Capire che il dolore e la sofferenza non sono la stessa cosa


In apparenza sembrano due termini simili, invece hanno sfumature diverse. La comprensione della specificità di entrambi permette non solo di rapportarsi bene in congregazione evitando parole inappropriate, ma anche rendere la vita cristiana più sopportabile.

 A causa del peccato ereditato gli esseri umani provano dolore emotivo, mentale e fisico. Per quanto spiacevole, la sensazione fisica del dolore serve a mettere in guardia contro il pericolo di farsi male e quindi permette di evitare un danno maggiore. La sofferenza è ciò che si prova quando si è in preda al dolore o all’angoscia. Anch’essa può essere fisica, mentale o emotiva. Molte possono esserne le cause, quasi tutte attribuibili all’opera dell’uomo.

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La fragilità della vita

Molti tdG non si considerano fragili e quando scoprono di esserlo vanno in crisi. Abituati a sentirsi forti della verità non prendono in considerazione l’idea di non essere abbastanza forti spiritualmente ed emotivamente e quando lo fanno la cosa riguarda altri.

La fragilità che si nasconde nel profondo dell’animo condiziona il modo di relazionarsi tra fratelli. Oltre a essere una spina nella carne è anche una occasione per riconsiderare la propria vita in congregazione. Le emozioni sono una delle cose più difficili da comprendere e non è un caso che oggi si nota un certo raffreddamento nel modo di comunicare e di esternare i propri sentimenti.

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Come nuvole di passaggio

    Un nuovo tipo di nuvole: le asperitas

Dio si nasconde dietro una nuvola. – Esodo 19:9.

 «Cosa sarebbe Dio senza una nuvola che lo cela?» si chiede Rainer Maria Rilke. Le “nuvole”, nella Bibbia, oltre a indicare la presenza invisibile di Dio, indicano qualcosa di buono per coloro che hanno il suo favore. (Proverbi 16:15) Salomone disse : “Chi guarda le nuvole non mieterà”, riferendosi all’esitazione e all’indecisione di quelli che non portano frutto. (Ecclesiaste 11:4) Le leggere nubi del mattino che presto scompaiono sono usate metaforicamente per indicare l’incostante benignità umana e la brevità della vita. (Osea 6:4) Anche colui che si vanta della sua generosità, ma non dà mai, delude come una nuvola senza pioggia. (Pr 25:14)

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Non ha senso continuare a farsi male

Se non sei costretto a stare male, perché lo permetti?

Ti trovi in bilico tra lasciare la congregazione o cambiare completamente il tuo futuro e sei indeciso cosa fare? Se devi ristabilirti è il momento di prenderti cura e ritrovare il giusto equilibrio. Devi cambiare modo di pensare e trovare un nuovo stile di vita. Non serve prendersela col mondo intero sparlando a destra e manca cercando di riscuotere consensi altrui, spesso frutto di ipocrisie e falsità. Smetti di crederti superiore agli altri. Lavora sulle tue reali qualità e non su quelle immaginarie. Pensare di essere speciali è autolesionistico tanto quanto credere di essere nessuno.

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