«Il buon pastore tocca la carne ferita» e non fa sfoggio con superbia della sua autorità

Riprendendo l’episodio di Luca 13:10-17 della donna curvata in due, Bergoglio nella sua omelia recitata a Santa Marta, ripresa e pubblicata il giorno dopo dal quotidiano Avvenire del 31 ottobre, fa presente che, il vero pastore si avvicina alle persone considerate degli scarti e prova compassione per la loro condizione, senza vergognarsi di toccarne la carne malata. Un monito rivolto ai quei clericali che sono più vicini al potere e meno alla gente che soffre.  

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La banalità sta uccidendo la competenza

Nel mondo moderno sta lentamente scomparendo l’abitudine all’argomentazione e alla dimostrazione. [Anche tra i tdG]

Il titolo e il sommario, tranne le parentesi quadre che abbiamo aggiunto noi, sono di un articolo del sociologo Francesco Alberoni, pubblicato domenica scorsa sul Giornale. I dibattiti televisivi sono in mano a chi ha la battuta pronta e non a chi sa argomentare con ragionamenti sensati e completi. Anche nei social network si cinguetta senza argomentare. Un articolo lungo non si legge. Sembra che il cervello moderno non sia più in grado di incamerare informazioni che vanno oltre le tre righe. Questo non vuol dire che nel Web non esistano siti dove si trovano informazioni importanti. Il problema è che “queste gemme preziose – scrive Alberoni – vengono coperte da ondate di mediocrità e di banalità. Mancano gli strumenti di comunicazione che consentono di esprimere culturalmente il meglio di sé”. In sintesi: argomentiamo poco, ragioniamo peggio e scriviamo banalità. Date un’occhiata, se non vi annoiate, ai commenti su Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e alle molte comunità digitali.

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Resisti figlio mio se vuoi diventare un vero uomo

Se. Lettera a un figlio è il titolo di una famosa poesia dello scrittore britannico Joseph Rudyard Kipling (1865-1936). Contiene alcuni consigli appassionati sulla dignità e sul comportamento da tenere per diventare un vero uomo. Originariamente scritta per suo figlio, riesce, con i suoi versi, a toccare il cuore degli adulti di ogni tempo.

E’ una poesia molto amata, che esorta a non arrendersi mai, nemmeno di fronte alle circostanze più avverse. I versi iniziano con un “sé”, che vuole essere soprattutto un invito a decidere se condividere o meno quanto viene espresso. Per Kipling, a fare un uomo sono i sogni, i valori, la libertà e la volontà di considerare ogni passo della nostra esistenza come un cammino verso qualcosa di nuovo e di vero, soprattutto quando quelli che ci circondano “perdono la testa”, dubitano di noi e ci incolpano di cose non commesse.

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«La via della cedevolezza»

Il judo è una bella metafora del modo in cui il fallimento rende umili e, in tal modo alimenta la possibilità di ottenere successo nella vita.

Il termine judo ha come significato: “via della cedevolezza”, “via dell’adattabilità”, “via della gentilezza”. E’ un tipo di lotta fondato sui principi dell’equilibrio. Originariamente il judo si prefiggeva non solo di dare ai suoi adepti un temibile strumento di difesa, ma di insegnare, anche a raggiungere, con la padronanza del proprio corpo, il dominio delle emozioni e dimostrare l’inutilità della forza fisica di fronte alla padronanza della tecnica che una volta perfezionata dovrà essere indirizzata al bene degli altri. L’obiettivo del judo è la tenacia a non fermarsi mai neanche di fronte a innumerevoli cadute.

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