Il club degli imperatori

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«La gioventù invecchia, l’immaturità si perde, l’ignoranza può diventare istruzione e l’ubriachezza sobrietà, ma la stupidità dura per sempre».

E’ un pomeriggio d’estate. Sono sdraiato sul divano a guardare la televisione e tra un cambio di canale e l’altro, sta per iniziare un film che pensavo fosse L’attimo fuggente. Si tratta invece del film Il club degli imperatori con la magistrale interpretazione di Kevin Kline, nel ruolo di un insegnante di storia classica. Impegnato a stimolare i propri studenti a vivere in modo onesto, William Hundert, è un professore appassionato, che crede che la storia dei Greci e dei Romani sia più che una semplice lezione sul passato. Egli cerca oltre allo studio, di forgiare il carattere di coloro che diverranno la futura classe dirigente del paese. Nell’autunno del 1972, il suo mondo tradizionale e la sua influenza sono messi sottosopra dall’arrivo della matricola  Sedgewick Bell, figlio di un senatore. Durante una lezione, il professore pronuncia una delle frasi più famose del film: «La gioventù invecchia, l’immaturità si perde, l’ignoranza può diventare istruzione e l’ubriachezza sobrietà, ma la stupidità dura per sempre». Tutti, nella vita, possono cambiare in meglio, tranne gli stupidi. L’inattivo può ritornare attivo, l’immaturo maturo, l’ignorante istruito, il carnale spirituale, ma lo stupido rimarrà sempre uno stupido. E quanta stupidità ho visto in questi anni.

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DE OTIO – DE TRANQUILLITATE ANIMI

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Lucio Anneo Seneca, un miscuglio di idealità e realismo.

Due caratteristiche degli “inattivi” di Geova.

“Un albero non diventa solido e robusto se non è continuamente investito dal vento e sono queste raffiche che ne fanno il fusto compatto e ne rinsaldano le radici che si abbarbicano con maggior forza al terreno; fragili sono invece  quegli alberi che crescono in una valle tranquilla”.

l De otio (contemplazione) e il De tranquillitate animi (serenità) sono due opere di Lucio Anneo Seneca e fanno parte di una serie di dialoghi. Secondo il filosofo, la contemplazione – otium per i Romani – cioè il riposo dalle pratiche consuete, non è assenza di attività, così come la serenità non è assenza di emozioni ma equilibrio armonico tra di esse. Ci sono parecchie analogie tra quello che Seneca scrive e gli

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Ai margini della scomunica

donnescomunicatedaBenedettoBenedetto scomunica due religiose, assolvendole dopo la loro morte, Luca Signorelli, Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, Asciano, Siena

Il chicco di grano deve morire se vuole portare frutto. – Giov.12:24.

C’è stato un periodo della storia moderna in cui i venti del rinnovamento spiravano molto forti. Parecchi modus operandi furono messi in discussione a favore della riscoperta di un modo più autentico di vivere il Vangelo. I modi di vivere la fede erano avvertiti come fuori dalle logiche cristiane e imposti come opinioni personali lontani dall’insegnamento genuino di Cristo. Era viva l’urgenza di dare un significato agli impegni spirituali che perlopiù venivano svolti senza entusiasmo, più per abitudine che per convinzione. La prima esigenza fu la necessità di una lettura diretta dei testi biblici che erano esclusiva interpretazione della classe dirigente. Inoltre si cercava di recuperare l’autenticità del messaggio cristiano, tipico dei primi

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La speranza è una fiamma sempre accesa

Riflessi filocalici

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La fiamma dritta vola verso il cielo, inclinata sale in alto, rovesciata si rialza.  La fiamma della speranza conosce una sola via: il cielo.

Dobbiamo imparare a vedere con occhi nuovi la realtà che ci è stata insegnata a credere, non con lenti rosa com’è stato fatto fino a oggi, né con lenti affumicate per vedere tutto grigio intorno a noi. Dobbiamo uscire dalla concezione paradisiaca di cui ci siamo imbevuti e inebriati nel corso degli anni. La realtà è ben diversa da come ce l’hanno fatta immaginare. Dobbiamo guardare la realtà con il telescopio e guardarci dentro fino a vedere lontano, la luce che splende nell’universo della fede.

La vita reale va vissuta senza frenesia, che è la madre di tutte le ansie e di ogni frustrazione. La frenesia è la padrona assoluta del tempo e rende schiavi chi ne soffre. Inoltre, la vita va vissuta senza quelle paure che tolgono sicurezza e rendono inutili. Non si può andare in crisi per timore dei giudizi altrui, per paura di essere se stessi, di non poter esprimere liberamente ciò che pensiamo o siamo. Bisogna lottare avendo chiaro in mente quello che vogliamo raggiungere, anche quando dobbiamo lottare contro forze amiche, come fece Giacobbe con un angelo per una notte intera. Penuel, il luogo di tale lotta, vuol dire “a faccia a faccia con Dio”. Senza lotta non c’è speranza, anche contro il fuoco amico.

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