L’inattivo paralitico

paralitico-1“Alzati, prendi la tua branda e vattene a casa tua”. – Marco 2:11.

In occasione della consegna agli inattivi dell’opuscolo Ritorna a Geova, riportiamo un esempio scritturale su cui riflettere.

Ormai la popolarità di Gesù si era sparsa dappertutto al punto che le folle lo seguivano in qualsiasi città entrava. Fra questi, i farisei e gli scribi che cominciavano a sorvegliarlo, non potendo ancora dare un giudizio definitivo sul suo ruolo. Il loro contegno rivela una certa cautela e sembra che si trovino in quella casa di Capernaum solo per ascoltare Gesù. Facevano numero e ressa come tanti altri. Mentre Gesù sta parlando, quattro uomini faticano ad aprirsi un varco tra la folla. Stanno portando su una branda un loro caro amico paralitico.

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«Per favore, disegnami una pecora»

PiccoloPrincipeL’essenziale è invisibile agli occhi e per vederlo bene è necessario guardare con il cuore.

Commentare da adulto una fiaba per bambini in un sito come questo mi sembra un azzardo. E’ difficile capire cosa possa legare Il Piccolo Principe con gli inattivi. In apparenza nulla. Ed è giusto così. L’autore non aveva mica in mente gli inattivi quando scrisse il racconto. Beh, anche gli inattivi sono stati bambini e hanno sognato storie fantastiche e immaginato eroi ed eroine senza tempo, tra cui Il Piccolo Principe. Leggere fiabe è fondamentale per la crescita del bambino, serve per fargli capire situazioni difficili da comprendere. La lettura contribuisce a sviluppare le capacità cognitive, emotive e relazionali. In una delle pagine più tenere della vita di Gesù, l’evangelista descrive l’episodio in cui Gesù, chiama un bambino e lo pone in mezzo ai discepoli per spiegare i segreti del regno dei cieli: segreti che il Padre ha tenuto nascosto ai grandi, ai sapienti, agli intelligenti. “Veramente vi dico: A meno che non vi convertiate e non diveniate come i bambini, non entrerete affatto nel regno dei cieli… e chiunque riceve un tale bambino in base al mio nome riceve anche me”. (Matteo 18:3,5)

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Il ritorno al Padre: misericordia o giustizia?

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Perché molti non fanno nulla per aiutare  i loro fratelli inattivi a ritornare dallo stesso Padre?

Sono in uno dei miei luoghi preferiti, la libreria Feltrinelli. E’ la vigilia di Natale e faccio fatica a entrare. Tanti lettori hanno in mano diversi libri e attendono pazientemente il loro turno alle casse. I libri sono i regali più belli. Anni fa, una persona mi chiese che regalo avrei preferito. “Un libro e se vuole le dico anche il titolo” risposi senza esitare. Scelsi dei libriccini sull’accidia, la collera e l’ingordigia, che facevano parte di una collana sui sette vizi capitali, scritti da Enzo Bianchi, uno dei miei preferiti. La professoressa di lettere, ora in pensione, fu felice di questa richiesta. Ed io di più.

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Un grande scrittore, religiosamente depresso e disassociato

Tolstoj

Si considerava privo di ogni valore e scorgeva due sole possibilità  per redimersi: il suicidio o la fede in Dio. Alla fine sceglierà la fede.

Sono stato battezzato e educato nella fede cristiana ortodossa. Me la insegnarono fino dall’infanzia e durante tutto il periodo della adolescenza e della prima giovinezza. Ma quando, a diciotto anni, abbandonai l’università al secondo corso, io non credevo ormai più a nulla di quello che mi avevano insegnato. A giudicare da alcuni ricordi, non ho neanche mai creduto seriamente, avevo soltanto fiducia in quello che mi insegnavano e in quello che professavano davanti a me i grandi; però quella fiducia era molto vacillante“.

Fu uno scrittore di successo. Le sue opere lo resero famoso in tutta Europa. Condusse gran parte della sua vita felicemente. Ricco e famoso, visse nell’agiatezza e nella serenità. Finché, un giorno, poco dopo i cinquant’anni, cominciò a credere che la sua vita non avesse alcun senso e la soddisfazione che derivava dagli agi e dai successi si trasformò in tristezza e angoscia.

Non ero malato né di corpo né di spirito, ma al contrario godevo di una forza morale e fisica… avevo una moglie buona, che mi amava e che io amavo, dei bravi figlioli, una grande proprietà, … ero rispettato dagli amici e… potevo ritenere, senza particolare vanteria, di aver raggiunto la celebrità.

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