La patologia dei malpensanti

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Sandro Botticelli, La calunnia, Galleria degli Uffizi, Firenze

Al centro della scena, Insidia e Frode sistemano i capelli di Calunnia, una bella donna che trascina nudo e impotente il calunniato davanti a re Mida, seduto sul trono della giustizia. Il re ha le orecchie d’asino per simboleggiare l’uso pessimo del giudizio. E’ affiancato da Sospetto e Ignoranza, cattive consigliere. Re Mida allunga la mano a Livore coperto di stracci e incappucciato per indicare come il rancore sia meschino e malcelato. A sinistra, per ultima e distaccata, la Verità, per tradizione nuda. La precede Penitenza in abiti funerei. Senza espiazione del male non segue verità.

Una categoria che vede il male anche dove non c’è.

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La moneta di Dio

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Dio è disposto a mettere a soqquadro il mondo per ritrovare la sua “moneta”.

Una donna è disperata perché dal suo piccolo tesoretto è scomparsa una dramma, una moneta dal valore di una giornata di duro lavoro. Le casupole dei paesini sono piccole, di una sola stanza, addossate le une alle altre. I tetti sono di sterpi, paglia e fango; i muri di pietra nera vulcanica. La dramma è finita tra le pietre che fanno da pavimento, sconnessi e pieni di fessure. Alla fine la donna esulta: ha ritrovato il prezioso metallo, si affaccia alla porta e grida alle amiche la sua gioia. L’immagine di Luca si inserisce fra due ancor più celebri parabole legate alla misericordia di Dio e alla gioia per il “ritrovamento” di ciò che sembrava per sempre perduto.

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Agnus

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FRANCISCO DE ZURBARÁN, Agnus Dei, Museo del Prado, Madrid

La critica d’arte nasce dal giudicare dopo aver distinto. 

Contemplare le opere d’arte, vuol dire entrare in contatto con gli artisti morti, ma che continuano a vivere attraverso l’immortalità delle loro opere. Anche la Bibbia è viva, nonostante i suoi personaggi siano morti da tanto tempo. A volte i quadri ci sembrano incomprensibili e le spiegazioni dei critici ancor più complicate. Come la Bibbia, anche l’arte ha un suo lessico particolare, non sempre immediato. Tuttavia, se lasciamo parlare le opere stesse, se ascoltiamo la loro voce, forse non tutto ci apparirà così strano. Forse, ci accorgeremo che era già tutto dentro di noi, perché l’arte è la lingua della bellezza, della passione, dell’amore, doni che abbiamo ricevuti liberamente dal nostro Creatore.

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Giù la maschera!

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Se tieni la maschera per troppo tempo, diventerà la tua faccia.

Una qualsiasi maschera si tiene sempre nel proprio armadio spirituale. A volte, la si usa per nascondere le imperfezioni, altre volte i peccati. Non sempre la faccia si copre per nascondere gli errori. Ci sono situazioni, provvisorie e non gravi, che possono giustificare timori e ansietà. Se invece, la maschera è un trucco per nascondere ciò che si è realmente o perché si ha timore di affrontare apertamente il problema, allora si tratta di ipocrisia, di incrostazione deformante che sfigura irrimediabilmente il vero volto.

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