Capire la diversità dei fratelli per amarli

Le informazioni sui testimoni di Geova ci travolgono per la loro ambiguità e la poca chiarezza. Un nostro articolista, profondo conoscitore e studioso del comportamento dei Testimoni ci ha inviato una serie di riflessioni sulla loro personalità, frutto di un lavoro estivo durato molto tempo. Questo primo articolo esamina il tipo di personalità più comune: il testimone di Geova tranquillo.

Sereni, calmi, imperturbabili, leali, fedeli e diligenti, mai eccessivi, sono solo alcune delle caratteristiche che li identificano nelle congregazioni. Ne trovate pochi di loro tra gli anziani di congregazione. Se si trovano lì è perché qualcuno li ha nominati. Non amano essere guide, non perché non ne hanno le capacità spirituali, semplicemente perché non sono “podiomani” per natura. Si lasciano guidare da ciò che pare loro giusto. Sono le classiche “pecore” in senso biblico. Gli amici fraterni che vorremmo sempre avere.

Loro non sono invidiosi dei nostri privilegi, non racconteranno mai esperienze epiche per oscurarci. Non li vedrete mai in mostra per primeggiare. Vedono i fratelli e le sorelle non come nemici o rivali o persone da sottomettere, ma soltanto per quello che sono: fratelli e sorelle in fede. Sono così comuni che i rapporti con loro sono facili. Ci si trova bene in loro compagnia. I giovani Testimoni con queste caratteristiche sono ubbidienti, bravi a scuola, preparati in congregazione, mangiano e dormono tranquilli. Di solito cercano di adeguarsi alla maggioranza, il che li rende equilibrati. Sono tolleranti nei confronti degli altri giovani eccentrici. I tranquilli passano come inosservati in congregazione.

La cosa che più colpisce è la loro gentilezza. Sono disponibili a venirvi incontro in qualsiasi momento avete bisogno. Per loro l’amore cristiano è fondamentale. Ricordano molte cose di voi perché sono bravi ad ascoltare. Difendono il rapporto fraterno che hanno con voi. Non si lasciano influenzare dai commenti negativi. Sono interessati più a voi che a sé stessi. Per loro vengono prima i fratelli. Sono molto propensi a prodigarsi per i bisognosi nelle congregazioni. Sono tra i primi a fare le pulizie in Sala, a sostenere gli anziani di età, a visitare i malati. E contribuiscono anche tanto in senso economico. Non abbandonano mai un fratello amico nel momento di bisogno. A volte sono gli unici che si interessano degli inattivi o si preoccupano per quanto possibile sia, in senso scritturale, di quelli che sono stati allontanati dalla congregazione. Sono la spalla ideale su cui appoggiarsi per piangere.

Non sono propensi ai cambiamenti, però se sono necessari li fanno con piena sottomissione. Sono gli amici migliori che si possono desiderare in congregazione. Sono i primi a rendersi disponibili spontaneamente per qualsiasi lavoro. Hanno lo spirito del profeta Isaia: “Ecco manda me!”. Al bar, vogliono essere loro a offrirvi la colazione. E lo fanno con tutto il cuore. Si sforzano di andare d’accordo con tutti, anche con quelli difficili. Hanno un’opinione positiva dell’organizzazione e dei fratelli in generale. E quando le cose vanno male, spesso non è per colpa loro, anzi in molte occasioni è la loro fiducia ad essere stata tradita. Dopo le adunanze sono disposti a scarrozzare dappertutto per accompagnare a casa con le loro vetture i fratelli che ne hanno bisogno. Perdono un sacco di tempo per gli altri. Ma a loro va bene così.

Riesce a mantenere la calma anche quando si trova in mezzo a fratelli che si accendono facilmente. Il gruppo viene prima dell’individuo. Loro ragionano così. Sono quelli che la parola la mantengono. Se vi promettono di fare una cosa, state certi che prima o poi la faranno. Sono tra i pochi che quando vi chiedono come state è perché sono veramente interessati al vostro benessere. Non sono come quelli che vi danno la mano per salutarvi senza neanche guardarvi in faccia. Loro vi guardano dentro gli occhi. Non amano i conflitti, fuggono quando c’è da litigare. Amano che i fratelli siano contenti di loro. Compiacere è una loro forza, lo fanno in modo naturale e senza secondi fini. È incredibile la loro ubbidienza all’autorità in congregazione. Se li lasciate in un angolo, li troverete lì in silenzio anche dopo molto tempo.

