“Venite a me”

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Accolto l’invito.

A mezzogiorno tutti noi colleghi di lavoro avevamo l’abitudine di andare a pranzo insieme in un ristorante vicino. Così quando mi invitarono a prendere un caffè alla fine della giornata, non ebbi difficoltà ad accettare. Ragionai che non stavo sottraendo tempo alle adunanze o alla predicazione. Non mi resi conto che poteva essere una violazione del principio di 1 Corinti 15:33.

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Il viandante

Friedrich-Viandante_mare_nebbiaCaspar David Friedrich, Il viandante su un mare di nebbia, Hamburger Kunsthalle, Amburgo

E’ il tipico lupo solitario. Non ha rapporti confidenziali con nessuno, vive da solo e conta soltanto sulle sue forze. Rifiuta ogni legame e respinge gli aiuti.

Nell’iconografia cristiana, il viandante simboleggia la transitorietà dell’esistenza terrena e l’appartenenza dell’uomo a una sfera spirituale. E’ meraviglioso spaziare con lo sguardo su uno sconfinato mare di nebbia, ricoperto da un cielo fosco, in cima alla montagna e sentire la voce della vita nello spirare del vento e nel movimento delle nubi. La vista dell’infinito dell’aria e del mare di nubi, desta un senso di tranquilla malinconia. Si ha la sensazione di perdersi. Lo spazio infinito che il viandante contempla non ha relazione con la gioia né con l’animo sereno, ma con la nostalgia e la speranza.  E’ come se dicesse: una volta fiorì la vera vita e la conoscenza con essa; noi passiamo in fretta e moriamo. Lo sguardo del viandante, rivolto verso l’infinito, è un addio alla vecchia vita, ma è anche la speranza di un ritorno a una nuova vita. Siamo granelli di polvere nell’immensità dell’universo di Dio.

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Non dimentichiamo l’ospitalità!

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Oh sì, certo, come no!

Mi ricordo bene quella sera. Aspettavo con curiosità e con un po’ di trepidazione che l’oratore pronunciasse questa parte. Ero presente da inattivo e stavo frequentando da poco le adunanze. “Non dimenticate l’ospitalità” consiglia con autorevolezza l’apostolo Paolo in Ebrei 13:2. Speriamo bene… “Quali modi per mostrare ospitalità, l’oratore suggerirà ai fratelli?” mi son chiesto. Dopo la dimostrazione, l’oratore con un ottimismo ebete inizia a sproloquiare sull’accoglienza da fare agli inattivi. “Anche se l’inattivo si è raffreddato è sempre un fratello” pontifica dal podio. E dagli! Qualcuno dei presenti dia un’aspirina all’inattivo per il suo raffreddore. “Alla Commemorazione dobbiamo accogliere gli inattivi alla grande!” è il primo di una serie di consigli rimbombanti del facilone di turno. Odo fragori e cannonate di una potenza tale da stordire le mie orecchie da elefante. Non vado oltre e non infierisco.

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Perché sei diventato inattivo?

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“Ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio”.

Nei primi anni Ottanta volevo conoscere la Bibbia e ho incontrato i testimoni di Geova. Mi è stato detto di cambiare personalità, di frequentare le adunanze, di diventare proclamatore, di battezzarmi. Ho cercato prima il Regno e l’ho fatto con tutto il cuore. Ho rinunciato a molte cose. Mi sono privato di molte cose. C’è scritto nella Bibbia di farlo ed io l’ho fatto. Ho servito per alcuni anni come pioniere regolare. Ho studiato la Bibbia con numerose persone e molte di esse sono diventate testimoni di Geova. Sono stato nominato servitore di ministero e in poco tempo anziano di congregazione.

Di colpo, la mia vita è cambiata. Un mio familiare è morto di cancro. Ogni certezza è vacillata sotto il peso straziante del dolore. Questo genere di distacchi provoca pianti, lamenti, instabilità emotive, disturbi fisici. La mia quotidianità è spezzata, il percorso non è più lineare. Salgo le scale della vita come se avessi “una gamba amputata”.

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Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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