Che fatica Zoom!

Una riflessione dopo tre mesi di video adunanze

La chiamano «Zoom fatigue», un termine per indicare la fatica da video conferenze

A causa del blocco della pandemia da Covid-19, molti gruppi religiosi sono stati costretti a servirsi di chat video per non perdere l’abitudine di ritrovarsi con i propri confratelli per edificarsi nella fede.

Gli esperti ci avvertono dei pericoli delle video conferenze quando diventano un surrogato delle relazioni interpersonali. I problemi tecnici causati dal parlarsi attraverso lo schermo stanno creando difficoltà a riconoscere il linguaggio non verbale. Da non sottovalutare chi è ossessionato dalla privacy di dover mostrare persino un angolo della propria casa a sconosciuti.

Quando parliamo arricchiamo il nostro linguaggio con i gesti, le espressioni facciali, il contatto visivo, la naturalezza del corpo, le pause e l’interesse personale.

Nelle video conferenze, questi movimenti vengono distorti da fattori come la presenza di più partecipanti, un’illuminazione insufficiente, una connessione lenta, la regolazione del microfono, la poca familiarità a parlare davanti a un monitor. Tutto ciò può causare un certo nervosismo.

Come Testimoni di Geova siamo abituati a pronunciare discorsi e fare dimostrazioni dal podio, leggere la Bibbia appoggiata a un leggio, commentare mentre un addetto regge il microfono, stare seduti insieme a un uditorio familiare. Con Zoom le dimostrazioni e i vari discorsi sono in remoto e per rendere fruibile quanto si dice, può mettere ansia.

La tipologia delle nostre riunioni richiede un’interazione continua vis-à-vis e una collaborazione attiva. Non abituati a farlo davanti a uno schermo potremmo sentirci un po’ in difficoltà.

Con Zoom non è possibile scambiarsi un saluto senza i convenevoli, senza una stretta di mano, senza abbracciarsi come di solito avviene in Sala del Regno. Ci sentiamo limitati nei nostri affetti. Una volta, dopo l’adunanza si stava in Sala per parlare, confortarsi, incoraggiarsi. Oggi, dopo l’amen digitale questo scambio non è possibile.

Non sappiamo ancora quanto tempo andremo avanti senza parlarci a-tu-per-tu. Le ultime indicazioni sono quelle di proseguire a tenere le riunioni su Zoom fino a nuove disposizioni. In Italia le normative governative e gli accordi presi con le varie religioni non inficiano automaticamente sulle attività teocratiche.

Per il momento tutto procederà come in quarantena. Niente riunioni nelle Sale del Regno, tranne l’uso in via del tutto eccezionale della Sala per un funerale, un matrimonio o un particolare caso giudiziario, previa approvazione da parte del locale corpo degli anziani.

Secondo gli esperti, troppe riunioni in video possono causare una certa disaffezione. Forse è il caso di valutare se l’uso dei mezzi tecnologici a lungo andare possa contribuire in una certa misura a far perdere le buone abitudini che avevamo prima del Covid.

Speriamo di tornare più possibile a parlarci guardandoci in faccia. Siamo stati creati con il bisogno di scambiarci il calore umano. Le Sale del Regno non hanno nulla a che vedere con Zoom, WhatsApp, Skype, GoToMeeting. Abbiamo bisogno di sentirci dire che presto torneremo alla “normalità”.

Sappiamo quanto sia importante il concetto biblico della salvaguardia della vita. Essa è sacra, dunque va protetta e tutelata. Naturalmente non vogliamo sottovalutare la salute mentale, altrettanto importante. Non perdiamo l’ottimismo. Come tdG siamo capaci di difenderci dalle difficoltà, abbiamo uno spiccato senso di adattabilità, per cui sforziamoci di resistere allo spettro dei disturbi psicologici post Corona.

Siccome la prudenza non è mai troppa, stiamo attenti ai pericoli che si annidano nella nostra mente, a volte senza consentirci di accedere: lo stress da zoom è uno di questi. Onestamente non possiamo pensare che un PC, un telefonino o un tablet siano la naturale sostituzione delle adunanze, dei congressi e della predicazione.