Non sono dei creativi e non sono in cima alla lista di coloro che prendono iniziative. Loro seguono le direttive e le guide delle congregazioni. Costituiscono il nucleo stabile, ubbidiente e sottomesso delle congregazioni. Qualsiasi cosa chiedete loro di fare la faranno. Non obiettano gli ordini impartiti dal sorvegliante di turno o dal corpo degli anziani. Attenzione a farlo dovutamente, con grazia e gentilezza. Se sono trattati con freddezza e in modo autoritario si offendono facilmente. Non faranno comizi, non scenderanno in piazza per protestare, loro continueranno a fare quello che hanno sempre fatto, forse borbotteranno in silenzio, ma non litigheranno mai, né rinunceranno facilmente alle responsabilità che hanno in congregazione e in famiglia. Le autorità teocratiche con loro non hanno nulla da temere. Per questo sono sempre numerosi coloro che se ne approfittano.

Pur di evitare il conflitto dicono di sì pur pensando il contrario. Si aspettano quasi sempre reazioni negative, perciò mantengono un profilo basso. Alcuni in congregazione scambiano questo loro timore del cambiamento per ostinazione, travisando i loro motivi. In realtà i fratelli tranquilli aspettano le circostanze ideali per muovere i primi passi del cambiamento. Attendono nuovi fatti. Potete fornire tutti i fatti in maniera logica e dettagliata, si troveranno d’accordo ma se non ci sono le condizioni che ritengono giuste rimangono del loro parere. Più gli altri organizzano le cose in congregazione o in circoscrizione più loro si tirano indietro. Vogliono starsene tranquilli. Loro amano la semplicità.

Guai a mettere in dubbio la verità, ancor di più se altri lo fanno con veemenza e ostilità. Non seguiranno mai gli oppositori e i criticoni. La congregazione ha sempre la precedenza. È difficile che esprimano il loro pensiero. Non mancano le risposte precise, è che per loro, conta di più il pensiero collettivo. Sono più interessati alle idee dell’organizzazione che alle loro. Prestano ascolto alle varie problematiche, ma non daranno consigli o suggerimenti, però ascoltano anche quando non sono d’accordo. Quello che fa rabbia è che molti di questi fratelli sono i più trascurati dagli anziani. Ma loro non si lamentano.

COME COMPORTARSI CON I FRATELLI TRANQUILLI?

Siccome non amano prendere iniziative dovete ingegnarvi le cose da fare. Non stressateli, non mettete fretta e trattateli in maniera cristiana. Non amano gli attriti e se vi mettete a discutere animatamente con loro vi lasceranno da soli. Si chiudono in sé stessi, diventano taciturni e passivi. Non criticateli apertamente in nessun modo, soprattutto se ci sono altri fratelli presenti. Se dovete formulare un giudizio prestate attenzione a come lo fate. Fate capire che in congregazione sono molto apprezzati e che alcune cose potrebbero funzionare meglio se adottassero un altro sistema. Dite voi quali sono secondo loro gli aggiustamenti necessari per procedere.

Come detto prima, non accettano i cambiamenti a braccia aperte. Per loro il nuovo è il male. Più rapido deve essere il cambiamento più vanno in crisi. E lo stress aumenta. Bisogna mostrare pazienza. Ci vuole tempo per convincerli. La vostra versione per persuaderli deve essere dettagliata, ed è necessario ripetervi tante altre volte finché non la metabolizzano completamente. Quello che per loro conta è perseguire una sola strada. Più strade li mandano in confusione. Devono sapere con chiarezza dove sono diretti. Anche se si danno tanto da fare in congregazione, hanno quasi sempre bisogno che qualcuno indichi con trasparenza il percorso da seguire.

Pur non identificandosi con gli anziani delle congregazioni, questo non vuol dire che non ci sono fra questi fratelli anche bravi anziani o sorveglianti. Ce ne sono, ma sono mosche bianche. Nonostante evitano le nomine e gli incarichi, questi fratelli messi nei posti di comando, trasformano il potere teocratico in una ricchezza per la congregazione. Alcuni dimenticano che le responsabilità sono un peso in congregazione e non un modo per atteggiarsi a comandini. Ci vuole una forza interiore notevole per portare a termine gli incarichi secondo lo spirito della Bibbia. E i tranquilli questa forza ce l’hanno, e tanta. Il problema è che quando hanno bisogno loro sanno solo aspettare. Restano seduti. Pochi vanno in loro soccorso.

