Elogio della fuga

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di Henri Laborit.

Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama desiderio…

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Il Testimone Auricolare e il Trombone di Dio

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IL TESTIMONE AURICOLARE

Il Testimone Auricolare si ficca in un angolo senza farsi notare. Ascolta quello che c’è da ascoltare e si allontana, assente e indifferente. Si direbbe che lì non è mai stato, tanto è bravo a scomparire. Conosce tutti i luoghi, dove c’è qualcosa da ascoltare, immagazzina tutto per bene e non dimentica niente. Quando viene il momento di buttare fuori quello che ha dentro, allora è un altro, due volte più grasso e dieci centimetri più alto.

Il Testimone Auricolare non si fa corrompere da nessuno. Non ha riguardi per nessuno, non ne avrebbe per la moglie, il figlio o il fratello. Quello che ha udito ha udito, non c’è Padreterno che possa farci niente. Ma ha anche i suoi lati umani, e come gli altri hanno i loro giorni di ferie in cui si riposano dal lavoro, così lui ogni tanto – sia pure di rado – si mette i paraorecchi e si attiene dall’immagazzinare parole. Quello che dice la gente in questa circostanza è privo di qualunque interesse. Quando ha disinserito i suoi orecchi segreti, è un brav’uomo, ognuno si fida di lui, si può avere un’innocua conversazione. Allora nessuno immagina di avere a che fare col boia in persona. E’ incredibile come sono innocenti gli uomini quando nessuno è lì con gli orecchi aperti.

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SE TU MIO FRATELLO

ungaretti

Dedicato a un caro fratello inattivo che non c’è più.

La poesia è stata scritta  da Giuseppe Ungaretti  in memoria di suo fratello

SE TU MIO FRATELLO

 

Se tu mi rinvenissi vivo,

con la mano tesa

ancora potrei,

di nuovo in uno slancio d’oblio¹, stringere,

fratello, una mano.

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Una metafora per la giustizia: il Buon pastore

imparaapensarePrendersi cura delle pecore: per altruismo o per interesse?

Il filosofo greco Trasimaco argomenta che i pastori e i bovari, si prendono cura delle pecore e delle mucche facendole ingrassare di proposito, solo per mandarle al macello in condizioni tali da poter trarre il maggior profitto. Per i pastori che allevano pecore da macello e che vivono di questo commercio, svolgere questo tipo di attività è una cosa normale e redditizia. D’altronde, la politica e la religione traggono anch’esse, profitto dagli uomini come il pastore dal suo gregge. Invece, il concetto biblico riguardo ai compiti del buon pastore è molto chiaro: pascolare il gregge e non decimarlo.

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