Un giorno a Milano in compagnia di Moishe Segal Ben Zacharias

palazzoreale

Non esiste nessuna inattività spirituale.

L’aereo è atterrato in orario a Milano Linate. Il cielo è plumbeo. Fuori c’è la fermata del pullman, direzione S. Babila a due passi da Palazzo Reale, in Piazza del Duomo. La mostra è al primo piano. Un grande tappeto rosso ricopre lo Scalone d’Onore. Alzando lo sguardo si può ammirare il luminoso affresco che abbellisce la volta. E’ rappresentata la luce che mette in fuga il buio e gli spiriti delle tenebre. E’ l’auspicio di Milano a tutti quelli che cercano la luce spirituale. Salire nella luce del cielo è il tema ricorrente della giornata. Gli ampi saloni ospitano più di 200 opere di tradizioni russe, cultura ebraica e avanguardia francese.

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L’inattivo? Come il torso di Apollo!

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Contemplando il torso di marmo di Apollo, esposto al museo del Louvre, a Rainer Maria Rilke parve di sentire una voce: «Tu devi cambiare la tua vita».

Rainer Maria Rilke, in una delle sue più celebri poesie, descrive una statua di Apollo di cui esiste oggi solo il torso. Una statua che illumina l’osservatore e lo trascina nel suo incanto:

Non conoscemmo il suo capo inaudito

e le iridi che vi maturavano. Ma il torso

tuttavia arde come un candelabro

dove il suo sguardo, solo indietro volto,

resta e splende. Altrimenti non potrebbe abbagliarti

la curva del suo petto e nel delicato volgere

dei lombi scorrere un sorriso

fino a quel centro dove l’uomo genera.

E questa pietra, sfigurata e tozza

vedesti sotto il diafano architrave delle spalle

e non scintillerebbe come pelle di belva,

e non eromperebbe da ogni orlo come un astro:

perché là non c’è punto che non veda

te, la tua vita. Tu devi mutarla.

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Don Chisciotte: la storia di un’illusione

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Don Chisciotte è un personaggio della fantasia, ma il problema di illudersi è reale.

Alonso Quijana è un hidalgo (nobile) appassionato lettore di romanzi cavallereschi. Tale passione si trasforma col tempo in una vera ossessione, e giunto alla soglia dei cinquant’anni decide di rinnovare le gesta dei cavalieri erranti, nell’intento di aiutare i deboli e sconfiggere i prepotenti. Assume il nome di Don Chisciotte della Mancia, e riesce a convincere, col miraggio di un’isola da governare, il povero contadino Sancho Panza a fargli da scudiere. Dopo molte disavventure che lo portano a un lungo sonno, si sveglia rinsavito e, sentendo ormai vicina la fine, rinnega le sue imprese, fa testamento e muore. Termina così la storia di chi visse matto e morì savio.

 

 

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La patologia dei malpensanti

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Sandro Botticelli, La calunnia, Galleria degli Uffizi, Firenze

Al centro della scena, Insidia e Frode sistemano i capelli di Calunnia, una bella donna che trascina nudo e impotente il calunniato davanti a re Mida, seduto sul trono della giustizia. Il re ha le orecchie d’asino per simboleggiare l’uso pessimo del giudizio. E’ affiancato da Sospetto e Ignoranza, cattive consigliere. Re Mida allunga la mano a Livore coperto di stracci e incappucciato per indicare come il rancore sia meschino e malcelato. A sinistra, per ultima e distaccata, la Verità, per tradizione nuda. La precede Penitenza in abiti funerei. Senza espiazione del male non segue verità.

Una categoria che vede il male anche dove non c’è.

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