Perché l’invidia non la confessiamo mai?

Può un’emozione così intensa farci allontanare da Dio e dalla sua congregazione? Perché è difficile ammettere di essere invidiosi anche di fronte a se stessi?

L’invidia non la confessiamo apertamente perché ce ne vergogniamo. L’invidia è molta diffusa, anche tra i tdG e più di quanto si pensi. Per chi conosce la Bibbia, l’invidia nel popolo di Dio non è una novità. Essa è una delle cattive inclinazioni dell’uomo imperfetto (Giacomo 4:5). I capi sacerdoti erano così pieni d’invidia di Gesù che lo consegnarono a Pilato perché lo condannasse a morte (Marco 15:10).

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Il timore di decidere

Esiste una paura incontrollata di assumersi la responsabilità di prendere decisioni cruciali per la propria esistenza. Paradossalmente più si conosce e più capacità si hanno per risolvere i problemi più le ansietà e i timori aumentano per la gestione delle complicanze che ne derivano.

La questione che poniamo riguarda il libero arbitrio, cioè quella libertà di decisione che diventa difficile da prendere a motivo del peso insostenibile in cui può trasformarsi. Inoltre, la difficoltà è proporzionata al ruolo che si occupa.

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Castrati dall’indecisione

Il senso di castrazione indica l’impossibilità di realizzare le proprie capacità; una sensazione limitante o la mancanza di qualcosa senza poter fare niente per averla. L’indecisione invece indica la mancanza di determinazione, l’incapacità e l’incertezza per decidere da che parte stare.

Fabrizio Barbuto inizia il suo articolo su Libero con una battuta tratta dal film Mr. Nobody, «Non possiamo tornare indietro, ecco perché è così difficile scegliere. Finché non si sceglie, tutto resta possibile». La battuta vuole dimostrare quali meccanismi scattano nella mente quando una persona è messa davanti a una scelta.

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Quel dolore mentale difficile da capire

«Cessate di uccidere i morti»

Definire il dolore è molto difficile. Ancor di più è distinguere quello del corpo da quello della mente. Il dolore del corpo è sempre riferibile a una parte precisa, il dolore psichico è senza sede, coinvolge l’intera persona e non è riconducibile a nessuna parte. Il dolore mentale è indicibile e provoca il mal di vivere. La differenza tra il mal di denti (dolore del corpo) e il dolore per la perdita di una persona cara (dolore mentale) è abissale.

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