato un “aiuto rafforzante”.

È più probabile che si sia messo alle calcagna, non per inseguire il fratello con l’intento di rafforzarlo, ma con l’obiettivo di scovare, in una di quelle visite pastorali “trappola”, un fantasioso peccato o un presunto pensiero contro l’organizzazione dei tdG.

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