A volte qualcuno veramente viene in loro aiuto e per questo riescono a sopravvivere. Ma se qualcuno non rema e non prende il timone, nemmeno le tante preghiere possono essere d’aiuto. Perciò, cari anziani, con loro dovete prendere il timone e saper guidare la loro barca lontano dai problemi, a meno che non insegnate bene il vostro mestiere, difficilmente ce la faranno da soli. Le pecore hanno bisogno del pastore, specialmente quando sono in difficoltà.

Non prendono posizione su temi scottanti. Potete far vedere loro ogni notizia sull’organizzazione, sui problemi che essa affronta, sulle varie accuse, insomma qualsiasi cosa contro i testimoni di Geova, anche se veritiera, loro sono riluttanti a dire persino la propria opinione. Sono troppo prudenti per indole e alla fine riescono a stancare pure coloro che hanno il fuoco dentro. Non mettono a repentaglio la loro reputazione se sono incerti. A volte si esprimono in modo ambiguo, declinano ogni responsabilità. Non seguiranno mai gli “insurrezionisti”. Per loro, non tutti i cambiamenti producono effetti positivi e a volte hanno ragione.

Fateci caso, quando sono in congregazione si siedono sempre allo stesso posto, nella borsa hanno la rivista e la Bibbia al posto giusto, escono in servizio lo stesso giorno e in linea di massima si presentano alle persone allo stesso modo. Pregano sempre usando le stesse parole.  Non sono stereotipati, sono fatti così. Non diventeranno mai amici degli attaccabrighe e dei lamentosi. Soffocano queste emozioni e fanno finta di niente. In congregazione? Tutto bene. In un’adunanza con gli anziani e il sorvegliante, l’anziano tranquillo quando viene chiamato in causa per dire la sua, si affloscia sulla sedia e segue ciò che la maggioranza decide. A meno che qualcuno non gli rivolga una domanda diretta. Fare un commento diverso dagli altri anziani o negativo, significherebbe attirarsi gli sguardi minacciosi degli altri. Non se ne parla neanche. Muto. Se poi si scatena un dibattito o si accende un conflitto, non vede l’ora di sparire. Se si trova in un ambiente tranquillo, state certi che parlerà della situazione, e farà emergere la verità.

Non dite che sono adulti e che devono camminare con i loro piedi. Quando si tratta di prendere decisioni sono a volte come i bambini. Forse hanno deciso di non prendere decisioni. È nella loro indole. Inculcate la direzione da seguire, ma fatelo con dolcezza e delicatezza. Prima di criticarli pensateci almeno tre volte. Criticare questi fratelli può essere crudele. Anche se hanno un ego poco sviluppato tendono a isolarsi. È un fardello pesante da portare quello di sommergerli di critiche e di giudizi negativi. Non è che non vogliono cambiare, è che spesso manca loro la volontà per farlo. Non sono molto risoluti. “Armiamoci e partiamo” è un motto a loro sconosciuto.

Dovete mostrare concretezza quando date loro un consiglio. Siccome non amano offendere gli altri, è normale che anche loro non vogliono sentirsi offesi. Se c’è un problema che li riguarda, non girategli intorno inutilmente, siate espliciti ma fatelo con grande sensibilità. Senza delicatezza, questi fratelli si demoralizzano. A volte basta trasmettere un messaggio con una mano sulla sua spalla o una leggera carezza sul viso. L’obiettivo è quello di riconciliarsi con amore fraterno. Quando capiranno il problema che li riguarda si “autoflagelleranno”. In seguito noterete che assumeranno un atteggiamento servizievole e faranno di tutto per venirvi incontro anche con cose che non c’entrano nulla con il problema discusso in precedenza.

