Fratelli non previsti alla mia porta di casa

“Benedizione agli amici che alla mia porta, senza essere chiamati, senza essere sperati, sono però venuti”.  (JOHN HENRY NEWMAN)

J.H. Newman, famoso cardinale inglese, fece scrivere a fianco della porta di casa sua le parole sopra riportate. Voleva evidenziare l’affetto di quegli amici che si fanno vedere senza essere attesi o reclamati. Un’esperienza del genere è descritta nella Bibbia, dove si narra che Abraamo, fu visitato da tre ospiti inattesi e che in seguito si rivelarono essere tre angeli. Quell’incontro inatteso si rivelò anche una straordinaria benedizione per l’accoglienza mostrata da Abraamo e Sara: la nascita di un figlio.

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Il ritorno del rimosso

Quando si diventa inattivi o ci si dissocia dai tdG non tutti gli aspetti del passato vengono rimossi. Di tanto in tanto riaffiorano ricordi che giacevano nell’oblio della nostra mente. A volte ritornano con nostalgia, a volte senza nessun rimpianto e altre volte fanno infuriare o stare male.

In psicoanalisi, la rimozione è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui considerati inaccettabili e intollerabili e la cui presenza provocherebbe vergogna e imbarazzo. Si tratta di un meccanismo di difesa con il quale la mente allontana determinate esperienze o emozioni disturbanti, conflittuali e contraddittori, che sono fonte di angoscia o di senso di colpa. Nel far questo, la rimozione diventa un meccanismo di difesa contro il riemergere consapevole di un passato che si credeva dimenticato per sempre.

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Non “mollate” gli inattivi

Nella congregazione cosa può fare ciascuno per rafforzare i fratelli inattivi? (Pillole dall’indice 2001-2015)

Tutti nella congregazione, ragazzi inclusi, possono fare qualcosa per rafforzare altri. A volte a motivo delle pressioni della vita qualcuno può diventare inattivo. Anche se alle adunanze della congregazione non li vediamo, probabilmente in cuor loro gli inattivi amano ancora Dio. Gli anziani possono visitarli e offrire loro un valido aiuto. (Atti 20:35) Può darsi che altri della congregazione vengano pure invitati ad assisterli. Queste visite amorevoli possono essere, per così dire, la medicina giusta per ravvivare chi è debole nella fede.

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Docendo discitur

Insegnando s’impara

Raccontare storie significative e riflettere su di esse accresce la nostra esperienza e si colmano lacune e, quindi, s’impara sempre di più. La conoscenza che educa deve essere stabile e proiettata nel futuro in conformità alle nuove esigenze di un mondo che cambia sempre più rapidamente. Lo scopo della conoscenza biblica ha sempre avuto di mira, sia nel passato come nel presente lo scopo di conseguire e accrescere i principi morali e rafforzare una spiritualità che sia in grado di dare un senso alla propria vita. Un buon maestro dona il suo tempo, la sua presenza, il suo respiro, la sua fatica, le sue energie. In cambio chiede solo attenzione e apprezzamento. Il vero insegnante sa estrarre dalla mente dei suoi discepoli i semi della verità per farli crescere. Il maestro che insegna, alla fine impara anche lui.

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