Cari fratelli e sorelle, la messa è finita, andate in pace… e poi spariscono

Un giro tra i media per cogliere alcuni aspetti importanti, utili per comprendere meglio il problema del calo di fedeli e la preoccupazione crescente dei responsabili delle varie comunità religiose per il continuo vuoto che c’è nelle loro chiese. 

La messa è finita: chiese sempre più vuote, nonostante Bergoglio, titolava Repubblica del 21/4/2017. “La messa è sospesa per mancanza di fedeli”, è scritto in un cartello posto fuori dalla chiesa da un parroco di Venezia. Secondo Franco Garelli, autore di “Piccoli atei crescono”, “Se l’offerta rimane di comunità cosiddette “freezer”, [sacerdoti che non riescono a comunicare la forza del Vangelo] con una religiosità formale e con riti poco coinvolgenti, è ovvio che la pratica diminuisce, la gente si disaffeziona […]

“Sono i sacerdoti anzitutto che dovrebbero chiedersi: perché la gente non viene? – si chiede Alberto Maggi, autore di “Chi non muore si rivede”. Purtroppo la verità è che da certe messe bisognerebbe uscire per legittima difesa. A volte la lettura del messale sembra lo scorrere di un elenco telefonico. Ma come è possibile che Gesù faceva arrabbiare o entusiasmare mentre la lettura oggi delle sue parole spesso non fa altro che addormentare? […]

Tre italiani su quattro non vanno in chiesa, riporta il Giornale del 7/5/2017. A salvare piccole e grandi parrocchie restano soltanto gli anziani: sono il 40% dei fedeli. La presenza nei luoghi di culto, in buona sostanza, è arrivata proprio sotto Bergoglio ai minimi storici. Dai dati Istat si ricava che oggi (l’aggiornamento è alla fine del 2016) entra in chiesa almeno una volta alla settimana poco più di una persona su quattro.

Anche il Sinodo Valdese è preoccupato per il calo di fedeli nelle loro chiese. (La Stampa 29/8/2018)  Solo il 27% della popolazione ecclesiastica frequenta il culto. Tra il 1985 e il 2016 le chiese metodiste e valdesi hanno perso poco più di 5.000 membri pari al 24% della popolazione evangelica del 1985. Un dato confortante è che la chiesa valdese riesce grazie ai suoi progetti di solidarietà a raccogliere numerosi consensi per i contributi dell’8×1000. I valdesi, in Italia, sono meno di 30 mila, ma le firme per le donazioni sono 600 mila. Dice il professor Paolo Naso, che ha analizzato i dati: «Oggi dobbiamo pensare ad una riforma della nostra chiesa per rispondere meglio alle domande di spiritualità, per affrontare le sfide del nostro tempo».  

Nel documento I SANTI PADRI SUI MODI DELLA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI NELLA PARROCCHIA, la chiesa ortodossa, spiega il ruolo della parrocchia: Il termine “parrocchia” potrebbe derivare dalla parola greca “paroikia” nel significato di abitare vicino, diventata in latino paroecia e significa “vicino alla casa, chi non è della casa”: indicherebbe, in tal senso, lo straniero residente tra i cittadini del luogo. In senso etimologico, quindi, la Parrocchia non è la comunità di persone che vivono attorno a un luogo d culto, e nemmeno è una ripartizione del territorio. Sarebbe invece la comunità di fede che vive in questo mondo come straniera, pellegrina, in quanto ha una patria diversa a cui tendere. [In sostanza, quando una comunità è resa partecipe delle attività spirituali, difficilmente ci sarà crisi all’interno di essa]. La tradizione patristica non si fa differenza fra Clerici e laici, dal momento che TUTTI i membri adempiono assieme la Liturgia e si completano con la loro Diaconia dentro un unico corpo.

