Il cuore di Geova è in festa per ogni figlio che ritorna

gesabbracciaagnello«Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato». – Luca 15:23,24.

Dio non dimentica i suoi figli perduti, le sue monete smarrite, le sue pecore perse e abbandonate. Egli è fedele al suo amore e quando ritorniamo a lui, ci accoglie con calore e affetto nella sua casa. Geova non smette mai di cercarci, neppure per un momento. Il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna. E’ in festa perché da tanto tempo aspetta questo momento. Dio è colmo di gioia quando suo figlio ritorna. Lo abbraccia, lo bacia, lo stringe forte a sé.

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«Chiamatemi Carruba»

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«Chi sei? Da dove vieni?» gli chiese il suo soccorritore.

«Carruba non è il tuo vero nome! Perché vuoi essere chiamato così?», aggiunse l’uomo che lo raccolse per la strada, sfinito e lacero.

«La carruba è stata il mio cibo. La mangiavo insieme ai porci e mi ha tenuto in vita non ricordo più per quanto tempo», rispose il vagabondo, con voce tremante e consumata.

Il suo aspetto era quello di uno straccione. La pelle del suo viso era segnata dal sole orientale e dagli stenti. La veste che indossava era ridotta a brandelli. Le mani e i piedi erano sporchi e sanguinanti, mentre la testa era mal rasata, i pochi capelli sudici. Dimostrava molti più anni di quelli che aveva. Fiacco e malaticcio pareva ancor più smagrito ed emaciato. Era pallido e le labbra gli tremavano come se avesse la febbre. Non riusciva a stare in piedi e la testa gli pendeva per terra fino a toccare la polvere con la fronte.

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L’isola che non c’è

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L’isola che non c’è, è il posto preferito della nostra mente.

Ogni anno che se ne va porta via con sé le gioie e i dolori che abbiamo vissuto. Per ogni anno che arriva, riponiamo in esso la stessa speranza di sempre, che sia migliore di quello passato. Con l’ultimo articolo di quest’anno che sta finendo, Inattivopuntoinfo spera che in un futuro prossimo possiamo riuscire a vedere l’isola felice, l’isola della vera vita umana, quella creata, la stessa vita di Geova cui noi ci aggrappiamo, quella a cui noi apparteniamo.

L’isola felice, è il posto preferito della mente. Questo strano comportamento della mente ci porta a mettere al centro della nostra vita cose che non esistono nella realtà. La fantasia è un istinto naturale. Sin da bambini, i nostri giochi sono stati anche le nostre prime storie; a occhi aperti abbiamo esplorato mondi fantastici, dato vita a personaggi immaginari, eroi di imprese impossibili. Abbiamo imparato storie che ci hanno cambiato.

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“La distruzione che spoglia a mezzogiorno”. – Salmo 91:6

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Una riflessione sulla “devastazione che imperversa in pieno giorno”

Tra la vasta letteratura che si occupa della depressione mentale, ci sono alcuni testi religiosi che applicano “il demone del meridiano” del Salmo 91:6 (Vg)  a quello che i greci chiamano akedìa, tradotto “tedio” o “ansietà del cuore”. Affine alla tristezza, esso mette alla prova chi vive in solitudine. Il termine italiano accidia si riferisce all’inerzia, all’indifferenza verso ogni forma di azione e iniziativa. E’ una condizione che caratterizza chi è afflitto da disinteresse, monotonia, immobilità e vuoto interiore.

E’ uno dei peggiori mali del nostro tempo perché ha un potere paralizzante. Spesso rasenta la disperazione e porta a non scorgere più la possibilità di un senso di salvezza. Alcuni hanno definito chi soffre di questo malessere “un esiliato sulla terra”, uno che desidera fortemente essere altrove. Secondo i padri della chiesa, quando il demone di mezzogiorno si è impadronito della mente, genera avversione o disgusto per il luogo, dove si vive la propria spiritualità o addirittura sdegno e disprezzo per i fratelli in fede. Uno di questi “padri” consigliava di non turbarsi troppo quando si piomba nell’oscurità, specialmente se non è colpa nostra. Sarebbe meglio considerarla un’operazione della provvidenza di Dio per motivi che solo lui conosce. Dio non abbandona l’anima in tale stato e offre una via d’uscita. Tale malattia ucciderebbe l’anima e la mente se Dio le permettesse di usare tutta la sua forza e nessuno che lotta sarebbe salvato. I più colpiti sono quelli che hanno fatto progresso nella conoscenza e nel servizio a Dio. (Acedia, il rapporto deformato con lo spazio, di Enzo Bianchi, ed. S.Paolo).

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