Dicono di sì ma poi non fanno

Li vedi quando sono sul podio a disquisire i paragrafi di un articolo di studio sugli “inattivi” o una parte di un’adunanza che parla di loro o a commentare su come aiutarli a ritornare a Geova o come invitarli alla Commemorazione. A sentirli danno l’idea di essere disponibili, affabili, avvicinabili, ubbidienti alle direttive del corpo direttivo. A nessuno degli ascoltatori passa per la testa che costoro somigliano a uno dei due figli di una parabola di Gesù.

Dopo averli nuovamente messi in difficoltà, Gesù con una parabola rivela realmente chi è l’élite religiosa giudaica. Gesù racconta:

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Maieutica

Dal nulla non può venire che il nulla, se però hai un po’ di materia grigia…

La maieutica designa il metodo usato da Socrate per “tirare fuori” dai suoi allievi la verità che inconsciamente avevano dentro. È un comportamento simile a quello della levatrice che aiuta a partorire, a “tirare fuori” il bambino. Similmente Socrate aiuta altri a “partorire” la verità, attraverso il dialogo, le domande. E per stimolare la mente, anche quello di fingersi ignorante.

È difficile trovare maestri educatori che stimolino le menti alla riflessione. Inoltre, la materia grigia si sta pericolosamente atrofizzando a causa dell’inattività a cui è sottoposta. Quel poco che rimane viene finalizzata a sciocchezze e al gossip.

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«Sulla tua parola getterò le reti»

Queste parole riportate nel Vangelo di Luca 5:5 (BJ) e pronunciate presso le rive del Mar di Galilea da Pietro il pescatore indicano la fiducia che nutriva nei confronti di Gesù. In precedenza questi quattro discepoli avevano viaggiato con Gesù, ma da quando sono tornati dalla Giudea hanno ripreso la loro attività di pescatori.

Gesù si avvicina a loro, sale sulla barca e poi dice a Pietro: “Va’ dove è profondo, e calate le reti”. Titubante, Pietro risponde: “Maestro, ci siamo dati da fare tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma al tuo comando calerò le reti” (Luca 5:4, 5). Aveva appena ripulito le reti. Non avrebbe certo voluto calarle di nuovo, soprattutto nel “profondo”, ora che i pesci non stavano più neanche mangiando.

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«Tutti inciampiamo molte volte»

In Giacomo 3:2 si sottolinea che ogni essere umano è soggetto a sbagliare. Dema e Marco, di fronte all’abbandono, si comportano in maniera opposta. Dema diventa per i cristiani un monito, mentre Marco diventa “utile per il ministero”.  

DEMA

Era stato un compagno d’opera dell’apostolo Paolo, che in seguito lo abbandonò. (2Timoteo 4:10) La Bibbia non rivela la natura e la gravità per cui Dema ritornò indietro. Si legge che l’abbandono fu dovuto ‘per amore del presente sistema di cose’. Non si sa nemmeno se Dema fosse diventato apostata o oppositore. Forse l’amore per le cose materiali e i piaceri mondani era diventato più forte di quello per le cose spirituali.

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