Nelle controversie Gesù ci dice di usare la testa

“Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide. Poiché Davide stesso dice nel libro dei Salmi: ‘Geova ha detto al mio Signore: “Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”’. Davide, perciò, lo chiama ‘Signore’; com’è dunque suo figlio?” (Luca 20:41-44)

Gesù conosceva molto bene le Scritture. Le parole riportate in Luca, grazie alla forza degli interrogativi che intrigano e fanno pensare, provocano negli ascoltatori una riflessione, in particolare ai maestri della Legge. E’ agli scribi, attenti distillatori di ciò che è bene e male, esperti della Parola di Dio, che Gesù fa appello alla loro intelligenza. Usando la ragione, proprio loro avrebbero dovuto identificare il messia in Gesù. In realtà, la loro conoscenza si arenò in un vuoto verbalismo senza anima.

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I fiori dipinti non crescono

“Poiché se queste cose esistono in voi e traboccano, faranno sì che non siate né inattivi né infruttuosi”.

A cosa si riferisce l’apostolo Pietro quando scrisse le parole riportate sopra? (2 Pt 1:8) Nel vs 10, Pietro incoraggia a “fare tutto il possibile per rendere sicura la chiamata ed elezione”. Per divenire partecipi della “natura divina”, Dio “ha dato gratuitamente tutte le cose che concernono la vita e la santa devozione”. E lo ha fatto “per mezzo dell’accurata conoscenza” riguardo a Gesù. Per questa ragione, i primi cristiani dovevano compiere ogni premuroso sforzo, per non diventare inattivi o infruttuosi, coltivando e facendo crescere qualità come: fede, virtù, conoscenza, padronanza di sé, perseveranza, santa devozione, affetto fraterno e amore. (2 Pt 1:1-11)

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Fratelli? Non sempre né per sempre

“Se tuo fratello commette un peccato, va e metti a nudo la sua colpa fra te e lui solo. Se ti ascolta, hai guadagnato il tuo fratello. Ma se non ascolta, prendi con te uno o due altri, affinché per bocca di due o tre testimoni sia stabilita ogni questione. Se non li ascolta, parla alla congregazione. Se egli non ascolta neanche la congregazione, ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse”. (Matteo 18:15-17)

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Senza amore non c’è verità

Gesù ha avuto una discussione con i sadducei e li ha messi a tacere. Si fanno avanti i farisei che gli pongono, con l’atteggiamento sbagliato, una domanda corretta: “Maestro, qual è il più grande comandamento della Legge?”. “Ama Dio con tutto il tuo cuore, l’anima e la mente e il prossimo come te stesso” – risponde Gesù (Matteo 22:34-40).

Mettere Dio al primo posto nella vita non vuol dire che egli è il numero uno nella nostra scala di valori, ma è il centro attorno a cui ruotano tutte le cose, il fondamento su cui ogni cosa trova stabilità. L’amore per il prossimo è la conseguenza immediata dell’amore verso Dio. Senza questo tipo di amore, non può esserci amore per la verità. Si tratta di un amore concreto e non a parole, che fanno della congregazione una fratellanza mondiale autentica.

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