Nel Canton Ticino, in Svizzera, il caffè del 17/12/2017 titola: “I preti hanno smesso di assicurare risposte”. È un dato di fatto, nelle fedi storiche, dalla cattolica romana alla riformata, dalla luterana all’anglicana, per tutte è in atto un dissanguamento. “Lento ma concreto – precisa il teologo de Petris -. Per cui cala sì la frequenza dei fedeli, ma anche il numero dei membri della Chiesa”. In sostanza, i sacerdoti, non tutti ovviamente, sembrano aver perso peso e importanza nella comunità, faticano quindi sempre più a calamitare l’attenzione dei parrocchiani. “La gente, da un sacerdote si aspetta di sentire qualcosa di diverso, un messaggio che riguarda il senso dell’esistenza, i tanti perché della vita – riprende il teologo -. Invece, il più delle volte non trova risposte, perché non ci sono. E alla fine si stufa e non va più a sentir messa. Se la predica è povera, troppo semplicistica, se non sa smuovere le coscienze e gli animi della gente… tanto vale, non serve a nulla. E il risultato si vede, i banchi si svuotano sempre più”. […] Oggi assistiamo a sermoncini, spesso di basso livello, per cui molte persone giudicano tempo perso quell’ora trascorsa ad ascoltare un prete che predica dall’altare”.

Rantolo cristiano in Germania. Chiese chiuse e fuga di fedeli. E i protestanti celebrano nozze gay sull’altare Il Foglio 19 Agosto 2016. Lo chiamano il Nuovo Ateismo. Secondo un rapporto stilato da Detlef Pollack, professore di Sociologia delle religioni all’Università di Münster, appena il quattro per cento dei cittadini protestanti frequenta oggi regolarmente la chiesa, rispetto al quindici per cento del 1950. Se continua così, entro il 2033, le chiese avranno meno di 40 milioni di fedeli e il cristianesimo sarà minoranza.

Nel suo libro, La nuova Chiesa di papa Francesco, Joseph M. Kraus, scrive: “Se la Chiesa rimane chiusa in sé stessa, autoreferenziale, invecchia… cerchiamo il contatto con le famiglie che non frequentano la parrocchia. Invece di essere una chiesa che accoglie e che riceve, cerchiamo di essere una chiesa che esce da se stessa e va verso gli uomini e le donne che non la frequentano, non la conoscono, che se ne sono andati, che sono indifferenti… cerchiamo anche di raggiungere le persone lontane attraverso i mezzi digitali… La chiesa non è fatta solo di clero, ma di tutti i fedeli… il cardinalato è un servizio non una onorificenza di cui vantarsi… I cardinali non sono agenti di una ong, ma servitori del Signore. 

Un’analisi molto accurata, ricca di tabelle e grafici, è quella che riporta il Fatto Quotidiano del 22/6/2017 con l’articolo Religioni oggi, un’analisi / II – Perché la spiritualità sta perdendo terreno. I cattolici italiani non adottano i comportamenti che la Chiesa impone. Sono religiosi per “tradizione” non giudicando essenziali certi riti e celebrazioni. I valori cristiani del mondo occidentale sono messi alla prova dal mutare delle società a fronte dei processi di globalizzazioni e delle imponenti migrazioni.

Che dire dei giovani? PARROCCHIE SEMPRE PIÙ VUOTE DI GIOVANI  (Famiglia Cristiana 27/4/2018) è il titolo della lettera di un cattolico, dove segue il dibattitto on line con i commenti dei lettori. “Le parrocchie – scrive Giulio Marino – sono, in genere, sempre più vuote, in particolare di giovani; molti parroci sono sempre più oberati di impegni vari e hanno sempre meno tempo per la formazione religiosa delle persone; spesso sono realisticamente depressi, perché, nonostante la buona volontà, vedono andare deserte, in particolare dai giovani genitori, le varie attività proposte… la domanda è: che fare? Inizierei dalla proposta, rivolta a diocesi e seminari, di una preparazione specifica ai nuovi sacerdoti e parroci, per meglio capire e, di conseguenza, meglio adattarsi con pastorali nuove e più efficaci alla situazione reale del mondo esterno…

Questi ultimi [i preti] sono spesso oberati di impegni, – risponde don Antonio Rizzolo – ma devono superare la tentazione di avere tutto sotto controllo o addirittura di fare tutto in prima persona. Il coinvolgimento dei parrocchiani, a ogni livello, è fondamentale. E deve partire dalla fiducia… Il problema è che spesso nessuno li ascolta veramente. E si sentono terribilmente soli, chiudendosi nel loro mondo.

