Personalità fragili

Come si possono riconoscere le persone fragili? In che modo gli anziani delle congregazioni possono approcciarsi alle personalità fragili della congregazione?

La fragilità ha molti volti. Nell’immaginario collettivo la fragilità assume il volto della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e priva di senso. Invece nella fragilità si nasconde il volto della sensibilità e della delicatezza, della gentilezza e della dignità, della vulnerabilità e dell’umanità inerme. La fragilità è parte della vita, quella che facilmente si spezza e che rende precarie le nostre emozioni, le nostre inquietudini, le nostre speranze.

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Veleni mentali

Una volta penetrati cambiano il volto del cervello facendogli assumere la forma di un lungo serpente attorcigliato.

Hanno il potere di riaffiorare quando meno ce l’aspettiamo. Ci torturano e turbano la nostra pace. Minano il nostro equilibrio e minacciano i rapporti personali. Vorremmo dimenticarli, lasciarli, abbandonarli, ma ci è difficile farlo. Una forza oscura li fa perdurare nella nostra memoria. Ombre fitte che calano sulla luce delle nostre attività. Sono i cattivi ricordi, i dissapori non chiariti, le ferite nascoste, i risentimenti per torti

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Durezza esteriore o forza interiore?

«Lo schiavo del Signore non ha bisogno di contendere, ma di essere gentile verso tutti».  – 2 Timoteo 2:24.

La ferita di un tradimento fraterno, il dolore per tutte le attività da tdG, la disillusione per ciò che si credeva genuino, l’amarezza del sentirsi allontanati, dimenticati e un groviglio di altre vessazioni possono indurre anche la persona più gentile a evocare rabbia e risentimento. La vita è piena di sgarbati, irriconoscenti, insensibili e di strette di mani attorcigliate di filo spinato, ma reagire col malanimo significa mostrare la propria fragilità. Purtroppo nessuno è immune da scortesie e cattive maniere. Facciamo di tutto per dimenticare questi gesti quando ne siamo responsabili, preferiamo non soffermarci sulle conseguenze che ne derivano. La gentilezza è anche gratitudine e ha buona memoria: non si dimentica dei fratelli e delle sorelle che ci hanno fatto del bene. 

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Dignità ferite

Gentilezza e mitezza qualità che curano

Il cristianesimo non è una religione fatta di dogmi e dottrine, ma è un modo di essere, di stati d’animo, di sentimenti, di emozioni, di esperienze di vita, che si alternano di età in età, di circostanze in circostanze. La mitezza è un frutto dello Spirito e insieme alla gentilezza sono un requisito dei sorveglianti: “Lo schiavo non ha bisogno di contendere ma di essere gentile verso tutti… istruendo con mitezza quelli che non sono favorevolmente disposti…”. (2 Tim 2:24,25). Gentilezza e mitezza alleggeriscono le difficoltà della vita. Esse sono due qualità che rientrano nelle emozioni sensibili e delicate. In una società di cafoni e maleducati, le persone gentili e miti sembrano cimeli di un passato lontano. Eppure, queste due virtù ci permettono di conoscere le persone, di aiutare chi soffre e di evitare le parole che feriscono.

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