Questi dispositivi tecnologici non potranno mai sostituire il rapporto personale tra gli esseri umani.

Le congregazioni sono da lodare per la loro ubbidienza e sottomissione alle disposizioni interne. Il nostro augurio è che presto si ponga fine all’uso tecnologico delle riunioni e che si ritorni alle abitudini di prima. Si trovino, dunque, soluzioni alternative che favoriscano la comunicazione reale, quella vera.

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Commenti (3)

  • P. de Bleis

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    Vorrei aggiungere alcuni suggerimenti, che ho trovato su Discover Magazine: Uno psicologo spiega come gestire la chat video quando sei socialmente ansioso. Potete tradurlo con il traduttore di Google. I suggerimenti sono in grassetto, mentre tra parentesi ho scritto quello che penso:

    L’ansioso ha paura che gli altri lo giudicano negativamente. (Fra di noi non succede perché siamo un uditorio familiare e comprensivo). L’ansia giunge quando c’è da fare un commento o un discorso. (Tutti proviamo ansia, chi più o chi meno, anche gli anziani o il sorvegliante). Chi è ansioso presta eccessiva attenzione a se stesso. (E’ saggio ascoltare più gli altri e meno quello che vogliamo dire). Zoom non vede se sudiamo freddo, se le nostre mani sono umide e non sente il cuore che va a mille. (Non concentriamoci troppo sui dettagli e vediamoci come ci vedono i nostri fratelli).

    Davanti a un monitor si assume la prospettiva di osservatore e non quella di partecipante.
    (Chi si guarda troppo nel monitor alla fine si vede come in una gigantografia e immagina che anche gli altri lo vedano così. Il contatto visivo digitale è diverso da quello reale. (Quando nella vita reale parliamo e l’interlocutore non ci guarda negli occhi, deduciamo che non è interessato all’argomento. Con Zoom è diverso. I nostri occhi guardano il monitor non la telecamera, questo non significa che gli altri non ci seguono).

    Chi è riluttante a Zoom deve capire che al momento questo è l’unico modo di interazione sociale che abbiamo.
    (Cosa avremmo fatto con le riunioni senza Zoom? Almeno ci garantisce un minimo di normalità. L’articolo consiglia di esercitarsi davanti a uno specchio o provare la chat da soli senza pubblico in modo da abituarci al video, a gestire i movimenti e a controllare le emozioni che ci sovraccaricano di ansia).

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    • inattivopuntoinfo

      |

      Grazie per i preziosi suggerimenti.

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  • anonimo

    |

    Fase 2: protocollo Testimoni Geova-Viminale per riaperture
    Possibili già ora ma Congregazione aspetta ragionevole sicurezza
    (ANSA) – ROMA, 25 MAG – In linea con le indicazioni del
    ministero dell’Interno, anche la Congregazione Cristiana dei
    Testimoni di Geova ha adottato un proprio protocollo per la
    ripresa delle attività religiose nei propri luoghi di culto.
    Nei giorni scorsi, infatti, la Congregazione ha sottoposto al
    Viminale un “protocollo adattato alle proprie specificità
    confessionali”. Il “ministero – spiega una nota della
    Congregazione – lo ha ritenuto rispettoso delle norme
    comportamentali previste dai provvedimenti governativi in tema
    di protezione civile e del tutto assimilabile a quello delle
    altre confessioni relativamente alle disposizioni per le
    celebrazioni religiose”.
    Sebbene la ripresa delle attività sia già possibile dal 18
    maggio, i Testimoni di Geova hanno deciso di “riprendere le
    riunioni nei loro luoghi di culto nel prossimo futuro, quando lo
    riterranno ragionevolmente sicuro per le loro esigenze”.
    I Testimoni di Geova tengono a “ringraziare il Governo, e in
    particolare il ministero dell’Interno, per l’encomiabile lavoro
    svolto al fine di garantire il fondamentale esercizio della
    libertà di culto”, conclude la nota. (ANSA).

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