Consolare gli afflitti / 2

“Quando ero sopraffatto da inquietanti pensieri, tu mi consolavi e mi coccolavi”. Salmo 94:19

Certe situazioni sono così difficili da rimanere impotenti di fronte a esse. A volte non sappiamo più a chi rivolgerci per una parola di conforto. Pur appartenendo a una congregazione di fratelli, dobbiamo constatare che non tutti sono in grado di rafforzare. Nonostante ciò, siamo certi che l’unico in grado di consolarci a prescindere dalla gravità del problema è Dio (Salmo 145:18, 19). Geova “non lascia quelli che lo cercano” (Salmo 9:9, 10).

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Ministri consolatori / 1

Prendiamo spunto da un articolo di Avvenire per portare all’attenzione dei nostri lettori una iniziativa che coinvolge da alcuni anni parecchie diocesi cattoliche italiane: il ministero della consolazione. Ne fanno parte uomini e donne con una predisposizione naturale alla cura dell’altro, formati attraverso incontri condotti da professionisti esperti nel campo della salute e della teologia. Lo scopo di questi ministri è quello di dare consolazione e sostegno a chi soffre e ai suoi familiari.

I cattolici sono molto sensibili a questo tema e non hanno nulla da invidiare dalle altre religioni, casomai il contrario e lo dimostrano le molte iniziative prese in occasione della XXVI celebrazione della Giornata del Malato avvenuta in tutto il mondo domenica 11 febbraio 2018.

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I «pettinatori di lana»

La pettinatura è una fase di lavorazione di cotone e lana. Pettinare la lana significa separare col pettine (lo scardasso) la parte più grossa da quella più fine. In senso metaforico vuol dire conciar male, graffiare, maltrattare, malmenare.

Una volta sul letto si ponevano due materassi: uno di lana di pecora e l’altro di paglia d’orzo. D’inverno quello di lana si metteva sopra dell’altro, per tenere più caldo, mentre quello di paglia si metteva sopra durante l’estate, per far sentire meno caldo. Durante la stagione estiva i due materassi si svuotavano: la paglia deteriorata si buttava nella concimaia e il materasso si riempiva di paglia d’orzo d’annata.

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Menti libere dai veleni

Il buddismo elenca cinque veleni mentali: rabbia, orgoglio, gelosia, invidia e ignoranza. Queste emozioni – secondo i buddisti – vanno guardate nella loro essenza fino a quando non si comprenderà che possono essere trasformate in saggezza.

Possiamo vedere questo concetto di trasformazione da emozioni negative in positive nel racconto che si fa nei capitoli 17; 18; 19 di 1 Samuele. La Bibbia racconta di alcune donne che dopo la vittoria contro i filistei, ottenuta grazie al coraggio di Davide, uscirono per le strade cantando e danzando. Al re Saul questa esultanza non piacque. All’udire i canti delle donne e i loro inneggiamenti, fu molto irritato e gli parvero cattive le parole che cantavano, perché davano più onore a Davide che a lui. E così una grande vittoria incomincia a diventare sconfitta nel cuore del re. Il verme della gelosia e dell’invidia inizia a insinuarsi nella mente di Saul e lo spinge a cercare l’occasione adatta per uccidere Davide.

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