Fate capire che non ce l’avete con loro ma con un singolo comportamento. Forse non se ne erano nemmeno accorti. Siate sinceri con loro e complimentatevi quando agiscono bene, perché in fondo sono fratelli coscienziosi e amorevoli, e lo meritano. Se vi sentite in colpa per aver trattato duramente uno di questi fratelli, insistendo sul vostro punto di vista, vedendo le cose a modo vostro, e vi accorgete che il fratello tranquillo, tanto tranquillo non lo è più, perché se la prende comoda, forse fa il minimo necessario e vive al momento la verità con una certa passività, non lasciate che la situazione degeneri fino a diventare inattivo nelle sue attività. Affrontate subito il problema prima che sia troppo tardi.

Guardatevi dalla collera di un uomo paziente. Può essere la più pericolosa

Se non sapete come comportarvi con loro siate come loro. State molto attenti quando un tranquillo si arrabbia. È molto pericoloso. Sono capaci di arrabbiarsi e di brutto. Thomas Erikson, nel suo libro Il mondo è pieno di cretini, o sei tu che non riesci a farti capire, paragona le persone dall’animo tranquillo a un barile di birra di quattrocento litri. Servono parecchi bicchieri per riempirla. Molti funzionano così: incamerano e sopportano senza obiettare. Questo è dovuto all’incapacità di dire di no. Accettano perché così è più facile. Hanno una loro opinione ma non la esternano. Ingiustizia, dopo ingiustizia, alla fine, dopo molti anni, la botte è piena. Se rovesciate la botte per terra sarà un disastro, allagherà ogni cosa. Nulla ferma il suo impeto, deve uscire tutto. Un vero disastro. I tranquilli si tengono tutto dentro, soffrono l’ansia, angoscia e rabbia per tanto tempo. Alla fine esplodono e stanno veramente male.

Lo stress è dovuto ad assegnazioni che non hanno mai svolto prima senza che nessuno gliele spiegasse. Quando si pretende troppo da loro fino alla perfezione. Quando convivono con persone irragionevoli e irascibili e nessuno li sostiene nelle loro ragioni. Anche gli incarichi lasciati sospesi li mandano in confusione. E se le cose tirano per le lunghe rasenteranno il burnout. I cambiamenti repentini li confondono e se non hanno i loro spazi sbarelleranno di brutto. Quando devono rifare qualcosa di nuovo si considereranno dei falliti.  E se i fratelli non sono d’accordo con loro e li criticano non ci capiranno più niente.

Sotto pressione i tranquilli diventano quasi freddi, si irrigidiscono e vi dimostreranno che non vorranno avere più a che fare con voi. Anche quando sono consapevoli che è richiesto il loro aiuto non interverranno. Si chiuderanno a riccio. La loro cocciutaggine diventa la caratteristica principale. Non fateli arrabbiare è meglio per voi. In questo periodo di stress permettete loro di non fare niente, rispettate le loro scelte, anche se non le condividete. Forse mancheranno a qualche adunanze o diminuiranno il loro servizio di campo. Non commenteranno alle adunanze e forse rifiuteranno anche di fare un semplice discorso dal podio. Date loro del tempo per riprendersi. Non stressateli ulteriormente con frasi: “non va bene”, “ti comporti in modo strano”, “ti stai indebolendo” e altre frasi idiote. Iniziate a fare qualcosa con loro quando lo stress si sarà attenuato.

Imparate a capire il loro comportamento. Sono metodici, stabiliscono un contatto cordiale e non amano i gesti eccessivi. Sono spesso lenti, si esprimono con calma e sicurezza. Non fanno movimenti bruschi né danno enfasi con gesti spettacolari. Cercano di nascondere i loro veri sentimenti ma spesso si tradiscono. Se sono a disagio lo si capisce subito. Cercano di essere discreti e in presenza di fratelli focosi vogliono sparire, diventare invisibili. Non vogliono essere coinvolti per stare al centro dell’attenzione. Non imponetevi, lasciate che siano loro a fare il primo passo. Non alzeranno mai la voce, sono troppo cordiali per farsi sentire in modo prepotente.

Quando in congregazione riusciamo a individuare la personalità dei fratelli che la compongono, tutto diventa chiaro e semplice. Si evitano dibattiti e conflitti, equivoci e perdite di tempo. Quando non si è capiti si prova la sensazione di aver fallito con la verità e con Geova. Pur con i loro tanti difetti, i fratelli con qualunque tipo di personalità, rimangono pur sempre persone amabili.

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