Imparare a leggere i significati nascosti

Quando guardiamo un’opera d’arte ci addentriamo in un labirinto di simboli e di significati. Non tutti sono in grado di decifrare i significati che nasconde. Spesso succede la stessa cosa con i fratelli “lontani”. Quanti anziani sono in grado di svelare storie nascoste, tratti della personalità, a volte impenetrabili, di questi fratelli?

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Chi sei?

¤ ¤ ¤ A FAVORE DELLA MASCHERA

Alcuni si mascherano così bene che la recita è diventata parte della loro vita al punto da ingannare se stessi. Altri invece fanno un elogio della maschera. La considerano uno strumento utile per quelle situazioni in cui è richiesta una certa dose di adattabilità.

Alcuni trovano dispregiativo che la maschera sia diventata sinonimo di falsità. Secondo loro l’uomo è un continuo divenire, costretto a commerciare con tre padroni: chi siamo, cosa si aspettano altri da noi e i valori familiari ricevuti. Mettere, quindi, una maschera in base alle nuove situazioni non è sbagliato. Per costoro, se vogliamo essere accettati dagli altri dobbiamo compiacerli. Recitare non vuol dire fingere ma sfruttare quello che siamo nel modo più opportuno.

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Cristiani veri o mascherati?

¤ ¤ ¤ CONTRO LA MASCHERA

La Bibbia paragona i cristiani a un “teatro” per il mondo, gli uomini e gli angeli (1 Corinti 4:9). Uno spettacolo “dove la scena di questo mondo cambia” continuamente (1 Corinti 7:31). Nei teatri di quel tempo si poteva assistere a rappresentazioni drammatiche, tragedie, commedie, danze, esecuzioni musicali e spettacoli.

La vita non è altro che un’opera teatrale, noi degli attori e le maschere il nostro volto. Maschere a bizzeffe. Nuove, vecchie, meno usate, che fanno applaudire o fischiare. Quelle che più usiamo sono quelle che ricevono più consenso. Questo continuo cambiare maschera deturpa il vero volto, col tempo lo cancella. Si sbiadisce e non lo si ritrova più. Perso per sempre. Lo cerchiamo disperatamente in una delle nostre maschere, illudendoci di averlo sostituito. In realtà ci siamo scordati di chi siamo.

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Il cieco di Gambassi

Giovanni Gonnelli: la storia straordinaria di un artista che nonostante la cecità continuò a scolpire straordinari ritratti.

La storia dell’arte racconta di esperienze affascinanti, anche se poco note al pubblico. Una di queste storie riguarda un piccolo paese in provincia di Firenze, Gambassi Terme, che diede i natali a Giovanni Gonnelli (1603–1656), la cui vista cominciò a deteriorarsi intorno ai vent’anni, per perderla definitivamente dieci anni dopo.

C’è chi non crede che quelle opere così ben fatte siano il prodotto della mano di un cieco. Anche se messo alla prova, Gonnelli realizza al buio un ritratto in terracotta, che “meritò la lode del più bello che fosse dalle sue mani uscito mai fino a quel dì”. Uno dei lavori di eccezionale somiglianza alla realtà è il busto in ceramica di papa Urbano VIII. L’artista è orgoglioso di farsi chiamare “Il cieco di Gambassi”, a voler dimostrare di non essere da meno da altri scultori del suo tempo. E’ la sua passione per l’arte che lo motiva a creare ritratti che hanno dell’incredibile.

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