Le «ragioni» del cuore

maria e giuseppe

Oltre alle ragioni della ragione e della logica, esistono anche quelle del cuore.

A volte le ragioni del cuore riescono a intuire la verità in maniera più autentica della semplice evidenza. La logica e la ragione possono spiegare in maniera ineccepibile i fatti, ma esistono realtà che si possono comprendere solo con il cuore. La logica e la ragione non permisero a Giuseppe di capire subito lo stato di gravidanza di Maria, sua futura sposa, benché fosse consapevole della sua innocenza.

Fu grazie a un angelo che gli apparve in sogno a renderlo cosciente della portata di quell’evento e ad accettare con gratitudine il matrimonio e la responsabilità di allevare il figlio che Maria portava in grembo. Giuseppe, seguendo la logica e la ragione, aveva deciso di allontanare Maria da lui, dal suo cuore e dai suoi affetti. Riteneva sincera e giusta la sua decisione. Lui non poteva mai giungere alle giuste conclusioni usando la razionalità e la logica. Grazie alle ragioni dell’amore, Giuseppe accettò volentieri quel fatto straordinario. Fu l’angelo a farlo desistere dal prendere una decisione, che pur seguendo la logica delle leggi ebraiche, andava contro il volere di Geova. (Mt 1:18-25)

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Farsi carico di chi è nel bisogno

pastore ks

“Pascete il gregge di Dio”. – 1 Pietro 5:2

La cura è un interessamento premuroso per una persona, un essere vivente, un oggetto. La cura richiede impegno attivo e coinvolge le emozioni e i sentimenti verso le persone bisognose e fragili. La cura implica anche la protezione e la difesa degli altri. In genere, viene più facile prenderci cura del nostro corpo e delle nostre esigenze. Ci teniamo molto al nostro aspetto e non badiamo a spese quando è implicata la nostra salute. Più faticoso e impegnativo è prendersi cura del prossimo.

Fa male vedere nell’ambiente del cristianesimo quanta fatica fanno molti a comprendere che farsi carico di chi è nel bisogno è uno degli aspetti fondamentali dell’insegnamento di Cristo.

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Opere fruttuose da fede attiva e opere infruttuose da fede inattiva?

predicazione

Riceviamo e pubblichiamo

Parte 1

Nei quattro vangeli e nel libro di Atti sono descritti 150 episodi di predicazione, di questi solo 4 (v. Matteo 10:9-14; Luca 10:1-16; Atti 5:42; 20:20) vengono usati nelle riviste come base dell’insegnamento per andare da porta a porta.

E’ volontà di Dio che ci sia una distinzione tra un’opera di predicazione con metodo di serie A (basata su 4 episodi biblici) e un’opera di predicazione con metodi di serie B (basata su 146 episodi biblici)? Quali sono le basi scritturali per considerare i fratelli del gruppo A spiritualmente attivi e i fratelli del gruppo B spiritualmente inattivi?

Questa distinzione non introduce di fatto un paragone (v. Galati 6:4) di valore (v. Efesini 2:8,9) tra fratelli e non è di per sé una esplicita divisione? Ci sono forse opere fruttuose da fede attiva e opere infruttuose da fede inattiva (v. Giacomo 2:20; 2 Pietro 1:8)? Ci sono opere che Dio considera di meno  e altre che considera di più? (v.Tito 3:14; cf. Matteo 12:36 dove il termine argon non viene tradotto inattiva ma non profittevole)?

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inattivo.info

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