Poco sicuri di sé

A dominare la scena, anche nelle congregazioni, sono coloro che hanno la parlantina facile, quelli che si “sanno vendere”. Sfruttano ogni occasione per apparire. I timidi, invece, non fanno altro che perdere occasioni per mettere in mostra le loro qualità. Troppo preoccupati a ciò che pensano i fratelli di loro.

Nella società attuale, contraddistinta da un individualismo sempre più marcato, molti cercano di apparire per non sprofondare. Se stai iniziando a leggere questo articolo è perché probabilmente rientri nella categoria dei timidi. Lo smargiasso appena legge il titolo passa ad altro. Lui è troppo sicuro di sé stesso. Non si lascia intimorire da nessuno. Neanche una emoticon come quella di copertina lo scioglie. Troppo impavido per soffermarsi a disquisire sull’insicurezza.

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Analfabetismo emotivo, come affrontarlo?

L’analfabetismo emotivo è l’incapacità di riconoscere e controllare le proprie emozioni. L’analfabeta emotivo ha il cuore arido di sani sentimenti, è freddo, imprevedibile e attribuisce agli altri emozioni deficitarie che sono perlopiù sue.

L’analfabeta emotivo non si vede in quest’ottica e non accetta facilmente l’idea di essere tale.

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Elogio del lamento e della lamentela

Il lamento è un’espressione insistente di dolore spesso mista al pianto, mentre la lamentela è una doglianza, un disappunto, una rimostranza.

Il lamento, inizialmente suscita compassione, ma a lungo andare infastidisce. La lamentela, invece, sin da subito è considerata negativa, qualcosa che va troncata immediatamente, perché potrebbe condizionare negativamente chi l’ascolta o la subisce. Le lamentele assumono le forme più disparate: si va dall’espressione passiva di contrarietà, dolore, pena o risentimento per una certa situazione a un’accusa formale contro qualcuno. Sta di fatto che a nessuno piace stare con persone dall’atteggiamento lamentoso. Tutti i lamenti sono negativi? Si può trasformare il lamento in una risorsa?

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Se vuoi crescere devi smettere di dare la colpa ad altri

Attribuire una colpa agli altri è un modo per non assumersi la responsabilità su eventi che hanno lasciato un segno sulla propria vita. È tipico di chi tende a elogiarsi per i successi e ad attribuire ad altri la responsabilità degli insuccessi. Si tratta di un atteggiamento che impedisce non solo di imparare dagli sbagli e di trarne delle conseguenze, ma anche di andare avanti e di crescere.

Viene chiamata la sindrome del deresponsabilizzato: si perde il senso e la misura delle proprie responsabilità quando viene meno la consapevolezza degli obblighi e degli impegni assunti. “Non è colpa mia” è la tipica frase ripetuta ogni volta da chi non vuole assumersi la responsabilità delle sue azioni.

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