«Piogge leggere sull’erba»

Le parole gentili di Mosè sono paragonate nella Bibbia alla rugiada. Mosè, uomo premuroso e benevolo, pronunciò parole vivificanti come «piogge leggere sull’erba», parole gentili che ristoravano gli ascoltatori senza fare danni. (Deuteronomio 32:2)

Chi è gentile non è debole, anzi ci vuole un carattere forte per non offendere i sentimenti altrui. La persona gentile si lascia avvicinare dagli altri perché i suoi modi non sono duri, aspri e volgari, ma attraenti e pacifici. Pronunciare contenuti aspri con un tono dolce è falsa gentilezza. Il fratello che sceglie l’inattività non ha motivo di lamentarsi con gli anziani se questi si sono dimostrati premurosi e gentili con lui.

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Guardare oltre, come Mosè

Giunto al termine della sua vita, solo come sempre è stato, s’incammina dalle pianure desertiche di Moab per salire al monte Nebo. Di fronte alla terra promessa, che ha rincorso per tutta la vita, tace, non perché sia privo di forze, non grida il suo dolore come Giobbe, non chiama Dio in giudizio, non rivendica la sua fedeltà. Non ha tre amici intorno che pretendono di confortarlo senza esserne all’altezza. Ha di fronte a sé un destino che ha rincorso per tutta la vita: la terra promessa.

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Il ritorno a Geova non è fare le cose di prima. È di più.

Il fratello “lontano” che ritorna a Geova intraprende un nuovo modo di pensare di Dio e di se stesso. Non più dunque un’affannosa giustizia dei torti subiti o fatti, ma un’adesione all’amore gratuito di Dio. Quest’amore completamente nuovo e riveduto è legato al “servizio” che ha come base la grazia ricevuta non per tenerla come un possesso personale, ma per essere a sua volta donata agli altri.

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La forza della gentilezza

«Le vostre parole siano sempre gentili, condite con sale, così che sappiate come rispondere a ciascuno». – Colossesi 4:6.

È praticamente inevitabile incontrare individui arrabbiati, villani e buzzurri. Il consiglio della Bibbia è quello di manifestare sempre e comunque “mitezza e profondo rispetto”. (1 Pietro 3:15) Le Scritture indicano che la mancanza di gentilezza è un segno di debolezza, non di forza. (Proverbi 25:28; 29:11). Le parole gentili possono alleviare i pesi dei fratelli e delle sorelle, mentre le critiche aspre possono aggravare questi pesi e persino spingere alcuni ad abbandonare la congregazione. Alcune vittime della sgarbatezza si sono scoraggiati al punto di diventare inattivi.

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