Quel desiderio di andarsene altrove

«Non appena questo male si è insinuato nell’animo del monaco vi produce l’avversione per il luogo, il fastidio per la cella e perfino la disconoscenza e il disprezzo per i fratelli che vivono presso di lui o lontani da lui, come se fossero negligenti e persone poco spirituali. … si lamenta assai di frequente di non aver conseguito alcun profitto, deplora e si rammarica di non ricavare alcun frutto finché rimarrà legato a quella comunità …» (Le istituzioni cenobitiche 10.2.)

Nel V secolo, san Nilo, monaco cenobita egiziano scrive:

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Guerre interiori che lacerano lo spirito

La guerra letterale è un conflitto fra due o più stati, o in genere fra gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., nella sua forma estrema e cruenta, quando cioè si sia fatto ricorso alle armi. Tra le molte guerre combattute dall’uomo non potevano mancare le guerre di religione, spesso civili, che hanno per causa divergenze in materia di fede religiosa e la guerra santa fatta in nome della religione e in difesa di questa. In queste guerre, i leader religiosi di entrambe le parti in lotta affermano di avere il sostegno di Dio.

Se c’è una spiegazione “logica” per comprendere i motivi per cui gli uomini si fanno la guerra fra loro, molto più difficile è spiegare le cause che spingono l’uomo a fare la guerra contro se stesso. Scrivendo a Timoteo, Paolo lo consiglia di “combattere l’eccellente combattimento della fede”. (1 Timoteo 6:12)

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Poco sicuri di sé

A dominare la scena, anche nelle congregazioni, sono coloro che hanno la parlantina facile, quelli che si “sanno vendere”. Sfruttano ogni occasione per apparire. I timidi, invece, non fanno altro che perdere occasioni per mettere in mostra le loro qualità. Troppo preoccupati a ciò che pensano i fratelli di loro.

Nella società attuale, contraddistinta da un individualismo sempre più marcato, molti cercano di apparire per non sprofondare. Se stai iniziando a leggere questo articolo è perché probabilmente rientri nella categoria dei timidi. Lo smargiasso appena legge il titolo passa ad altro. Lui è troppo sicuro di sé stesso. Non si lascia intimorire da nessuno. Neanche una emoticon come quella di copertina lo scioglie. Troppo impavido per soffermarsi a disquisire sull’insicurezza.

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Analfabetismo emotivo, come affrontarlo?

L’analfabetismo emotivo è l’incapacità di riconoscere e controllare le proprie emozioni. L’analfabeta emotivo ha il cuore arido di sani sentimenti, è freddo, imprevedibile e attribuisce agli altri emozioni deficitarie che sono perlopiù sue.

L’analfabeta emotivo non si vede in quest’ottica e non accetta facilmente l’idea di essere tale.

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