Si può essere credenti ma non praticanti? domanda Paolo a don Sciortino, sempre su Famiglia Cristiana del 9/10/2016, con relativo dibattito on line dei lettori. Il problema – risponde don Sciortino – è che spesso nessuno li ascolta veramente. E si sentono terribilmente soli, chiudendosi nel loro mondo… Rischio che corre anche chi dice d’essere credente e si professa praticante, quando trasforma la religione in una consuetudine. Si va, allora, a Messa o ci si sposa in chiesa perché così fan tutti. Il vero cristiano testimonia con la vita la propria fede…

Come far tornare i fedeli a messa? L’esperienza di Grimsby, Inghilterra: contano i rapporti personali, è un articolo pubblicato on line (Santalessandro settimanale on line diocesi di Bergamo 16/9/2014). “Sapevamo che moltissimi cattolici non vanno a messa alla domenica e volevamo capire le ragioni”, ha spiegato il vescovo per l’evangelizzazione, monsignor Kieran Conry. “Spesso non ci sono motivi specifici. Purtroppo, una volta che si sono allontanati, fanno fatica a tornare. Fa paura rientrare in una chiesa dove non sei andato per alcuni mesi. Ci si sente in imbarazzo, indicati a dito e non si sa che cosa fare”. “Col nostro progetto, che si intitola proprio ‘Varcare la soglia’, abbiamo voluto dare ai parrocchiani la fiducia necessaria per raggiungere questi cattolici lontani rendendo accogliente la chiesa”, continua monsignor Conry. “Né ci importava il numero di quelli che sarebbero tornati, ma, soltanto, far sapere loro che li aspettiamo sempre”.

Ho bisogno di andare in chiesa per essere un cristiano?  (CristianesimoAttivo blog della Brunstad Christian Church) Risposta: Essere un cristiano significa seguire Cristo. Ho veramente bisogno di andare in chiesa per farlo?… l’apostolo Paolo usa la rappresentazione di un “corpo” per spiegare che, se vogliamo davvero fare progressi, abbiamo bisogno l’uno dell’altro (Ef.4:16) […] Anche se so che Cristo guarda al cuore e che posso ricevere cibo spirituale dalla Bibbia e da altre scritture cristiane, so pure che ho ancora bisogno dell’incoraggiamento che ricevo andando in chiesa.

Lo sento soprattutto quando non riesco ad andare a tutte le riunioni, per motivi di lavoro o scuola. Mi sento rinfrescato e sollevato quando ascolto il vangelo di Cristo predicato da uomini fedeli di Dio. E quando vedo gli altri membri del corpo di Cristo, sono rafforzato nel sapere che ci sono molte altre persone che combattono lo stesso mio combattimento di fede. Ascoltando le testimonianze di queste persone sull’aiuto che hanno ricevuto dalla parola di Dio e dove hanno ricevuto vittoria, mi aiuta a ricevere più luce e a continuare a seguire Cristo sulla vita della vittoria sul peccato… Non ci sono regole dure e ferme nella Bibbia riguardo al frequentare la chiesa. Tuttavia, l’autore della lettera agli Ebrei scrive chiaramente come i membri del corpo di Cristo dovrebbero affrontare la cosa.

Quali punti importanti possiamo cogliere da questa indagine?

