Andare oltre, guardare avanti

“Cari fratelli e sorelle, sono convinto che ciascuno di voi, presente in questa Sala del Regno è più saggio di Salomone, più bello di Absalom, più forte di Sansone, più preparato di Paolo, più ospitale di Lidia, più genuino di Pietro. Purtroppo voi ignorate questo. Non vi rendete conto che ognuno di voi se volesse, potrebbe rendere felice l’intera congregazione e trascinare tutti con voi nella felicità eterna”. 

“L’uomo che adula il suo prossimo gli sta tendendo un tranello per i suoi passi. – (Pr 29:5)

Quanto scritto sopra è una rielaborazione personalizzata tratta dal Diario di uno scrittore, di F. Dostoevskij. Quando in gioco c’è lo stravolgimento della verità e subiamo una tale situazione e la viviamo come un fattore esterno dove “possiamo fare poco al riguardo”, ci sentiamo vere vittime di un intero sistema che non funziona più. Si respira “una sensazione di impotenza”. Se ci permettiamo di divergere, il nostro pensiero viene subito tacciato in maniera brusca, rendendo la ferita più dolorosa e sconcertante.

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Una bevanda che non disseta

La rassegnazione può essere vissuta più per impotenza che per scelta

‘Ubbidiamo a Dio anziché agli uomini’. –  (Atti 5:29)

Rassegniamoci a ubbidire agli uomini anziché a Dio. E’ quello che succede in alcune congregazioni, dove la scrittura di Atti è interpretata all’incontrario. Il termine rassegnazione è ambiguo perché ha in sé sfumature positive e negative. Un po’ come l’ubbidienza: si ubbidisce perché obbligati o per scelta volontaria, così c’è chi si rassegna per accettazione e chi lo fa per un senso di impotenza.

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I doveri cristiani ci scoraggiano da considerarli un giogo pesante?

Il cuore umano brama la libertà e l’indipendenza e si sottomette al giogo del dovere con grande riluttanza.

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo… Poiché il mio giogo è piacevole e il mio carico è leggero”. – (Matteo 11:28-30)

Sembra strano, ma Dio trae vantaggio dalla riluttanza che nutriamo verso i doveri, compiacendosi di usarla per manifestare la sua opera e per glorificarsi. Quando il dovere diventa tutt’altro che un piacere e nonostante le difficoltà lo portiamo a termine, anche in modo imperfetto, Geova lo accetta volentieri perché è il frutto dell’ubbidienza. In questi casi, se lo Spirito lo decide, può soffiare in noi quando vuole (Gv 3:8). A proposito della “pausa” riportata nella W/1/2018: si spende del tempo per pulire o riparare un attrezzo perché funzioni meglio, non per rovinarlo. Allo stesso modo può essere necessaria un’interruzione nell’adempimento dei nostri doveri, affinché riacquistiamo le forze.

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Quando i lontani sanno rispondere a Geova meglio dei vicini

“Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! perché se le opere potenti che sono state fatte in voi fossero state fatte a Tiro e Sidone, da molto tempo si sarebbero pentite, sedendo con sacco e cenere”. Luca 10:13.

Gesù sottolinea l’inconsistenza di chi si crede approvato da Dio senza mostrare nessuna sensibilità alle sue parole. Egli ricorda Tiro e Sidone, due città pagane, considerate lontane dalla pura adorazione, che sanno rispondere meglio alla Parola di Dio rispetto ai vicini, che danno tutto per scontato e rimangono indifferenti. Sono parole che mirano a sollecitare risposte più che dare giudizi punitivi.

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inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

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