Troppa «attività» porta all’«inattività»


Diventare troppo attivi nelle faccende teocratiche può far collassare la propria spiritualità, al punto da diventare per metà inattivi, se non del tutto.

Conosciamo storie di zelanti fratelli nominati, super impegnati negli incarichi di congregazione e di circoscrizione che spremuti come un limone sono “scoppiati” perdendo ogni fibra della loro forza emotiva e spirituale. Approfittando della disponibilità e della loro generosità, sono stati oberati oltre le normali possibilità di sopportazione. Un po’ perché non sanno dire di no e un po’ perché, a volte, non riescono a distinguere quando sia appropriato calarsi in certe attività o rinunciarvi in quanto dispendiose. Sta di fatto che alcuni di questi cari fratelli si sono esauriti e un bel giorno, di botto, hanno mollato tutto e tutti.

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Fin dove una persona può entrare nella tua vita?

Il pudore: cos’è mai questo?

È un atteggiamento discreto e riservato. Ha come sinonimi: decenza, compostezza, modestia, purezza, onestà, moralità, virtù, castità, ecc. Si riferisce anche al senso di intimità legato al nostro corpo; alla percezione di un confine morale che non va violato, situato a una certa distanza e difeso dall’intrusione altrui. In psicologia, il pudore viene considerato un meccanismo di difesa dallo sguardo altrui. I cristiani devono badare al pudore, evitando di far inciampare altri.

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«Piogge leggere sull’erba»

Le parole gentili di Mosè sono paragonate nella Bibbia alla rugiada. Mosè, uomo premuroso e benevolo, pronunciò parole vivificanti come «piogge leggere sull’erba», parole gentili che ristoravano gli ascoltatori senza fare danni. (Deuteronomio 32:2)

Chi è gentile non è debole, anzi ci vuole un carattere forte per non offendere i sentimenti altrui. La persona gentile si lascia avvicinare dagli altri perché i suoi modi non sono duri, aspri e volgari, ma attraenti e pacifici. Pronunciare contenuti aspri con un tono dolce è falsa gentilezza. Il fratello che sceglie l’inattività non ha motivo di lamentarsi con gli anziani se questi si sono dimostrati premurosi e gentili con lui.

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Guardare oltre, come Mosè

Giunto al termine della sua vita, solo come sempre è stato, s’incammina dalle pianure desertiche di Moab per salire al monte Nebo. Di fronte alla terra promessa, che ha rincorso per tutta la vita, tace, non perché sia privo di forze, non grida il suo dolore come Giobbe, non chiama Dio in giudizio, non rivendica la sua fedeltà. Non ha tre amici intorno che pretendono di confortarlo senza esserne all’altezza. Ha di fronte a sé un destino che ha rincorso per tutta la vita: la terra promessa.

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