Cercare Gesù e trovare YHWH

biblelandsIn viaggio con un inattivo a Gerusalemme.

Seconda parte

Benvenuti al Museo “Le Terre della Bibbia” di Gerusalemme!

Il museo raccoglie un’importante collezione archeologica dei popoli menzionati nella Bibbia (Egizi, Cananei, Filistei, Siri, Ittiti, Elamiti, Fenici, Persiani e naturalmente gli Israeliti). Bible Lands è stato progettato per fornire ai visitatori una maggiore comprensione del mondo biblico di allora. Infatti, sono esposte centinaia di reperti antichi, quali monete, idoli, statue, armi, ceramiche e sigilli provenienti dal vicino Antico Oriente.

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Di seguito alcuni degli oggetti esposti in questa galleria che riguardano il nome YHWH.

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Questa pietra è stata ritrovata in una grotta sepolcrale in Giuda (c. 800-750 aC.). Si legge: «Maledetto Agaf figlio di Agab da Yahweh sebaot». Questa iscrizione in ebraico arcaico è unica, poiché contiene l’unico riferimento al Signore tsabaot  (YHWH degli eserciti) al di fuori della Bibbia. Questa frase [YHWH degli eserciti] appare spesso negli scritti di Isaia e Geremia. Fu anche usata da Davide contro Golia (1 Sam. 17:45). Il nome Agab, che significa “cavalletta”, appare anche in Esdra 2:46.

 

 

(Le due foto che seguono sono tratte dal catalogo del museo)

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In questo periodo, all’interno c’è una mostra intitolata «Lungo i fiumi di Babilonia». Riguarda i giudei deportati in Babilonia dopo la distruzione del Tempio di Salomone. Chi conosce il Nabucco di Verdi sa bene che quest’opera lirica racconta degli ebrei esiliati in Babilonia e il famoso “Va pensiero” è uno dei cori più famosi cantato dagli ebrei prigionieri in Babilonia (Del Giordano le rive saluta, Di Sïonne le torri atterrate… Oh mia patria sì bella e perduta! Oh membranza sì cara e fatal!). Il Salmo 137:1 descrive così la condizione degli ebrei lontano dalla loro terra: «Presso i fiumi di Babilonia, là sedemmo. Anche piangemmo quando ci ricordammo di Sion».

Contrariamente a quanto si pensa, le prove archeologiche fornite in questa mostra, dimostrano che gli ebrei non furono trattati da schiavi come quando risiedettero in Egitto sotto il Faraone. Nabucodonosor sapeva di aver bisogno dei giudei per contribuire a rilanciare l’economia di Babilonia in difficoltà, un impegno che – per quanti non tornarono a Gerusalemme dopo il 539 a.C. – continuò per millenni, sotto diverse dominazioni, fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. A Babilonia, i giudei non erano cittadini di seconda classe, anzi alcuni erano ricchi proprietari terreni, avevano piantagioni e anche schiavi. Inoltre molti di loro erano parte attiva della gerarchia babilonese.

Queste 110 tavolette d’argilla dimostrano l’affidabilità di quanto scritto nella Bibbia riguardo all’esilio babilonese del popolo di Dio: «Siccome i nostri padri irritarono l’Iddio dei cieli, egli li diede in mano a Nabucodonosor re di Babilonia, il caldeo, ed egli demolì questa casa e portò il popolo in esilio a Babilonia» (Esdra 5:12).

La visita al Museo è stata un’esperienza unica, non solo per essere entrato visivamente nel mondo delle civiltà bibliche, ma anche per le centinaia di scritture della Bibbia riportate, che avvalorano la sua ispirazione e la sua autentica storicità. Soprattutto, la visita ha rafforzato la mia convinzione sul nome divino riguardo all’uso che ne veniva fatto in quei tempi.

Bible Museum Gerusalemme

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