  • Quando la religione diventa formale e i suoi riti non coinvolgono la gente, spesso i fedeli rinunciano a parteciparvi. Molti si sentono soli, mentre altri vivono come consuetudine le loro pratiche.
  • E’ molto difficile che la frequenza sia alta quando all’interno delle comunità mancano passione, entusiasmo per le attività spirituali o quando l’insegnamento è inefficace, povero di idee, spesso ripetitivo, condito con un basso livello di oratoria.
  • La maggior parte di quelli che vanno nei luoghi di culto sono persone anziane. Nel vederli, ci si fa l’idea che la propria religione è solo per i vecchi. I responsabili delle comunità non devono essere oberati da molti impegni e responsabilità. Essi devono dare visibilità ai giovani coinvolgendoli con proposte interessanti e fattibili.
  • Se i fedeli notano che ci sono scarse prospettive di miglioramento perché mancano le risposte soddisfacenti e pratiche alle domande di spiritualità che si pongono se ne vanno. La colpa di queste assenze è da imputare alla stessa religione e ai suoi rappresentanti che non sono in grado di soddisfare i bisogni reali delle persone.
  • Escludere la maggioranza dei fedeli dalle decisioni importanti e lasciare la responsabilità per farlo nelle mani di pochi, induce i membri a non sentirsi partecipi della loro vita, a scoraggiarsi specie se le cose vanno male e a dissentire in modo silente con tali decisioni prese, con la conseguenza di abbandonare prima o poi il resto della comunità.
  • Una chiesa non deve solo accogliere, ma uscire, a partire dalle autorità nelle congregazioni per cercare di raggiungere i “lontani”. Come il cardinalato non è un’onorificenza, così la nomina a sorvegliante delle congregazioni non è una benemerenza, un titolo accademico, ma un servizio a beneficio degli altri.
  • Una religione che non cammina a passo coi tempi, abituata a fare ogni cosa per abitudine o per tradizione non ha futuro.
  • Si fa fatica a far tornare chi si è allontanato e chi vorrebbe tornare non lo fa perché si sente in imbarazzo. Prova timore, non sente la il calore e fiducia necessaria per essere accolto in maniera amorevole e ospitale.
  • Andare in chiesa non è una regola ma un bisogno.

Frequentare le adunanze non è una regola ma un bisogno. Un bisogno reciproco. Come i primi cristiani, oggi i tdG si riuniscono in semplici luoghi di adorazione, chiamate Sale del Regno, per ricevere istruzione biblica e godere di sane compagnie. I presenti si sforzano di essere amichevoli e amorevoli fra loro. Il loro scopo è di soddisfare i bisogni spirituali di ciascuno, stare in compagnia di persone edificanti e lodare soprattutto Geova. Perciò, i cristiani hanno bisogno gli uni degli altri, in “quanto membra appartenenti allo stesso corpo” (Efesini 4:25). Il corpo ha bisogno di ogni membro così come ogni membro ha bisogno di appartenere al corpo. Le adunanze più che una disposizione, una direttiva, una legge, sono un bisogno vitale.  

Siamo fedeli alla congregazione di Geova non agli anziani e ai sorveglianti che sbagliano. Ve lo immaginate Gesù che si lascia condizionare dal tradimento di Giuda o di Pietro, apostoli che lui scelse, e in seguito abbandona Geova e i suoi discepoli. Gesù riconobbe che se quelle persone avevano agito in quel modo non era colpa di Geova o del suo popolo in generale. “Non ti affrettare nel tuo spirito a offenderti, poiché l’offendersi è ciò che riposa nel seno degli stupidi” (Ecclesiaste 7:9). Non è giusto aspettarsi troppo dai compagni di fede e lasciare che i loro errori ci privino della gioia di far parte del popolo di Dio. E commetteremmo un errore ancora più grande se a causa degli errori altrui inciampassimo e abbandonassimo le adunanze e la congregazione.

APPROFONDIMENTO

Quelle adunanze sempre meno frequentate

 

 

 

 

Non abbandonate le adunanze W 15/11/2002

 

 

 

 

 

La religione sta scomparendo? Svegliatevi! Novembre 2015

 

 

 

 

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