Sensibilità, suscettibilità e ipersensibilità / 2^ parte

La sensibilità manifestata in maniera equilibrata rende forti e denota maturità. Essere sensibili nel modo sbagliato è segno di debolezza. Troppa sensibilità può diventare suscettibilità e spingere il cristiano a risentirsi facilmente per parole e azioni altrui che considera offensive.

Persino il proprio aspetto può rendere suscettibili, ma anche sentirsi trascurati o ignorati. Un difetto comune è quello d’essere troppo sensibili alle correzioni o alle critiche. Non è un caso che la Bibbia dia tanta importanza alla disciplina, proprio perché la tendenza umana è quella di risentirsi, di ritrarsi a causa della suscettibilità. (Proverbi 27:5, 6)

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Sensibilità incompresa

«Dovremmo abituarci non a giudicare gli altri, ma a cercare di capirli e a metterci nei loro panni. Non è una cosa facile, ma è necessario farlo se vogliamo ubbidire alla regola aurea di Gesù: “Tutte le cose dunque che volete che gli uomini vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro; questo è infatti ciò che significano la Legge e i Profeti”. (Matteo 7:12) I seguaci di Gesù devono perciò essere sensibili e capire la condizione mentale, emotiva e spirituale degli altri. Devono rendersi conto dei bisogni altrui, comprenderli e interessarsi personalmente di dare una mano. (Filippesi 2:2-4) Anche l’apostolo Paolo scrisse: “Poiché l’intera Legge è adempiuta in una sola parola, cioè: ‘Devi amare il tuo prossimo come te stesso’. — Galati 5:14».

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Il cervello in fiamme

Alcuni cristiani con il cervello in fiamme tendono a prendere emotivamente le distanze dalle loro attività teocratiche, perdendo le motivazioni e diventando meno operosi o in casi estremi inattivi.

Possono influire le pressioni familiari, i contrasti sul lavoro o in congregazione e i sovraccarichi di responsabilità. Alcuni non riescono a dare la priorità alle cose necessarie o non sanno semplificare la loro vita. Altri sono così oberati dagli impegni da non trovare il tempo per rigenerarsi.

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Per alcuni la tua felicità è la loro infelicità

Più le persone sono negative più sono infastidite della tua felicità. Lo si capisce da come considerano i tuoi successi: li minimizzano o li sminuiscono.

Perché anche in congregazione la tua felicità – relativa ai privilegi – viene vista in modo negativo da qualcuno? L’infelicità è una scelta ed è sintomo di una scarsa considerazione di se stessi. Invece di godersi la vita gli infelici sono scontenti dei felici. Il paradosso è che la loro scontentezza non li rende contenti ma aggrava di più la loro sofferenza.

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